“Alep point zéro” | Muzaffar Salman, Alep Point Zéro, Darline Cothière, Christian Auboyneau
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Elisabetta Gatto   

“Alep point zéro” | Muzaffar Salman, Alep Point Zéro, Darline Cothière, Christian AuboyneauCosa è il “Punto Zero”? Muzaffar Salman lo spiega così: “Quando i contadini e gli studenti si sono uniti alla rivoluzione, hanno aperto dei varchi dei muri delle abitazioni per poter passare di casa in casa sfuggendo ai cecchini. Questi passaggi hanno collegato centinaia di case, creando così un unico spazio che ha riunito i siriani per la prima volta in quarant’anni. Questa continuità urbana è stata chiamata “Punto Zero”. È lì che si sono riuniti i siriani per proteggersi ed impedire che donne e bambini fossero arrestati e torturati”.

Grande successo di pubblico per l’inaugurazione della mostra “Alep Point Zéro” del fotoreporter siriano Muzaffar Salman, allestita nella sede della Maison des Journalistes a Parigi. Molti scatti, estremamente toccanti, di grande delicatezza nell’accostamento di spaccati di vita quotidiana e di tenerezza a scene di guerra e di violenza. Proprio a voler ribadire le contraddizioni e l’insensatezza del conflitto che ha distrutto e continua a devastare la Siria, un Paese che nel racconto di Muzaffar Salman “era una casa-giardino a cielo aperto”.

Le sue fotografie sono una testimonianza e una denuncia della tragedia della guerra, ma sono intrise di umanità. “Ben oltre il suo approccio giornalistico, cerca di cristallizzare la bellezza in quadri e istanti improbabili”, racconta Darline Cothière, direttrice della MDJ. “Un modo per lui di superare gli orrori della guerra, di cercare la speranza dentro la tristezza”.


“Alep point zéro” | Muzaffar Salman, Alep Point Zéro, Darline Cothière, Christian AuboyneauInvitato a prendere la parola per presentare la sua mostra, Muzaffar Salman ha esordito così: “Non vi chiederò un minuto di silenzio per le vittime del conflitto in Siria, perché migliaia di Siriani sono morti proprio a causa del silenzio. Ogni giorno, ogni minuto, ogni secondo i Siriani hanno bisogno di parlare. Si può dire che io sia vivo per caso. Ma la libertà è ineluttabile e non può essere frutto del caso”.

Per le sue immagini della rivoluzione siriana è stato messo in prigione, poi costretto a fuggire prima in Libano, poi in Francia, dove nel 2014 ha ricevuto accoglienza alla MDJ, il “Punto Zero” – come l’ha definita Darline Cothière riprendendo il titolo della mostra – per professionisti dell’informazione che come lui hanno l’opportunità di ricostruirsi in Francia. “È uno spazio di espressione”, ha continuato la direttrice, “per quanti si trovano in esilio per aver mostrato, per aver detto, per aver informato”.

 

L’obiettivo della MDJ è duplice”, ha aggiunto il suo Presidente Christian Auboyneau. “Da un lato è quello di proteggere i giornalisti rifugiati, dall’altro è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica con iniziative dedicate alla privazione della libertà e di trasmettere questo patrimonio alle generazioni future”.
Il Punto Zero, dunque, per sollevare le coscienze e mobilitare i cittadini, aprendo loro gli occhi sull’imprescindibilità del diritto all’informazione, senza il quale
nessuna democrazia è possibile.

La mostra sarà aperta al pubblico, ad ingresso gratuito, fino al 15 settembre 2015.

 

Info: www.maisondesjournalistes.org

 

 


 

 

Elisabetta Gatto

06/05/2015

Articolo ripreso dal "Caffè dei giornalisti"

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