Disegnare per la pace | Marie Medina
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Marie Medina   
Disegnare per la pace | Marie MedinaDopo le violente manifestazioni che avevano accolto la pubblicazione delle caricature di Maometto, il disegnatore francese Plantu aveva riunito colleghi dall'intero mondo. L'idea: decretare una "tregua dei blasfemi" senza per questo rinunciare a scontrarsi contro ogni forma di intolleranza. Inaugurata nell'autunno del 2006 a New York, l'esposizione "Cartooning for Peace" ha fatto il giro delle capitali europee prima di raggiungere Gerusalemme, Betlemme e Ramallah (Cisgiordania), oltre a Holon (Israele).

“Bisogna continuare a fare dei disegni che infastidiscano”, sostiene Plantu, aggiungendo che bisogna anche “sapersi fermare”. Il disegnatore di “Le Monde” suggerisce quindi di risparmiare tutto ciò che è sacro, per attaccare solo le intolleranze umane. “Quando un rabbino dice stupidaggini, lo si prende in giro. Quando il papa dice degli orrori sugli omosessuali, non vedo perché tacere”. Con questo stesso spirito, Plantu ha disegnato un islamista che fa irruzione nell'atelier di Leonardo Da Vinci. L'intruso scopre, scioccato, una tela con un uomo barbuto "Ti dico che è un autoritratto! Lascialo stare, Mouloud!" gli ribatte allora il maestro, effettivamente molto simile al volto sulla tela.

Le caricature di Maometto pubblicate nel 2005 dal quotidiano danese "Jyllands-Posten" e riprese in seguito da altri giornali europei, hanno provocato nel mondo mussulmano delle manifestazioni che si sono concluse con la morte di decine di persone.

"Ci si è detti che se un disegno poteva a tal punto destabilizzare il pianeta, perché non farne altri che lo calmassero?" racconta il disegnatore algerino Dilem. Anche lui critica a suo modo le reazioni dei religiosi. In uno dei suoi disegni mostra un barbuto che sfoglia un giornale, impassibile davanti a delle foto di tortura di Abou Ghraïb: "Bah! Non sono mica delle caricature!", bofonchia il personaggio, placido.
Disegnare per la pace | Marie Medina
L'esposizione "Cartooning for Peace" si è svolta in versioni diverse a seconda dei luoghi (Parigi, Bruxelles, Roma). Per la sua tappa nel Vicino-Oriente ha raccolto più illustratori israeliani e palestinesi rispetto alle altre. Plantu osserva divertito che certi disegni potrebbero essere attribuiti agli uni quanto agli altri.

Il muro di separazione, il foglio di via, la situazione umanitaria nella Striscia di Gaza. Tutto si riferisce allo stesso soggetto, con la stessa dose di vetriolo.

Il palestinese Baha Boukhari disegna un incrocio con uno speciale blocco stradale israeliano. Quattro sbarramenti bloccano le quattro strade. Il titolo? "Road Map (foglio di via)”. Il suo amico, l'israeliano Michel Kichka, stende un ritratto fronte/retro d'Ismaïl Haniyeh. Unica differenza tra i due disegni: la fascia verde attorno alla fronte si trasforma in una cravatta. Un modo per schernire il tentativo di Hamas di guadagnare in rispettabilità.

Disegnare per la pace | Marie MedinaLo scambio comprende anche dei ritratti – poco lusinghieri – di Ariel Sharon, Ehoud Olmert, Condoleeza Rice, George W. Bush, Bachar el-Assad, Hassan Nasrallah,... C'è per adesso un grande assente: il presidente dell'autorità palestinese Mahmoud Abbas. “I palestinesi non sono abituati a fare della caricatura sul loro governo”, sottolinea l'israeliano Shay Charka. Ma, “la democrazia l'esige. È il principale compito di un caricaturista in una democrazia”. “Per un Palestinese è sempre più difficile”, fa notare ugualmente Kichka. Lui si ricorda che all'epoca di Yasser Arafat, i Palestinesi non potevano criticare il raïs perché egli incarnava da solo la lotta di tutto un popolo.

D'altro canto le caricature pubblicate attualmente in Cisgiordania non criticano il suo successore Abou Mazen e il governo di Fatah. Invece fustigano Hamas, al potere nella Striscia di Gaza, e deplorano lo scontro Fatah/Hamas, evidenziando come il popolo palestinese sia la sola vittima di questo scontro fratricida.

Dal canto loro i vignettisti israeliani di "Cartooning for Peace" (Daniella London-Dekel, Avi Katz, Uri Fink, Kichka, Charka) non vanno tanto per il sottile quando si tratta di colpire i loro dirigenti. Charka spera che i disegnatori palestinesi oseranno seguire il loro esempio.

Disegnare per la pace | Marie Medina“A volte si possono disegnare cose che non si possono dire”, fa notare Kichka, riferendosi ad alcuni schizzi buttati giù da Yasser Arafat nel 1991. All'epoca, il numero uno dell'OLP non poteva riconoscere esplicitamente lo Stato ebreo. Però, durante un incontro a Tunisi con Plantu, disegnò una bandiera israeliana a fianco ad una palestinese. Durante la presentazione dell'esposizione a Betlemme, Plantu ha diffuso un video di questo momento che gli ha fatto capire che si poteva “disegnare l'avvenire”. “Insieme possiamo disegnare il futuro del Vicino-Oriente”, ha assicurato.

Nel frattempo, insieme hanno tracciato dei graffiti sul muro di separazione. Durante un viaggio tra Gerusalemme e Betlemme, dove alcuni disegnatori israeliani non potevano tornare da anni (gli appartenenti alla giurisdizione dello Stato ebreo hanno bisogno di un'autorizzazione). Nel tragitto verso l'esposizione, l'allegra comitiva si è fermata vicino alla muraglia di cemento che chiude la Cisgiordania. Plantu e tre dei suoi colleghi hanno tirato fuori i loro pennarelli. Il soggetto di tanti dei loro disegni ne è dunque diventato il supporto. Il giapponese No-rio ha poi confidato la sua gioia per aver potuto disegnare sul muro. Il suo unico rimpianto: "non ho avuto il tempo di farci pipì sopra”.

Marie Medina
(27/06/2008)

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