Arte Povera International | babelmed
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La grande mostra-evento Arte Povera 2011 , inaugurata sabato 8 ottobre al Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, curata dal critico d’arte Germano Celant in collaborazione con Beatrice Merz, comprende duecentocinquanta spettacolari installazioni di Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Pier Paolo Calzolari, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Mario Merz, Marisa Merz, Giulio Paolini, Pino Pascali, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Emilio Prini e Gilberto Zorio. La rassegna presenta su scala nazionale e internazionale gli sviluppi storici e contemporanei della ricerca nata nel 1967, distribuendo le varie fasi e i singoli momenti linguistici in diversi spazi museali italiani.

Le opere dei protagonisti del movimento – la più importante neoavanguardia italiana impostasi a livello internazionale nella seconda metà del Novecento - si troveranno così a testimoniare il proprio percorso e le profonde influenze determinate dall’Arte Povera sulla storia dell’arte in un insieme di mostre tra loro diverse per articolazione e, per molti versi, complementari. La mostra si svolge infatti contemporaneamente e sino a febbraio 2012, in diverse e importanti istituzioni museali e culturali italiane: la Triennale di Milano, la GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, il MAMbo di Bologna, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e il MAXXI – Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo di Roma, il MADRE – Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina di Napoli e il Teatro Margherita di Bari.

Nelle sale della prestigiosa residenza sabauda, le opere storiche dei protagonisti del movimento nato 44 anni fa (padre fondatore, lo stesso Celant) sono a confronto con altrettanti capolavori di artisti della scena internazionale dell'epoca. La maggior parte delle opere provengono da collezioni museali italiane e dalla fitta rete di collezionisti privati che, sin dalla fine degli anni Sessanta, si occuparono di Arte Povera.

La selezione degli artisti internazionali è avvenuta attraverso un’accurata ricerca scientifica delle mostre che tra il 1966 e il 1972 hanno visto l’Arte Povera in dialogo con diverse e parallele correnti artistiche, dalla Land Art alla Conceptual e Body Art. Le sale dei due piani del castello ospitano quindi un discorso autonomo dei singoli artisti dell’Arte Povera e uno in parallelo con personalità come Vito Acconci, Carl Andre, John Baldessari, Robert Barry, Daniel Buren, Lucio Fontana, Rebecca Horn, Barry Le Va, Sol LeWitt, Fausto Melotti, Robert Smithson, Keith Sonnier, Andy Warhol, Lawrence Weiner e molti altri ancora. In questa prospettiva internazionale è anche selezionata e presentata in mostra un’antologia di video d’artista.

L’Arte Povera deve il suo riconoscimento a Germano Celant, allora giovane critico d’arte genovese, che nella seconda metà degli anni Sessanta scopre che molti artisti suoi coetanei (alcuni studiano all’Accademia di Belle Arti di Torino) stanno realizzando opere d’arte utilizzando oggetti e materiali non necessariamente artistici. Sono convinti non tanto della morte dell’arte ma della necessità di trovare nuovi linguaggi espressivi, critici nei confronti della Pop Art statunitense considerata da loro troppo consumista e commerciale. Ogni loro installazione esprime un concetto poetico, simboleggia un’idea.



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