Io sono Li | Federica Araco
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Federica Araco   
Io sono Li | Federica AracoShun Li (Zhao Tao) è un’immigrata cinese che lavora sodo per ottenere i documenti e far venire in Italia il figlio di otto anni. Dalla periferia romana va a Chioggia, una cittadina di pescatori nella laguna veneta, per fare la barista in un’osteria. Qui conosce Bepi “il Poeta” (Rade Sherbedgia ), uno slavo in Italia da oltre trent’anni.

Li ha modi garbati e sorride dietro al bancone, servendo grappa e caffé corretto ai suoi clienti, tutti prossimi alla pensione (tra cui uno straordinario Marco Paolini). Nei suoi gesti c’è la dolcezza di una madre e la riservatezza di una donna sola in un paese lontano. Bepi ha occhi attenti e curiosi e gioca con le parole mentre trascina le reti tra il mare e il vecchio “casun” di legno in mezzo alla laguna.

Le stagioni passano al ritmo cadenzato delle maree, tra le vette immobili delle Dolomiti e i tetri profili delle raffinerie del porto all’orizzonte. Il melodioso cantilenare del dialetto veneto accompagna i lenti gesti di una quotidianità eternamente uguale a se stessa. In questo luogo sospeso tra cielo e mare tra Li e Bepi nasce un’affettuosa amicizia. I loro mondi si avvicinano dolcemente fino a sfiorarsi, tra lunghi sguardi e malinconici silenzi. Ma il paese è piccolo e la gente mormora. Tra la comunità cinese e quella chioggiotta, ciascuna barricata dietro pregiudizi e paure, la tensione cresce fino a diventare insostenibile. I delicati equilibri della convivenza sono minacciati e Li è costretta dai suoi capi a trasferirsi lontano.

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Con una fotografia a tratti onirica, Andrea Segre ci racconta la storia di personaggi straordinari e commoventi nella loro ordinaria semplicità, rendendo omaggio alla sua passione per il documentario.

“Shun Li ha la forza di far tremare il vecchio mondo di un'osteria di pescatori. Farlo innamorare. Fargli paura. Farlo cambiare”, scrive il regista, veneto di origine e romano d’adozione, che a questa doppia appartenenza ha voluto dedicare il suo primo film. Che, spiega, “nasce da due esigenze: da una parte la necessità di trovare in una storia, allo stesso tempo realistica e metaforica, il modo per parlare del rapporto tra individuo e identità culturale in un mondo che sempre più tende a creare occasioni di contaminazione e di crisi identitaria; dall’altra la voglia di raccontare due luoghi importanti per la mia vita e molto emblematici nell’Italia di oggi: le periferie multietniche di Roma e il Veneto, una regione che ha avuto una crescita economica rapidissima, passando in pochissimo tempo da terra di emigrazione a terra di immigrazione. In particolare, Chioggia, piccola città di laguna con una grande identità sociale e territoriale, è lo spazio perfetto per raccontare con ancora più evidenza questo processo”.

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Io sono Li
è anche il lavoro in cui confluiscono i due temi che il regista ha affrontato nei suoi documentari: la migrazione verso l’Europa ( A metà, A sud di Lampedusa, Come un uomo sulla terra, Il sangue verde ) e il tessuto sociale e geografico della sua regione ( Marghera Canale Nord, Pescatori a Chioggia e La mal’ombra ). “Le varie esperienze di regia con il cinema documentario mi hanno permesso di apprezzare il racconto non solo del reale, ma anche nel reale, aiutandomi a capire come con esso sia possibile scoprire la dimensione intima e profondamente umana della realtà, anche di tematiche urgenti ed attuali della società odierna. In Io sono Li ho voluto rispettare modi e stili conosciuti nel cinema-documentario, lavorando anche con attori non professionisti e scegliendo sempre location del mondo reale. Al tempo stesso la precisione e la sottigliezza del linguaggio cinematografico orientale e di alcuni importanti esempi del cinema indipendente internazionale sono state tracce importanti per riuscire a raccontare le atmosfere e i luoghi che ho scelto per questo film”.
Un piccolo gioiello.


Federica Araco
Foto di Simone Falso
(23/10/2011)



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