Henri Cartier–Bresson in mostra a Roma | Ara Pacis, Henri Cartier-Bresson, mostra, fotografia
Henri Cartier–Bresson in mostra a Roma Stampa
Riccardo Melito   

//Hyères. Francia (1932) | foto di Henri Cartier-Bresson/Magnum Photos-Courtesy Fondation HCBHyères. Francia (1932) | foto di Henri Cartier-Bresson/Magnum Photos-Courtesy Fondation HCB

Simbiosi perfetta quella tra il candore del luogo e il bianco e nero delle stampe, come volta, l’Ara Pacis Augustae incombe con la sua monumentalità marmorea, nel suo ventre si snoda il viaggio all’interno dell’icona Henri Cartier-Bresson. Usualmente definito “L’occhio del secolo”, l’intellettuale francese è stato il padre fondatore del reportage e tra i pionieri della fotografia come fenomeno di comunicazione di massa (verrebbe quasi da considerarlo il padre putativo della comunità di Instagram, mentre è realmente quello della famosa Agenzia Magnum). Il luogo e il personaggio si richiamo l’un l’altro, lì infatti i consules romani di ritorno dalle campagne militari perdevano i poteri militari e riassumevano quelli civili, facendo in modo che la Città Eterna fosse al riparo da colpi di stato; così Cartier-Bresson perde un ulteriore pezzo della sua carica eversiva, rivoluzionaria per consolidare ancor di più la sua figura iconica e istituzionale.

//Henri Cartier-Bresson, New York, dettaglio (1935) | foto di George Hoyningen-Hune Henri Cartier-Bresson, New York, dettaglio (1935) | foto di George Hoyningen-Hune

//Dietro la stazione Saint-Lazare, Parigi (1932) | foto di Henri Cartier-Bresson/Magnum Photos-Courtesy Fondation HCB Dietro la stazione Saint-Lazare, Parigi (1932) | foto di Henri Cartier-Bresson/Magnum Photos-Courtesy Fondation HCB

//Siviglia, Spagna (1933) | foto di Henri Cartier-Bresson/Magnum Photos-Courtesy Fondation HCBSiviglia, Spagna (1933) | foto di Henri Cartier-Bresson/Magnum Photos-Courtesy Fondation HCB

 

//Domenica in riva alla Senna, Francia (1938) | foto di Henri Cartier-Bresson/Magnum Photos-Courtesy Fondation HCBDomenica in riva alla Senna, Francia (1938) | foto di Henri Cartier-Bresson/Magnum Photos-Courtesy Fondation HCB

 

//Haifa, Israele (1967) | foto di Henri Cartier-Bresson/Magnum Photos-Courtesy Fondation HCBHaifa, Israele (1967) | foto di Henri Cartier-Bresson/Magnum Photos-Courtesy Fondation HCB

//Roma (1959) | foto di Henri Cartier-Bresson/Magnum Photos-Courtesy Fondation HCBRoma (1959) | foto di Henri Cartier-Bresson/Magnum Photos-Courtesy Fondation HCB

//Roma (1959) | foto di Henri Cartier-Bresson/Magnum Photos-Courtesy Fondation HCB Roma (1959) | foto di Henri Cartier-Bresson/Magnum Photos-Courtesy Fondation HCB

Quest’ultima consacrazione è soggetta a un ossimoro, si consuma in particolare grazie ai primi lavori; le stampe vintage; gli schizzi, frutto dell’originaria passione per la pittura; cioè il materiale meno conosciuto e rinomato. È attraverso l’accostamento di queste fonti eterogenee che viene fuori un’ “inedita” (riportiamo fedelmente dal curatore) poliedricità del “Ciclope della Leica” (questa invece è sfortunatamente nostra). Si possono così ammirare i lavori degli anni giovanili del “viaggio africano”; il periodo surrealista; dei vagabondaggi fotografici tra Spagna, Italia, Germania, Polonia e Messico; il periodo comunista; il reportage di guerra, in Spagna e durante la Seconda Guerra Mondiale; gli albori della Magnum con la documentazione del funerale di Gandhi e della Cina comunista; l’ingresso nell’URSS dopo la morte di Stalin e infine i grandi temi della modernità.

Si potrebbe quasi dividere l’opera o la sua interpretazione in due piani o “velocità” (sempre farina del curatore): quello ormai rinomato del “momento decisivo” (non è il curatore, ma Cartier-Bresson stesso) tipico del reportage e uno più sotterraneo, più lungo, dove l’autore impressiona e sviscera temi antropologici quali il rapporto tra uomo e macchina; il potere; la società del consumo; la massa, o la folla per dirla alla Vidor; e lo spazio urbano, la “danza delle città”. Dalla danza Cartier-Bresson ricaverà molto materiale su cui riflettere, a tal proposito si vedano le foto dedicate a quella balinese, definita dall’immenso individuo Artaud “un geroglifico in movimento”.  Alla danza Henri deve sicuramente la sua capacità acrobatica di passare da temi mondani, quelli delle riviste di moda, a temi più “spessi”, come i reportage o l’attività di fotocronista comunista. La consacrazione a icona pop è quindi ora pressoché totale.

 

Museo dell’Ara Pacis, Lungotevere in Augusta, Roma
Dal 26 settembre 2014 al 25 gennaio 2015
Dal martedì alla domenica ore 9.00 – 19.00
Il venerdì e il sabato la mostra è aperta fino alle 22.00

Biglietto “solo mostra”
€ 11 intero; € 9 ridotto; € 4 speciale scuola ad alunno (ingresso gratuito ad un docente ogni 10 alunni)
Biglietto integrato Museo dell’Ara Pacis + Mostra
€ 18 intero; € 14 ridotto

Informazioni: 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 21.00)

www.arapacis.it
www.museiincomuneroma.it


 

Riccardo Melito

Articolo ripreso da: www.thetripmag.com