Syria off the Frame: 140 opere di artisti siriani a Venezia | artisti siriani, Mohammed Orabi, Khaled Takreti, Zaher Omareen, Fondazione Cini
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Stefanella Campana   

Syria off the Frame: 140 opere di artisti siriani a Venezia | artisti siriani, Mohammed Orabi, Khaled Takreti, Zaher Omareen, Fondazione Cini“La Siria non è solo violenza. La mostra artistica ha un forte messaggio politico. Ci vuole ricordare che in Siria c’è tanta bellezza e voglia di cambiare e che è necessario aiutare questo splendido paese ricco di storia a fermare la catastrofe che costringe tanta gente a fuggire in cerca di rifugio dalla guerra”, dice Donatella della Ratta, curatrice della mostra “Syria off the frame”, in cui 140 artisti siriani, celebri o appena usciti dall’Accademia di Belle Arti, raccontano con opere in formato 10x12 cm. vita, speranza, dolore di un popolo che vuole sentirsi protagonista e non solo vittima. E’ alla Fondazione Cini, isola di San Giorgio Maggiore, fino al 1° novembre, e s’inserisce in Imago Mundi, progetto della Fondazione Benetton Studi e Ricerche, che raccoglie le opere di 6930 artisti di oltre 40 Paesi: l’arte senza confine, il volto migliore dei cinque Continenti, in un momento terribile di attentati al patrimonio artistico e culturale dell’umanità.

Non è stata un’impresa facile commissionare e far arrivare dalla Siria 140 opere tra check point e combattimenti, ma Donatella della Ratta, docente presso l’università di Copenaghen, esperta di media arabi, ha vissuto a lungo in Siria, lei stessa dice di sentirsi per metà siriana, e ha una vasta rete di contatti nel Paese creata in anni, anche con il mondo artistico. E così a Venezia ha portato pittori, street artist, fumettisti, illustratori, fotografi, poeti, attori, registi teatrali, studenti usciti dall’Accademia di Belle Arti e celebrità come Mohammed Orabi, il padre della pop art araba Khaled Takreti. E il documentarista Zaher Omareen, con la sua opera collettiva che in piccole cornici ha caricato video ricevuto da attivisti, filmmaker e le immagini raccolte dai telefonini di semplici cittadini che vivono in Siria e raccontano la vita com’è oggi e che stanno pagando un prezzo altissimo. C’è anche l’opera di Mehiar Ali, una strada che taglia in due un paesaggio, il pittore italo siriano che ha preferito restare a Damasco, nonostante parte della sua famiglia viva in Italia. Tutti loro offrono un’altra rappresentazione della Siria, un‘immagine fatta non solo di violenza e morte, di chi resiste sotto le bombe, senza acqua e elettricità, con la forza dell’arte.

 


 

Stefanella Campana

05/09/2015