"Verità per Giulio Regeni" | Amnesty International Italia, Giulio Regeni, Sherif Ismail
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Amnesty International Italia lancia una nuova mobilitazione per chiedere verità sulla vicenda di Giulio Regeni, il giovane ricercatore morto al Cairo: «Uno striscione, una richiesta, una campagna per non permettere che l'omicidio di Giulio Regeni finisca per essere collocato nel passato da una "versione ufficiale" del governo del Cairo». La Fnsi c'è e il 25 febbraio, a un mese dalla morte tragica di Giulio Regeni, sarà al sit-it davanti all'ambasciata d'Egitto promosso dall'Associazione Antigone.

La verità sulla morte di Regeni, invocata anche dal premier Renzi, sembra ancora lontana tra continui rinvii, mezze verità, tentativi di depistaggi, lentezza e opacità delle indagini condotte dalle autorità egiziane, nonostante le rassicurazioni del ministro degli Interni egiziano Magdi Abdel Ghaffar

“la ricerca dei criminali e dei responsabili dell’uccisione di Guido Regeni è in cima alle nostre priorità”.

Di fronte all’ondata di sdegno suscitata dall’omicidio del ricercatore italiano, il governo del Cairo è corso ai ripari convocando una conferenza stampa congiunta del premier Sherif Ismail e del ministro degli Interni, trasmessa in diretta dalla tv di Stato. A sorpresa, Ghaffar ha chiesto perdono ai cittadini per i recenti episodi di violenza da parte delle forze di sicurezza mentre il primo ministro Ismail ha annunciato nuove misure legislative per regolamentare i rapporti tra cittadini e polizia “per proteggere i diritti e la dignità dei cittadini”. E lo stesso presidente Al Sisi aveva chiesto qualche giorno fa di presentare in Parlamento misure più severe nei confronti dei poliziotti che si rendano responsabili di maltrattamenti.

Un tentativo di modificare l’immagine di un Paese, l’Egitto, fronte cruciale contro lo stato islamico e le forze jidhaiste, che vive una situazione di tensione e instabilità, tra attentati e una forte repressione nei confronti dell’opposizione (come il Movimento “6 aprile”, in prima linea nella caduta di Mubarak), delle voci critiche e della libertà di stampa. Molti i giornalisti in carcere; l’ultimo arresto eccellente, il celebre vignettista Islam Gawish, autore di vignette molto critiche nei confronti di Al Sisi. In carcere anche centinaia di esponenti dei Fratelli Musulmani (tra cui l’ex presidente Morsi). L’Egitto sembra lontano dalla normalità tra continui arresti, persone scomparse (tra aprile e giugno sarebbero 160), torture di attivisti politici e omicidi. Regeni, è tra le vittime di questa lunga scia di oppressione.