Il carcere in “Le altre facce della medaglia”  | Casa Circondariale Lorusso Cutugno, situazione carceraria, Claudio Montagna, detenuti, regime di 41 bis
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Il carcere in “Le altre facce della medaglia”  | Casa Circondariale Lorusso Cutugno, situazione carceraria, Claudio Montagna, detenuti, regime di 41 bis

L’evento teatrale “Le altre facce della medaglia”, realizzato da Teatro Società, con il coinvolgimento di un gruppo di detenuti e di operatori della Casa Circondariale Lorusso Cutugno,di studenti di Giurisprudenza, di esperti e studiosi in materia, è proposto in collaborazione con la Cattedra di Sociologia del Diritto del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Torino, per mettere a confronto i punti di vista sulle innovazioni e trasformazioni introdotte dalla legge di riforma penitenziaria del 1975, sul suo stato di attuazione, a quarant’anni dall’approvazione, e sulle sue modifiche tuttora in fase di discussione.

Per farlo sceglie il linguaggio del teatro, sperimentato in carcere da oltre un ventennio dal regista Claudio Montagna, mettendo a nudo luoghi comuni e offrendo strumenti per discutere “con cognizione di causa” di situazioni di cui spesso si parla soltanto per sentito dire. “Le altre facce della medaglia” coinvolge chi il carcere lo conosce, seppur con ruoli differenti, ed invita gli spettatori a partecipare attivamente. Il dialogo è aperto dalle loro domande, scritte e raccolte prima dell’inizio di ogni evento; il gruppo di detenuti risponde attraverso scene ideate con tecniche dell’improvvisazione teatrale per presentare il loro punto di vista sul quesito. Pochi minuti, intensi e ricchi di significato, seguiti dal riferimento alla legge, a cura degli studenti di giurisprudenza, e dai commenti di esperti e studiosi del settore ma anche di chi lavora per il carcere: dal Direttore, agli Educatori, alla Polizia penitenziaria.

Le improvvisazioni teatrali proposte dai detenuti vogliono rispondere, attraverso il linguaggio interpretativo del teatro, alle domande del pubblico in merito all’istituzione carceraria. Sono molti gli aspetti che vengono affrontati: come si svolge la vita in carcere, come si incontrano i parenti, come si svolgono le attività lavorative, educative, di ricreazione, come operano la polizia penitenziaria e gli educatori, come la sentenza di condanna all’Italia è vista dai detenuti.

“Pierino” che viene continuamente minacciato dall’insegnante e dai genitori per le sue malefatte, senza che ci siano mai vere conseguenze e cambiamenti, è la metafora del comportamento dell’Italia rispetto alle leggi, mentre la cordata che deve raggiungere la vetta ci racconta come l’istituzione penitenziaria ci provi ma poi sia necessario tagliare la corda, sacrificando i più deboli, pur di arrivare in cima. Le scene raccontano anche come avvengono gli incontri con i familiari e come si attuino con le restrizioni per chi è in regime di 41 bis, per reati di mafia, dietro un vetro e senza possibilità di contatto. I detenuti interpretano anche la missione rieducativa del carcere sottolineando a tratti la continua lotta tra un sistema che vorrebbe ma è lento a recepire le richieste di chi potrebbe essere inserito in programmi lavorativi o in attività ricreative.

Ma è pur vero che dopo la condanna di Strasburgo i cambiamenti ci sono e oggi i detenuti hanno maggior libertà di movimento e di accesso alle attività per tutto l’arco della giornata. Ed è quanto mettono in evidenza gli operatori – polizia penitenziaria ed educatori (questi ultimi alle Vallette sono appena una quindicina su più di mille reclusi) che con i detenuti condividono l’ambiente carcerario. Le risposte sono spesso ironiche e autoironiche, talvolta realiste e hanno l’importante pregio di far emergere il lato umano, la persona che sta dietro ciascun detenuto. E la frase conclusiva, scritta da uno dei detenuti coinvolti nelle attività, coglie appieno la sofferenza di chi è privato della libertà e invita gli spettatori ad una riflessione su una realtà che, come dice di legge, dovrebbe essere riabilitativa della persona: «Il carcere è una dimensione anomala dell’esistenza reale: qui si galleggia su una superficie di false speranze. Ciò che ci accomuna a voi normali è l’invecchiamento del corpo, accompagnato però dal precoce invecchiamento del pensiero».

Tra gli eventi teatrali realizzati in passato: LO SCIMMIONE E LA TARTARUGA (2011), ASTUZIA DEL MURO (2010), TEATRO DI GUERRA (2008), TAGLIARE LA CORDA (2007), HO VISTO SUZANNE (2005) da cui il regista Davide Ferrario ha tratto il film omonimo.

L’8 aprile, alle ore 17.30, presso il Campus Luigi Einaudi, “Le altre facce della medaglia” sarà proposto agli studenti di Giurisprudenza e con quanti siano interessati ad approfondire l’argomento. L’evento al Campus, aperto al pubblico, è promosso in collaborazione con la Cattedra di Sociologia del Diritto del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Torino e concluderà la giornata di riflessione «Chiudere gli OPG. Per davvero. Ripensare i servizi di salute mentale, applicare la legge 81/2014». Promossa da numerose organizzazioni, la giornata vuole fare il punto sul percorso della legge di chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari nel contesto di una riflessione più generale sulle persistenti difficoltà di superare la logica manicomiale, sulla controversa questione della residenza psichiatrica, sul diritto degli operatori a svolgere funzioni di cura e non di custodia, sui programmi davvero utili per garantire percorsi di cure e di reinserimento sociale.

Ulteriori approfondimenti su: www.teatrosocieta.it