Nhollywood sbarca in Italia. Il mercato informale del cinema nigeriano in Italia | Marcella Rodino
Nhollywood sbarca in Italia. Il mercato informale del cinema nigeriano in Italia Stampa
Marcella Rodino   
“20 euro per una giornata di lavoro. Sono pochi, ma sono bastati per assicurare la presenza e la puntualità degli attori”. Al suo secondo film, il gruppo di Gvk Cultural Film Production di Torino ha messo a punto le strategie per ottimizzare tempi ed energie nel processo tutto nigeriano di produzione cinematografica. “All’inizio il cast, formato su base amicale, lavorava gratis. Ma gli attori arrivavano sul set con quattro ore di ritardo”, piega Vincent, sceneggiatore e regista della Gvk Production. “È stato sufficiente dare un rimborso simbolico per ottenere la massima disponibilità”.

Il primo film, “Efe-Obomwan”, è iniziato nel 2006 e si è concluso nel 2007. “Ho scritto io soggetto e sceneggiatura – spiega Vincent -, senza aver avuto esperienze precedenti nel campo del cinema”. Vincent ha girato l’Italia per distribuire in modo capillare il suo film, attraverso gli African Market. Molte sono state le telefonate di spettatori entusiasti. “Ne abbiamo ricevute anche da Paesi lontani, addirittura dall’Argentina – racconta Rose -, e questo significa che sono girate copie pirata e che qualcuno ha lucrato sul nostro lavoro. I dvd hanno il marchio Siae, ma non è una garanzia sufficiente”. È lo stesso problema di Nhollywood a Lagos, la seconda industria al mondo del cinema, nascosta al grande pubblico internazionale, ma popolarissima nelle case e nelle baracche, una nuova industria dell’entertainment che si è fatta largo nello scenario cinematografico mondiale, conquistandosi in poco tempo una posizione economica e sociale di tutto rispetto.
Lui, Vincent Andrew, è Ijaw. Lei, Rose Okoh, è Ogoni. Due etnie nigeriane in guerra. Nel loro Paese di origine sarebbero Romeo e Giulietta del Niger Delta. “Siamo scappati entrambi e ci siamo incontrati in Italia – spiega Rose -. Io ho tutti i documenti e sto chiedendo la cittadinanza italiana. Ho lavorato in una casa di riposo di Ronco Canavese, Sauze d’Oulx, ho fatto di tutto”. Rose vive in Italia dal 1995, chiamata da una ricca famiglia torinese come badante. Vincent è a Torino dal 2004. Le sue occasioni di “incontro” con italiani sono state poche e l’inglese continua a essere la sua lingua. “Given Vividly with Kindness è il nome che abbiamo dato alla nostra associazione informale nata a Torino nel 2006 - spiega Vincent - e significa ‘darsi le cose con gentilezza’”. Rose è presidente di Gvk e produttrice dei due film. “Sto anticipando i soldi per sostenere le spese di produzione con i miei risparmi”, confessa. Attualmente sono 16 i soci dell’associazione. “Gvk nasce proprio con la speranza di fare incontrare le culture”, racconta Vincent. “I nigeriani hanno paura del mondo che li accoglie e il mondo che li accoglie prova timore per ciò che non conosce”. Ed è proprio attraverso iniziative artistico-culturali (dalla produzione di film, alle danze sacre, al teatro), che la Gvk vuole creare occasioni di incontro e scambio culturale.

Si è concluso recentemente il secondo film, “Akpegi Boyz”, con sottotitoli in italiano. Vincent ha scritto il soggetto, la sceneggiatura, ed è co-regista con il direttore della fotografia Simone Sandretti. “Mi hanno contattato i nigeriani nel 2006 - racconta Sandretti - per fare il primo film. A casa di Vincent ho avuto occasione di incontrare diversi nigeriani e da quel momento ho iniziato la mia tesi in antropologia sugli Edo a Torino, attualmente in fase di pubblicazione”. Simone si convince a lavorare alla produzione cinematografica della Gvk Production con la lettura del secondo soggetto di Vincent. “La storia è fantastica - afferma Simone -. Pur nascendo come film poliziesco, molte delle persone che lo hanno visto, hanno riso. Tutti i personaggi sono un po’ cattivi. Non esistono i buoni. È la storia di un gruppo di prostitute in stile nigeriano, di un gruppo di mafiosi che spacciano, gli Akpegi Boyz, e di poliziotti italiani corrotti”. Il film termina con la redenzione della prostituta più cattiva (interpretata da Rose), “che ha fatto morire tutti – racconta Simone - e si redime durante una funzione religiosa”. La scena è stata girata durante una reale funzione pentecostale. “Vincent e Rose hanno parlato al prete - racconta il regista italiano -, che non ha voluto avvertire i suoi fedeli. Nel corso della celebrazione è entrato un attore che si è messo a urlare contro tutti, seguito da Rose, che si è coricata per terra in preda a una crisi, con il prete che continuava a urlare: ‘Ti salverò, ti salverò…’”. Non a caso, nei ringraziamenti del film, al primo posto troviamo il prete e i suoi fedeli.
Gli attori protagonisti di Akpegi Boyz sono 14. “Il casting avviene di solito su base amicale”, spiega Vincent. “Quando le persone, nigeriane e italiane, vengono a sapere che stiamo girando un film – racconta Simone – si presentano e dicono: ‘Mi piacerebbe far parte del vostro gruppo’. Allora Vincent chiede: ‘Tu sai leggere? Tu vuoi fare questa parte?’. Gli attori hanno modo di leggere solo le loro parti, nessuno conosce tutta la storia”. “Se gli dici che devono dare un pugno a un altro - racconta Rose - loro lo fanno, e anche bene”.




Secondo i due registi, gli africani, e in particolare i nigeriani, hanno una predisposizione alla recitazione. “All’attore nigeriano quando chiedi di fare una scena ‘di strada’ - racconta Simone - spesso l’ha già vissuta o comunque la conosce da vicino”. “Il valore aggiunto dato dalla contaminazione tra un regista italiano e uno nigeriano - racconta ancora Simone - è l’aver trovato una mediazione tra stili. La Nigeria ha una forte tradizione nel cinema, ma la durata dei film è per noi assurda: parte da un minimo di quattro ore, con il 70% di dialoghi”. Akpegi Boyz è un film che pur mantenendo la struttura del cinema Nhollywood, si avvicina al film poliziesco “occidentale”. I film di Nhollywood hanno temi ricorrenti: il sesso, inteso come extraconiugale, riti voodoo da stereotipo, che nulla hanno a che fare con il rito tradizionale, e tanta violenza… “Rispecchiano la realtà nigeriana, che è una realtà corrotta all’estremo”, afferma Simone. E non sono mancati i dubbi di Vincent circa la diffusione di questi film in Nigeria. “La vera paura di Vincent – ricorda Simone - era proprio di svelare ai nigeriani cosa accade nelle loro comunità in Italia. Per gli italiani il problema è relativo: i nostri film sono considerati ‘esotici’”.

Tra gli obiettivi della Gvk, trasformare l’attuale attività in un vero e proprio lavoro. “La maggior parte delle persone nigeriane senza documenti - afferma Rose - non riesce a trovare lavoro e Gvk vorrebbe dare un’opportunità a molte di loro”. L’associazione nutre forti speranze nel mercato nigeriano. L’idea è quella di vendere il secondo film a un distributore in Nigeria, che si prenda i rischi di copyright, e di fare una produzione italiana di dvd da destinare a tutta Europa, distribuita negli African Market. Il modello è quello dell’industria del cinema Nhollywood a Lagos, un’industria che funziona, sovvenzionata dai poveri e per i poveri. “Tu fai un film - spiega Simone Sandretti -, lo monti ed è subito dvd, questo è il passaggio cinematografico. In Nigeria non ci sono i cinema, ma si organizzano proiezioni da camera, con televisori giganti e biglietti a prezzo popolare”.
I due film finora prodotti da Gvk sono stati girati interamente a Torino. “Il prossimo che faremo - dice Rose - sarà girato metà a Torino e metà in Nigeria, coinvolgendo magari attori famosi nigeriani. È una formula che ha molto successo sul mercato nigeriano”.

“Nell’edizione 2007 della Fiera del Libro, grazie alla conoscenza dell’autrice di “La Ragazza di Benin City”, Isoke, il gruppo di danzatori della Gvk si è esibito di fronte all’allora ministro Ferrero – racconta Vincent -. È stata un’occasione importante per l’associazione dalla quale si spera possano ancora nascere progetti che darebbero alla Gvk delle vere prospettive future.




Con il presidente Claudio Magnabosco dell’associazione “La ragazza di Benin City”, stanno organizzando un tour con un gruppo di danzatori-cantanti e musicisti in giro per l’Italia, nelle comunità africane e nei Comuni. “Questo era il sogno di Vincent sin dall’inizio – racconta Simone -. Un giorno mi disse: ‘Voglio fare un festival in piazza Castello. Non chiuso in un buco, ma far vedere alla popolazione che ci ospita chi siamo e cosa facciamo’”.

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Marcella Rodino
(18/06/2008)

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