Premio internazionale del documentario e reportage mediterraneo | Stefanella Campana
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Stefanella Campana   

Premio internazionale del documentario e reportage mediterraneo | Stefanella CampanaE' un Mediterraneo che ribolle di sofferenze e sogni infranti legati alle migrazioni ma anche all'eterno nodo irrisolto della Palestina, eppure un mondo capace di rivelare una incredibile vivacità culturale. Sembra questa l'immagine forte che rimane impressa in chi ha seguito le cinquanta opere in concorso alla tredicesima edizione del Premio internazionale del documentario e reportage mediterraneo - a cui si è affiancato anche un premio nazionale "Arco Latino" - che quest'anno si è svolto a Torino tra il 14-20 giugno. Un appuntamento organizzato dalla Rai e dal CMCA di Marsiglia con il sostegno degli enti locali, in una città particolarmente sensibile al mondo delle immagini come dimostrano il Torino Film Festival diretto da Nanni Moretti, il Museo del Cinema, la Film Commission. E ultimamente sempre più impegnata ad avere un ruolo importante anche nella promozione del documentario: dall’anno scorso si è aperto un apposito fondo regionale di 500 mila euro annuale per lo sviluppo, la produzione e la post produzione, mentre è già arrivata alla sua dodicesima edizione il workshop internazionale “Documentary in Europe” che si tiene ogni anno a Bardonecchia, stazione sciistica delle Alpi piemontesi: autori, produttori, distributori e televisioni di tutta Europa s’incontrano dal 9 al 12 luglio per presentare, discutere, sviluppare ed eventualmente acquistare nuovi progetti di film dal vero. Sarà forse per questo clima favorevole che la torinese Rossella Schillace, vincitrice del Premio arte, patrimonio e cultura del Mediterraneo con il suo “Vjesh canto” sulle donne delle antiche comunità albanesi in provincia di Potenza, un documentario antropologico d’osservazione, abbia deciso dopo un master a Manchester e un’esperienza come operatrice in Portogallo di fondare la sua casa di produzione di documentari nella sua città.

Premio internazionale del documentario e reportage mediterraneo | Stefanella CampanaDopo la preselezione a Marsiglia dei 288 documentari da 29 paesi, la giuria internazionale ha avuto a Torino un compito arduo per decidere i premi, non a caso assegnati dopo animate e lunghe discussioni a maggioranza e non all’unanimità. Nella categoria “Sfide del Mediterraneo” il grand prix del CMCA è andato a “Jerusalem is proud to present” di Nitzan Gilady (Israele), sugli eventi legati al “World Pride” nell’estate del 2006, “per l’importanza di una lotta in nome della libertà sessuale, individuale e civile contro gli oscurantismi di una Gerusalemme sede di capi religiosi ebrei, musulmani e cristiani, attraversata dai tumulti della violenza e della guerra”. E’ ancora quell’angolo del Mediterraneo ad aver suscitato l’attenzione della regista Maryse Gargour (Grecia) che con “La terre parle arabe” è stata premiata ben due volte, nella sezione delle “Memorie” e con la menzione speciale Asbu (Arab States Broadcasting Union). Documenta con sobrietà e in modo efficace con interviste, documenti e filmati d’epoca la storia poco nota e drammatica della Palestina tra il 1917 e il 1948.

Il Premio Faro d’Oro per il magazine tv se lo è meritato “Mediterraneo” realizzato e mandato in onda dalla Rai di Palermo in coproduzione con France 3, Tve Spagna, Asbu , la Ert greca,la Tsi svizzera, la Entv algerina. Quindi, con un vasto circuito di diffusione. “Si cerca di dare voce a chi non l’ha mai avuta. Non ci fermiamo di fronte all’evidenza, mostriamo aspetti inediti, raccontiamo i fatti del passato per spiegare il presente. Abbiamo fatto conoscere personaggi, donne in particolare, che possono rappresentare il valore aggiunto per spingere i popoli alla democrazia”, spiega Gian Carlo Licata, direttore di “Mediterraneo”, un esempio di informazione attenta, documentata e pedagogica “senza frontiere”. “Da un muro all’altro” parla invece il documentario del belga Patric Jean che testimonia la migrazione e l’esilio in un’Europa dove un muro è caduto ma tanti altri si stanno erigendo. Eppure il suo sguardo su una società meticcia e multiculturale è tenero e ottimista. C’è invece dolore e tristezza nel descrivere le speranze dei giovani marocchini per raggiungere le coste spagnole e le donne rimaste a casa nei loro villaggi , ma anche immagini stupende, in ”Partire e ripartire” di Nene Grignaffini e Francesco Conversano (Premio giuria nazionale Arco latino). Sarebbe troppo lunga la lista dei documentari meritevoli di segnalazione. Ma quanti di questi si potranno vedere in tv e sale cinematografiche?
"Fino a poco tempo fa eravamo quasi al Medio Evo sia nella creazione che nella diffusione del documentario. Per questo abbiamo creato Documé nel 2002, un circuito indipendente tra realizzatori, sale del cinema, video club e scuole, per permettere agli italiani di vedere il cinema del reale - spiega Giuliano Girelli, presidente di Documé che ha fatto parte anche della giuria internazionale del Premio - All'inizio avevamo 15 documentari in catalogo, oggi ne abbiamo 250. Con un dato molto positivo: il pubblico italiano comincia ad interessarsi al genere e fin'ora ne abbiamo proiettati in tutta Italia 1250. E’ ovviamente molto importante il ruolo della televisione pubblica per diffonderli, come già avviene in Francia e in Germania". Un buon segnale arriva dal coinvolgimento della Rai per il Premio internazionale del documentario e reportage mediterraneo , il cui direttore artistico Paolo Morawski è, tra l’altro, un dirigente dell’emittente pubblica. Ma la strada sembra ancora in salita: "In effetti, a parte la mia rete che tra non poche difficoltà riesce a trasmettere alcuni documentari, in altre c'è il deserto", conferma Francesca Catarci, documentarista di Rai 3 . Un vero peccato per quello che si perdono i teleutenti italiani in emozioni, conoscenza, approfondimenti sulla realtà.



Stefanella Campana

(26/06/2008)


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