Roma riscopre i Giusti dell’Islam | Carla Reschia
Roma riscopre i Giusti dell’Islam Stampa
Carla Reschia   
Roma riscopre i Giusti dell’Islam | Carla Reschia
Moschea a Roma, Paolo Portoghesi architetto
E se la religione unisse invece di dividere? Difficile immaginarlo in tempi di estremizzazione ma lo scrittore romeno Mircea Eliade dopotutto scriveva: «Il mondo è diverso, e perché siamo diversi assomigliamo a Dio». A Roma, al monastero di Santa Cecilia, fino al 1° ottobre è allestita una mostra che parte da un caposaldo biblico caro alla cultura ebraica, quello del “giusto tra le nazioni”, ovvero i non ebrei che hanno rispetto per Dio (ma, dopo la Shoah. soprattutto i non-ebrei che hanno rischiato la vita per salvare anche un solo ebreo dal genocidio nazista) per dimostrare che l’universo musulmano non è lontano e può non essere nemico. Si intitola «I giusti dell’Islam» ed è una esposizione di 25 pannelli che racconta un fatto poco noto: tra i circa ventiduemila nomi dei «Giusti tra le nazioni» censiti dallo Yad Vashem, il memoriale della Shoah a Gerusalemme, figurano anche quelli di settanta musulmani.
La mostra, promossa da minareti.it, un portale dedicato al mondo arabo-islamico italiano, dalla sezione italiana di World Conference of religion for peace e dall’associazione Reset
Dialogues on civilizations e dal Pime di Milano, sta girando l’Italia, ma a Roma arriva nel particolare contesto delle iniziative organizzate in occasione del mese di Ramadan, acquistando così una ulteriore valenza simbolica. Alla tavola rotonda «I giovani e le sfide del dialogo nell’Italia di oggi» che ha inaugurato l’apertura e a cui hanno preso parte Anas Bereigheche, dei giovani musulmani d’Italia, e Chiara Finocchetti del settore giovani di Azione cattolica, Daniel Arbib Tiberi, rappresentante dell’Unione dei giovani ebrei italiani, ha detto: «Questa mostra è la risposta concreta a tutti coloro che sostengono che non esiste una memoria condivisa».
Roma riscopre i Giusti dell’Islam | Carla Reschia
Chiesa a Roma, Richard Meier architetto
L’iniziativa illustra le vicende e l’opera di alcuni fra i «Giusti musulmani»: due bosniaci, tre albanesi, due diplomatici turchi, un iraniano e un arabo che salvarono, proprio nel nome dell’Islam e dei suoi valori, decine di ebrei dalla morte, rischiando per questo la propria vita. E’ anche l’occasione per conoscere meglio il lavoro dello storico americano Robert Satloff, che è stato il primo a proporre ufficialmente allo Yad Vashem un arabo come candidato a «Giusto tra le nazioni».
Del resto, la motivazione del riconoscimento di giusto tra le nazioni è una prescrizione non solo talmudica, ma anche coranica. Dice il Talmud: «Chi salva una vita salva il mondo intero». E ribadisce il Corano: «Chi salverà anche un solo uomo sarà considerato come uno che ha salvato la vita a tutta l’umanità». Quelli di ambiente musulmano, spiega il curatore della mostra, Giorgio Berardinelli, giornalista della rivista del Pime, Mondo e Missione: «Oggi sono i più dimenticati tra i Giusti. Il conflitto politico tra israeliani e palestinesi - che troppo spesso in questi anni abbiamo visto sconfinare sul piano delle identità religiose e culturali – ha reso purtroppo le loro storie politicamente scorrette sia per tanti musulmani, sia per tanti ebrei. Perché è più facile classificare l’altro sotto l’etichetta del nemico. Ecco allora l’importanza di tornare a raccontare queste storie. Che in un clima culturale come quello di oggi meriterebbero di essere narrate con la stessa passione con cui Steven Spielberg ci ha descrittola figura di Oskar Schindler».
Roma riscopre i Giusti dell’Islam | Carla ReschiaL’allestimento, che ha debuttato a Milano, è già stato ospitato a Torino, in Toscana e, recentemente a Novellara (Reggio Emilia) nel contesto del primo Festival delle culture “Uguali-Diversi” ed è a disposizione di scuole e centri culturali per iniziative di sensibilizzazione sul tema del dialogo tra culture e religioni.
In collegamento con essa a Roma sono in programma altri due appuntamenti, il primo il 24 settembre sul tema «Ebrei, cristiani e musulmani: storia di una convivenza possibile», e il secondo il 1 ottobre, a chiusura della mostra. Sarà un momento di preghiera «per condividere tutti insieme - ha detto Khalid Chaouki, direttore di minareti.it - un momento di spiritualità».

Info
www.minareti.it
www.pimemilano.com/


Carla Reschia
(30/09/2008)

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