Follia, calma e voluttà: il carnevale e il Mediterraneo | Alessandro Rivera Magos
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Alessandro Rivera Magos   
Follia, calma e voluttà: il carnevale e il Mediterraneo | Alessandro Rivera MagosDal 14 al 28 Febbraio Genova ospiterà nove carnevali internazionali di altrettante città che si affacciano sul Mediterraneo. Ogni circoscrizione della città ligure farà sfilare per le sue strade i cortei delle otto città gemellate: Patrasso (Grecia), Nizza (Francia), Tarragona (Spagna), Sousse (Tunisia), Viareggio (Italia), Malta, Limassol (Cipro), Lagosta (Croazia). Ad ogni delegazione il compito di celebrare la festa nel centro storico e nei quartieri di periferia. L'intenzione dichiarata degli organizzatori è di favorire gli scambi culturali e il dialogo fra le diverse nazioni.
Il carnevale si presta bene ad un intento del genere: accomuna molte delle tradizioni cosiddette “popolari” del Mediterraneo ed è una festa gioiosa, che celebra la vita e le relazioni all'interno delle società. In effetti è anche una festa misteriosa. Nelle culture del Mediterraneo in cui è presente ve ne sono poche simili e probabilmente nessuna uguale. Tanto misteriosa che nella maggior parte dei casi non se ne conosce più il senso. Inoltre è l'unica rimasta, se presa nel suo significato più integro, che si basi su di un volontario sovvertimento delle regole sociali, morali e spirituali.
Quel che appare certo è che in questa festa confluiscono diverse cerimonie dell’antichità: le Antesterie greche, i Saturnali , gli Equiria , le Ilarie romane, ecc., e diversi significati riassumibili tutti nel suo carattere di festa primaverile, di rigenerazione della terra e dei legami sociali.
La tradizione cristiana ha mantenuto la festa ereditandola dal passato e la tollera come preparazione al periodo di Quaresima. In pratica il “martedì grasso” sarebbe un breve momento di follia concesso ai corpi prima del periodo di digiuno e preghiera. Nel tempo le due feste si sono legate abbastanza saldamente, soprattutto al livello delle pratiche “popolari”. Pare, per esempio, che sia stato proprio l'Ordine di Malta ad introdurre la festa al suo arrivo sull'isola, nella metà del XVI secolo. Tuttavia in realtà questa festa non le appartiene.

Per gli antropologi, le tradizioni carnevalesche diffuse in tutta Italia sarebbero un retaggio dei Saturnali di epoca romana, festeggiamenti che si tenevano dal 17 al 23 Dicembre, in onore del dio Saturno. Si commemorava il dio della semina e dell'agricoltura e l'età dell'oro del suo antico regno, un tempo remoto che doveva esser stato di benessere, gioia e persino uguaglianza. La festa per diversi giorni era un’esplosione di vitalità. Processioni e mascherate di ogni sorta, banchetti, orge, per le strade e nelle piazze di Roma. Uno degli aspetti più significativi della festa era il capovolgimento dei ruoli sociali, che in quella settimana permetteva persino agli schiavi di comportarsi come uomini liberi.

Il collegamento del carnevale con le sue origini arcaiche si legge però in maniera più nitida nelle Antesterie greche. Innanzi tutto per il periodo: le feste ateniesi in onore di Dioniso si svolgevano nel mese di Antesterione per l'appunto febbraio-marzo.
Pare che le Antesterie fossero feste affascinanti e inquietanti. Duravano tre giorni e servivano ad invocare la rinascita di Dioniso, dio martire delle forze vitali e dell'agricoltura. Si celebrava il fiorire della primavera dopo il lungo inverno e si respirava morte e resurrezione.
Il primo giorno di festa era chiamato Pithoigia (Apertura delle giare), poiché si aprivano i vasi di argilla ( phytoi ) nei quali era conservato il vino nuovo. Aprendo le giare, si lasciava che gli effluvi del vino nuovo attirassero le anime dei morti, che venivano chiamate dìpsioi (assetati). Si aggiravano per le strade della città e calavano sui pìthioi per estinguere la loro sete di vita, sotto lo sguardo di Hermes, che le aveva guidate dagli inferi.
Il giorno seguente era il giorno dei Choes (brocche), in cui tutti, liberi e schiavi, vivi e morti, grandi e piccoli potevano “dissetarsi”. L'etnologo Karl Kerényi dice di questa giornata che era contraddistinta “da un'atmosfera di spiriti e di erotismo” . Questo era il giorno dedicato all'invocazione di Dioniso, anche attraverso riti esoterici non accessibili a tutti. Ma soprattutto si cercava di attirare il dio “mortale” fuori dagli inferi celebrando il suo potere vivificante. Persino i bambini venivano iniziati alla bevanda alcoolica, esattamente come gli adulti, quasi in un corale sforzo per suscitare la vita liberandone l'energia creatrice e distruttiva.
I Greci infatti, come molte civiltà antiche, pensavano che le divinità della vegetazione passassero una parte dell'anno (l'inverno) sotto terra, nel regno dei morti. Tutti questi riti celebravano un momento nel calendario molto delicato, la fioritura di alberi, fiori e frutti, senza la quale la vita non avrebbe potuto perpetrarsi. Per suscitare questa rinascita, ad ogni ciclo stagionale si celebravano le più importanti feste dell'antichità. Se gli dei fossero rimasti negli inferi, per gli uomini sarebbe stata la morte. Ecco perché queste feste erano sfrenate ed eversive. In realtà si cercava di ricreare uno stato simile al caos primordiale, per richiamare l'energia creatrice del cosmo.
Questo è il senso più antico anche del nostro carnevale. Durante le Antesterie la venuta di Dioniso era rappresentata su una barca trasportata su quattro ruote di carro e seguita da una processione di arte varia. Può darsi che in questo “carro navale” risieda il significato della stessa parola carnevale, più che nel medioevale “carnem levare”, che si riferirebbe alla rinuncia alla carne in periodo di quaresima.

Follia, calma e voluttà: il carnevale e il Mediterraneo | Alessandro Rivera MagosA questa festa pagana e silvestre si collegano per esempio i più antichi e sfrenati “carnevali” italiani, più che alla quaresima cattolica. Come per esempio quello campano di Montemarano, che si festeggia dalla notte all'alba suonando e ballando tarantelle e tammuriate per le strade, o come quelli sardi, i cui protagonisti sono veri e propri demoni come i mamuhtones , divinità antichissime, probabilmente accadiche o medio-orientali.
In molte altre civiltà mediterrane il passaggio dell’equinozio primaverile, che segnava il rinnovamento dell’anno, veniva raffigurato come un momento di lotta, di caos da cui sarebbe venuto fuori il cosmo rinnovato. Non solo a Roma o in Grecia esistevano miti e feste che rappresentavano questo momento. Ciò vuol dire che Dioniso, Bacco e il Maimone sardo corrisponderebbero per esempio al babilonese Marduch il dio salvatore che combatte contro il Drago, o al siriano Adonis, che altri non è che il semitico Tammuz o l'egiziano Osiride. Queste tradizioni sarebbero tutte legate ai culti misterici orientali e sembrano tessere un filo antichissimo che corre lungo tutto il Mediterraneo. Ad Adone per esempio, che d'inverno viveva sotto terra, si riferisce l'usanza di offrire pianticelle di grano. Pare che le lamentazioni per la sua morte terminassero con quest'offerta dolorosa, in realtà simbolo della sua imminente rinascita. Nell’antica Babilonia questo periodo veniva vissuto in modo analogo ai Saturnali romani, cioè con un sovvertimento dell’ordine costituito. Le stesse Antesterie si chiudevano il terzo giorno con l'offerta alle anime dei defunti della panspermia, un dolce composto da grani diversi e miele.
Era detto anche il “cibo dei morti”. Un dolce che alcune tradizioni del sud Italia hanno mantenuto nel “giorno dei defunti”. Questo rito è persino presente nella settimana di Pasqua: in molti paesi è diffusa la tradizione di “vegliare il sepolcro del Cristo” con preghiere e piattini contenenti piantine di grano appena germogliate. A Ruvo, in Puglia, venivano persino chiamate “giardini di Adone” fino ai giorni nostri.
Il carnevale sarebbe dunque non solo la festa più antica presente fra le culture del bacino Mediterraneo, ma anche tanto diffusa da collegare il Mediterraneo con l'Oriente. Il grande orientalista Alain Daniélou, che aveva studiato i rapporti tra la corrente induista shivaita e il culto di Dioniso, collegava le due divinità e i riti ad essi connessi. A proposito delle feste di cui abbiamo fin qui parlato egli diceva: “Shiva, come Dioniso, è un dio della natura, della vegetazione. Le loro feste sono quelle del solstizio d'inverno e soprattutto della primavera. Holī, la festa di Shiva, il carnevale indiano, è la festa della primavera” e concludeva sostenendo: “Troviamo una sopravvivenza dei cortei di Shiva e Dioniso ovunque permanga un carnevale, una mezza quaresima con carri, maschere, travestimenti.” Va fatto notare, per chiarimento, che secondo molte fonti shivaite questa corrente sarebbe la più antica dell'induismo, antecedente i Vedha e pre-ariana. E secondo Daniélou ricalcava in molti aspetti il ruolo che il dionisismo ha rivestito nella cultura greca. Ma forse questo è allontanarsi troppo.
Resta un fatto suggestivo.Visto così, il carnevale sembra riportare le nostre società a tempi remoti in cui correnti vitalistiche avrebbero percorso tutto il Mediterraneo, con una visione del cosmo e della vita più indifese e libere di quelle che spesso lo caratterizzano oggi. Anche per questo il carnevale resta una festa orfana. E tuttavia a volerla approfondire, evoca ancora sentimenti, simboli e atteggiamenti che sembrano costituire una perfetta sintesi della poetica del Mediterraneo.

Alessandro Rivera Magos
(12/02/2009)