Omaggio a Fabrizio De André | Gavina Ciusa
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Gavina Ciusa   
 Omaggio a Fabrizio De André | Gavina Ciusa
Fabrizio De André durante la sua prima tournée, Milano 1975 (foto Luca Greguoli Venini)
In Sardegna, a dieci anni dalla sua scomparsa, il MAN –Museo d’arte Provincia di Nuoro- rende omaggio a Fabrizio De André. Gli dedica la grande mostra già presentata con enorme successo nel Palazzo Ducale di Genova, in collaborazione con la Fondazione Fabrizio De André onlus. E "a grande richiesta" proroga la chiusura al 10 gennaio 2010.

Tutti gli spazi del Museo sono invasi dal racconto denso di suoni e di immagini, di una vita e delle opere, delle esperienze e delle passioni che hanno reso grande De André. Uno splendido omaggio alla figura e all'opera di un artista, creato e curato da Vittorio Bo, Guido Harari, Vincenzo Mollica e Pepi Morgia per Studio Azzurro , uno dei più importanti gruppi internazionali di videoarte. Un percorso affascinante, di sicuro limitativo indicare come “progetto” o “allestimento”. È infatti una sofisticata, grande installazione che invade ogni spazio museale.

Vince la staticità di esposizioni di cimeli visivi e musicali e li fa rivivere insieme alle foto giovanili, in un’originale esperienza che vaga in un tempo e in uno spazio multimediale e interattivo, trasversale e autobiografico, tenuto in penombra, quasi a insinuarsi nella mente di De Andrè, là dove ogni studio, ogni osservazione, ogni pulsione e sentimento viene recepito, elaborato e reso in musica.

Dai sei schermi trasparenti allineati in prospettiva ottica che raccontano Genova, amore, guerra, morte, anarchia, emarginati; ai fiumi di scrittura delle stesure di alcune canzoni che scorrono su una parete, mentre sull’altra una serie di bacheche conservano bigliettini, lettere, libri dell’archivio di Fabrizio. Dalla sala interattiva dove tra pannelli con riprodotte le copertine dei dischi, si sceglie quale posizionare su tavoli che attivano sequenze di proiezioni su come si è giunti alla sua produzione, e video tratti da concerti o partecipazioni in TV; all’incontro con tutti i personaggi delle canzoni di De Andrè. Dalla sala interattiva dove scegliere tra immagini riprodotte su lastre di plexiglas quelle che, inserite in apposite cornici, attivano proiezioni di immagini, filmati, videointerviste di vari periodi della vita di Fabrizio; allo spazio dove su uno schermo scorrono senza sosta contributi video della Rai, presenti per la prima volta in versione integrale.

Si accompagna così ogni nota della creatività di un grande artista del Novecento in un campo visivo sospeso tra il reale e l’onirico, dove ognuno può riconoscersi o ritrovare se stesso. Si sviluppano i temi conduttori della vita e della poetica, delle esperienze e delle passioni, che hanno reso De André l’interprete e l’anticipatore delle trasformazioni della contemporaneità.
Una personalità davvero singolare e forte che non usa il fascino della Sardegna nel periodo estivo, ma ne riconosce l’anima. Nel 1976 la sceglie per viverci, nella tenuta dell'Agnata, in 150 ettari di natura lontani dai clamori mondani. Lascia la canzone e fa l’agricoltore per due anni. Là farà ritorno ignorando le ragioni che dovrebbero spingere all’addio, dopo il sequestro subito con Dori Ghezzi nel 1979. La sua forza intellettuale e la lucida analisi priva di qualsivoglia pregiudizio condotta su quanto è avvenuto, lo portano a decidere di metterci definitivamente radici. Aveva già conquistato l’incondizionato amore di ogni abitante dell’isola. Dai suoi sequestratori riceve 11 lettere di scuse.

 Omaggio a Fabrizio De André | Gavina Ciusa
Fabrizio De André durante la tournée di Nuvole, 1991 (foto Guido Harari)
Scriveva De André: “Vivendo e parlando con i sardi, mi sono accorto che sono dei pellerossa. Furono costretti sulle montagne dai cartaginesi prima e dai romani poi, mentre gli indiani furono confinati nelle riserve dai bianchi: entrambi depredati dalla terra dei loro antenati ridotti ad essere dei senza patria, sacrificati all’avidità dei loro invasori. Hanno poi un identico rapporto tra l’uomo e il destino, stessa storia di persecuzioni, di identità messa a rischio di condanna alla marginalità, e di orgoglio. Stesso senso tribale della tradizione e dell’onore. Per questo mi sono considerato vittima d’un drappello di Sioux che doveva dimostrare il suo valore e al quale il popolo bianco non aveva lasciato diversi modi per guadagnarsi da vivere. La cultura sarda e quella indiana pellerossa, apparentemente così lontane e così tristemente isolate, le ho potute vivere e toccare da vicino.
Moltissimi sono i punti di contato, a partire dall’identico modo di gestire l’economia: entrambe le civiltà sono vissute di sussistenza, non di produttività. E poi l’amore per la natura, il rispetto, lo scarso interesse per il denaro se non quello strettamente necessario alla sopravvivenza e l’amore grandissimo per i bambini. È questa un’indicazione importante su come certe civiltà siano riuscite non solo a sopravvivere ma a vivere bene, accontentandosi del poco che a noi sembra insufficiente e arricchendo doti morali e realtà interiore, molto più di quanto noi non si sia mai riusciti a fare.
Una realtà anarchica, certo vissuta in piena libertà, dove ci si sceglieva i capi liberamente, dove il rispetto per i vecchi e i diversi era sacro: un rispetto che siamo riusciti a distruggere nei confronti degli altri e anche di noi stessi” .
Gavina Ciusa
(19/11/2009)


INFO
Fabrizio De André. La mostra
dal 16 luglio 2009 al 10 gennaio 2010
MAN, Nuoro
tel. e fax +390784252110; emal info@museoman.it
La Regione Sardegna e la Provincia di Nuoro, dalla quale il MAN dipende offrono questo omaggio a De André a tutti i sardi e agli ospiti della Sardegna, e aprono gratuitamente la mostra, visitabile dal martedì alla domenica, dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 16:30 alle 20:30. Inoltre dalle ore 10:00 alle 12:00 e dalle 16:30 alle 19:30, si può usufruire di visite guidate alla mostra, anch’esse gratuite.
Catalogo Silvana editoriale.


 

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