Venezia e Istanbul, testimonianze in epoca ottomana | Gavina Ciusa
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Gavina Ciusa   
Venezia e Istanbul, testimonianze in epoca ottomana | Gavina Ciusa
Pietro Liberi, Ritratto di Giambattista Donà in veste di bailo, olio su tela 132x97cm, Museo Correr
Fino al 28 febbraio 2010, nella mostra "Venezia e Istanbul in epoca ottomana" si ripercorrono storicamente i rapporti tra due grandi civiltà. Si riporta alla luce una realtà che, al di là degli scontri militari, tra il XV e il XX secolo, ha saputo fondere il “diverso” in un’unica visione attenta alle originarie identità. Non a caso il Senato veneziano eleggeva tra i nobili il “bailo”, una sorta di console che si trasferiva in Turchia per due anni, manteneva rapporti col potere locale anche pagando tributi e fungeva da arbitro in contenziosi commerciali con i veneziani coinvolti. Diplomazia, mercato, scambio rituale di doni, favorivano conoscenza e stima del meglio della produzione, della cultura e dell’arte dell’“altro”, e ne consentivano l’accesso.

Questo evento, ha osservato il Presidente della Repubblica Turca Abdullah Gül, rende chiaro che «la Turchia e l’Italia sono da sempre in perenne e reciproca interazione. Le relazioni fra i nostri Paesi hanno da sempre modellato l’approccio dei Turchi nei confronti dell’Occidente e degli Italiani nei confronti dell’Oriente. I rapporti fra Istanbul e Venezia, iniziati a partire dal Quattrocento, hanno esercitato influenze positive in molti settori. […e] hanno acquisito importanza e prestigio per la loro ricca architettura e per le maestose cupole che decorano il loro cielo e che si riflettono nello stesso mare.»
E, secondo il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, «propone la rappresentazione per immagini della lunghezza e della complessità della storia che accomuna i nostri due Paesi, all'interno di quella cornice, straordinaria per varietà e ricchezza, che è il Mediterraneo. Per secoli, Venezia ha rappresentato per l'Europa la Porta d'Oriente, attraverso cui è stato possibile diffondere la conoscenza degli usi e dei costumi dell'Impero Ottomano. Ma è anche vero il contrario: quando la Sublime Porta ha avuto bisogno di rimarcare la sua prossimità con la cultura europea, è a Venezia che ha fatto ricorso. Questo è quello che fece, infatti, Maometto II, il conquistatore di Costantinopoli, quando chiamò alla sua corte il pittore veneziano Gentile Bellini.»
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Pittore veneto de XVII secolo, Ritratto ideale di Maometto I, XVII secolo, olio su tela 66x49cm. Museo Correr
Lo chiamò tramite il doge Mocenigo (in carica dal 1478 al 1484), col quale intratteneva corrispondenza. Il pittore soggiornò ad Istanbul (1479-1481) con altri artisti veneziani tra cui un fonditore in bronzo. Realizzò il “Ritratto del sultano Mehmed II” (1480) ed eseguì il disegno per la “Medaglia con l’effigie del sultano Mehmed II” (1479), esposta tra monete veneziane che circolavano nel levante con contromarca turca. Tra i dipinti, tutti di provenienza veneziana, il “Ritratto di Giambattista Donà in veste di bailo” a Costantinopoli, di Pietro Liberi, è esposto vicino alla sua pubblicazione –primo prezioso esempio in Europa- “Della letteratura de’ Turchi, osservazioni fatte da Gio Battista Donado in Venetia, per Andrea Poletti 1688”.

La mostra, che in qualche modo avvia le celebrazioni “Istanbul 2010, Capitale della Cultura”, è stata ideata dalla Fondazione Musei Civici di Venezia su sollecitazione del Ministero degli Esteri Italiano, per rimarcare i legami di amicizia e di collaborazione tra i due Paesi in occasione della visita di Stato in Turchia del Presidente Giorgio Napolitano,.
I preziosi pezzi delle vaste collezioni veneziane vengono accolti dal Sakip Sabaci Museum di Istanbul alla cui collaborazione si deve anche un allestimento di grande atmosfera, arricchito da gigantografie. Pezzi emblematici di cui, scrive Giampiero Berlingeri in catalogo, «si sottolinea l’influenza degli stilemi turchi sul decorativismo occidentale e del continuo passaggio tra le due civiltà di uso di materiali e tecniche di lavorazione. Una selezione per lo più inedita, di oggetti in vetro, cuoio, tessuti, maioliche, nonché di tappeti provenienti dalle raccolte civiche veneziane e dai musei turchi.»
Tappeti mai prodotti a Venezia, tanto ambiti da essere rappresentati in pittura con una così precisa attenzione ai loro motivi da suggerirne e permetterne la ripresa in nuove manifatture che portavano il nome dei pittori: tappeti Lotto, tappeti Bellini, e così via. Tappeti orientali considerati veri e propri status symbol come quello shiraz, assai prezioso che, in “Ritratto di Famiglia” (1550ca) di Cesare Vecellio, costituisce il punto focale attorno al quale posano ben tre generazioni.

Venezia e Istanbul, testimonianze in epoca ottomana | Gavina Ciusa
Due cuscini lavorati con la tecnica dei “cuoridoro”, XVIII secolo, cuoio dorato, impresso e dipinto 26,6x41cm. Museo Correr
E ancora, il percorso espositivo si muove tra i bellissimi “cuoridoro” in cuoio, eseguiti a Venezia tra il XII e il XVI secolo e di ispirazione assolutamente orientale. Rari per qualità pittorica dei decori e per il numero limitato scampato alle ingiurie del tempo, avevano goduto di un largo commercio tra i due Paesi e venivano usati nell’arredamento o, nelle chiese, come paliotti. Gli strumenti musicali collezionati da Francesco Morosini durante le sue imprese nei territori ottomani, allora usuali, oggi assai rari anche in Turchia. E naturalmente vetri. In particolare lampade prodotte a Venezia per illuminare le moschee, la cui lavorazione veniva terminata in Turchia; o a olio, di forma cilindrica, chiamate cesendelli e destinate alle abitazioni. Senza dimenticare, tra i libri “con le coperte prodotte a Venezia con decorazione d’arte orientale”, manoscritti, disegni, le vedute topografiche, in parte inedite, eseguite dall’ingegnere Gianfrancesco Rossini che, attorno al 1724, fu a Istanbul presso il bailo Gritti e -scrive Camillo Tonini- “fece dei precisi rilievi dell’Elesponto, dei Dardanelli e delle opere difensive costruite dai turchi a loro sbarramento e difesa. Sostanzialmente un’operazione di intelligence.”

Testimonianze forti di continui approfondimenti e di reciproca conoscenza intercorsi tra le due potenze che dopo la caduta della Repubblica (1797) continuano per più di un secolo. Il pittore veneziano Ippolito Caffi, (1809-1866) sentirà l’esigenza di recarsi in Turchia nel 1842-‘43 e di narrare in olii di alta qualità le luminose visioni di Costantinopoli che saranno accolte nei più esclusivi salotti europei. E, più in là nel tempo, di nuovo Oriente, Occidente e innovazione si fondono nelle creazioni dello spagnolo Mariano Fortuny (1871-1949), che aveva scelto Venezia come sede per realizzare drappi e vesti di particolare pregio dove è chiara la trasmigrazione di motivi iconografici ispirati ai tessuti turchi ereditati dalla madre e ai dipinti del Rinascimento veneziano.
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Ippolito Caffi, Costantinopoli: S.Sofia, 1843, olio su cartoncino intelato 21x36cm. Venezia, Ca´ Pesaro - Galleria Internazionale d´Arte Moderna



Info

Venezia e Istambul in epoca ottomana
Sakip Sabanci Museum, Sakip Sabanci Cad. 42 - Emirgan 34467 - Istanbul, Turchia
fino al 28/2/2010 Telefono +90 212 2772200 fax+90 212 2294914
Catalogo bilingue, turco-italiano, edito da Electa, curato da Giampiero Bellingeri e Nazan Ölçer, con interessanti contributi di studiosi dei due Paesi.

“Venezia e Istambul in epoca ottomana”, a cura di Giampiero Berlingeri, Nazan Ölçer, Giandomenico Romanelli, con il coordinamento di Proje Koordinasyonu, Camillo Tonini e Gabriella Fortunato, direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura a Istanbul, è stata inaugurata il 18 novembre 2009 alla presenza del Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, del Presidente della Repubblica di Turchia Abdullah Gül, del Ministro degli Affari Esteri italiano On. Franco Frattini e del turco, H.E. Ahmet Davutoğlu.
La Mostra presenta oltre centosettanta opere: centoventisei delle collezioni dei Musei Civici Veneziani (Museo Correr, Biblioteca e Gabinetto Stampe e Disegni, Museo di Palazzo Mocenigo-Centro Studi di Storia del Tessuto e del Costume, Ca’ Pesaro-Galleria Internazionale d’Arte Moderna, Museo Fortuny e Palazzo Ducale) e quarantacinque dei musei di Istanbul (Topkapi, Pera, Yapi Kredi “Vedat Nedim Tör” e Opere Turche e Islamiche).


Gavina Ciusa
(20/12/2009)




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