Tutti gli occhi di Ornela | Emmanuel Vigier
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Emmanuel Vigier   
Tutti gli occhi di Ornela | Emmanuel VigierÈ difficile immaginare di incontrarla a Parigi. Si tratta di una donna che è attirata dai colori, i colori vivi, quelli che spiccano, che rapiscono lo sguardo, lo afferrano e non lo lasciano più. Rosso più o meno vivo delle sue immagini di donne, nudi sfocati e sconcertanti su sfondi in rovina. Rosso del passato politico del paese dove è nata (il nostro “rosso-principio”, scrive in “Il paese dove non si muore mai”). Ancora rosso nello sguardo di un uomo: “Il bianco dei suoi occhi era percorso da capillari rossi. Carte insanguinate. Geografia della gioventù crudele.” Ornela Vorpsi scrive queste parole in uno dei suoi ultimi libri pubblicati, in Francia presso Actes Sud e in Italia presso Nottetempo, “I cocci rosa”, una raccolta di racconti crudeli e bizzarri. “Così faccio rotolare lentamente i vetri colorati della mia esistenza. Preferisco quando la geometria dei disegni è bagnata di rosa. Il colore dei cocci rosa.” E poi quel titolo, che a lei non piace molto: “Verde veleno”, un romanzo nato da un viaggio a Sarajevo. Il dopo guerra e l'esilio in una scrittura che resta senza effetti stilistici, senza manierismo. Niente e nessuno è in bianco e nero nelle sue storie.

Uno dei segreti della sua scrittura si trova forse nel modo in cui è fatta. Ornela non scrive in albanese ma in una lingua che non è la sua, l'italiano. “È la lingua in cui mi viene spontaneo scrivere. Non so come spiegarlo... Forse ho bisogno della distanza che implica scrivere in una lingua straniera... Forse ho ancora bisogno di guarire dall'Albania... Scrivo in un italiano particolare, dislocato... È difficile da tradurre.” È tuttavia in Francia che la giovane fotografa, diplomata in arti plastiche, è pubblicata per la prima volta. Nell'editoria, pubblicare un manoscritto, redatto in lingua straniera, appare come un'eccezione. Il libro si chiama “Il paese dove non si muore mai”. Si tratta del suo paese, che lei racconta attraverso i destini di tre donne, che in realtà sono una sola. Il testo non ha alcuna traccia di compiacimento. Fin dalla prima pagina: “Dedico questo libro alla parola umiltà, che non è presente nel lessico albanese. Un'assenza di questo genere può dar luogo a dei fenomeni assai curiosi nel destino di un popolo.” Un modo di entrare in argomento che non le procurerà soltanto simpatie. “Mi hanno veramente rotto le scatole con l'Albania... Mi è stato chiesto tantissime volte cos'era vero, cosa non lo era... Se avevo vissuto tutto ciò che era scritto...”

Certo, ci sono degli echi, alcune cose viste da Ornela Vorpsi nelle pagine del suo primo libro. Non si tratta di discernere il vero dal falso, la realtà dalla finzione. La lingua, spesso carnale, a volte violenta porta a sentire, provare ciò che può essere stato questo paese, in un momento della sua storia, ciò che è potuta essere stata l'esperienza della dittatura, dell'isolamento, in un ambiente dove la bellezza delle donne è sospetta: “In quanto figlia di un prigioniero politico, dovevo più di ogni altra donna tuffarmi nello studio dei grandi ideali comunisti. Ero altresì in pericolo perché la bellezza non poteva che portarmi alla perdizione.”

Tutti gli occhi di Ornela | Emmanuel VigierOrnela Vorpsi non tiene per mano il lettore. “Mi piace molto la definizione di Kundera: “Il romanzo che pensa”. Il libro che pone delle domande... Il libro dev'essere un vero incontro con il lettore.” Anche a costo di immergerlo nel furore del mondo. “La capanna era fatta di mattoni di fango seccati al sole, le finestre senza vetri erano tappezzate con nastro adesivo, ma era fornita di un filo abbastanza solido per sostenere i corpi scheletrici di quelle due puttane, legate petto contro petto.”

La sua stessa vita è un romanzo, che lei racconta con ironia e... umiltà. È a 22 anni che Ornela Vorpsi lascia l'Albania con sua madre. È il 1991. Enver Hoxha è morto. Il paese delle aquile inizia una dolorosa transizione democratica. Le due donne alloggiano presso una cugina, a Roma. Partono con un visto turistico: “Siamo partite così... Cosa aveva da proporci il mondo?” La ragazza spalanca gli occhi su questa nuova realtà: l'esilio. Lei e sua madre sono sul punto di tornare nel loro paese natale quando incontrano un amico albanese che si era stabilito a Milano. È là che le due donne iniziano una nuova vita. Ornela è bella. Balla in alcune discoteche per finanziare i suoi studi. “Ero una 'ragazza cubo', una ragazza che ballava su di un cubo...” dice semplicemente. Una borsa di studio le permette di viaggiare in Francia per proseguire gli studi d'arte a Parigi, dove vive ancor oggi.
L'attività di scrittura è nata in quel periodo.

In parallelo, conduce una carriera di fotografa e di pittrice. Nelle sue immagini, come nella sua scrittura, il corpo ha un posto centrale. La ragazza è finalmente libera di mostrarlo, di rivelarlo. Nel suo primo libro racconta una storia – vera – di una riproduzione del quadro di Delacroix, “La libertà che guida il popolo”. Nel libro di storia albanese, il petto della giovane rivoluzionaria è stato coperto... “Sono ossessionata dal nudo. Il viaggio proposto dal corpo.” Una monografia delle opere fotografiche di Ornela Vorpsi è stata pubblicata in Svizzera nel 2001 (“Nothing Obvious”). Una delle serie di immagini di corpi femmili s'intitola “Politica interna”...

Tutti gli occhi di Ornela | Emmanuel VigierLe sue opere più recenti – esposte a partire dal 18 settembre alla galleria Analix Forever di Ginevra fino a novembre – si staccano da questo universo. Si tratta di pittura, questa volta. Sempre nudi, ma è una pittura classica. “About Tomoko” porta allo spettatore lontano dai Balcani colori vivi e corpi maltrattati, dissimulati. Il libro, che sta scrivendo, dovrebbe anch'esso farle esplorare altri sentieri. “Quel che è certo, è che non ci saranno temi riguardanti nazionalità e paesi. Un romanzo molto diverso dagli altri.” Generosità integra dell'artista, che fa vedere: “Questo svuota i pensieri, ascolta, lascia che ti spieghi: se hai qualche cosa da dimenticare, e ce l'hai di sicuro, questo è il modo migliore per scacciarla. In questo modo, te ne liberi. Senza il minimo lamento, con una calma sconcertante, Ana si strappò un occhio e me lo volle dare in dono.”


Emmanuele Vigier
(traduzione di Marco Cecarelli)
(22/09/2008)

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