“Mascarades”, miglior film arabo del Festival del Cairo | Daikha Dridi
“Mascarades”, miglior film arabo del Festival del Cairo Stampa
Daikha Dridi   
“Mascarades”, miglior film arabo del Festival del Cairo | Daikha Dridi
Mascarades
Come ottenere il rispetto e l’apprezzamento dei propri vicini, abitanti dall’animo semplice e calcolatore di una cittadina degli altipiani algerini, quando non si è che un semplice giardiniere presso un colonnello dell’armata che riceve un magro salario, ma che coltiva un ego smisurato? È quello che tenta di fare, non sempre felicemente, ma non senza talento e bravura, Mounir il personaggio principale di Mascarades , commedia e primo lungometraggio del cineasta algerino Lyes Salem.
Mascarades ha ottenuto il premio per il miglior film arabo al Festival internazionale del Cairo, un premio più che meritato in una selezione araba del 2008 dove non sono mancati ottimi film e dove il pubblico è stato ancora più numeroso ed entusiasta delle volte precedenti. Nonostante il fatto che una gran varietà di film venuti dai quattro angoli del pianeta sia ospitata dal Festival del Cairo, è innegabilmente la selezione araba ad attirare la maggior parte degli spettatori, probabilmente perché non è facile vedere questi film proiettati al di fuori di festival specializzati. Le due sale di proiezione dell’Opéra del Cairo non hanno subito il minimo svuotamento durante il periodo del Festival, anzi si sono anche rivelate fin troppo anguste in diverse occasioni.
“Mascarades”, miglior film arabo del Festival del Cairo | Daikha Dridi
Rachid Mashharawi
Fatti abbastanza rari da essere posti in accento: il Festival ha ospitato un gran numero di commedie e registi venuti con il loro primo lungometraggio. Molte risate dunque quest’anno al Festival, anche su temi delicati come l’assedio dei Palestinesi sotto occupazione israeliana, con L’anniversaire de Leila (Il compleanno di Leila), commedia realizzata da uno dei migliori cineasti palestinesi del momento, Rachid Mashharawi. Quest’ultimo che ci ha già dato un assaggio del suo straordinario senso dell’umorismo nello stupendo film a basso costo L’attente (L’attesa, 2005) è tornato al Cairo con una passeggiata di una giornata nella vita di un giudice palestinese divenuto tassista. Il banale quotidiano sotto l’occupazione, tra palestinesi che non si sopportano più a forza di essere rinchiusi e assediati, diventa, sotto l’occhio di Rachid Mashharawi, una visita guidata nel segno della risata. Ma arriva il momento in cui il personaggio principale cede, s’impadronisce dell’altoparlante di un’ambulanza e comincia ad apostrofare gli elicotteri israeliani sopra la sua testa in una scena fenomenale che inizia dal burlesco per concludersi con gravità senza fine.

“Mascarades”, miglior film arabo del Festival del Cairo | Daikha DridiAltro film palestinese, il primo lungometraggio d’Annemarie Jacir, Le sel de la mer (Il sale del mare) dal tono più grave e forse anche più convenzionale, ma dall’estetica azzeccata, ha molto emozionato un pubblico intervenuto numeroso, curioso di scoprire le due donne Annemarie Jacir, la regista, e Suheir Hammad, l’attrice principale, dietro le quinte e le condizioni particolari di realizzazione di questo film che si svolge in parte a Ramallah poi Haifa, Tel Aviv e Jaffa.

Molto più leggero, il primo film di una marocchina passata dal mestiere d’attrice a quello di regista, Number one di Zakia Tahiri che descrive le relazioni uomo donna in un Marocco all’ombra della nuova moudawana (legge sullo statuto personale). La legge è stata modificata, resa meno ingiusta nei confronti delle donne, ma che ne è della sua applicazione nella vita reale?
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Zakia Tahiri
È la domanda che pone Zakia Tahiri attraverso un film burlesco, a volte incredibilmente divertente, sull’ambiguità del personaggio principale, misogino finito, direttore acerbo di un laboratorio di confezioni e dove la schiacciante maggioranza di impiegati sono donne, sposo astioso ed irascibile costretto da circostanze rocambolesche ad addolcire il suo temperamento sia con la moglie che con le sue impiegate. Al di fuori della commedia, c’era anche il bel film dal sapore marsigliese del regista tunisino Karim Dridi, l’eccellente Dernier Maquis dell’algerino Rabah Ameur-Zaimeche, e un sorprendente thriller algero-americano dal tono inatteso, Men’s affair , primo film del regista Amine Kais.

La concorrenza era dunque ardua per Mascarades , di fronte ad un pubblico che non capisce molto –per non dire nulla – del parlare arabo algerino, ma completamente sedotto dalla freschezza liberata da questa eccezionale commedia. Il regista Lyes Salem interpreta il ruolo di Mounir, fratello maggiore di Rym, bella e spiritosa, ma dalla reputazione di ragazza “impossibile da sposare” a causa di una straordinaria propensione al sonno. Il fratello decide allora di inventargli un pretendente, un uomo d’affari pieno di quattrini, un’idea che piace alla ragazza che se ne impadronisce per fare ingelosire il suo fidanzato rimasto segreto e aggiunge pubblicamente un tocco di kitsch alle bugie del fratello: “È magnifico! È australiano! Si muove solo con la sua scorta di guardie del corpo armate di cellulari e computers portatili!...Si chiama Van Couten!” Anziane e giovani donne del villaggio rimangono stupefatte, per non parlare degli uomini, il bouche à oreille fa il suo lavoro, l’australiano, al proseguir delle conversazioni, diventa americano, e poi svedese, e il fratello diventa la star adulata del villaggio, che percorre spavaldamente urlando al cellulare: “Yes my friend, yes my friend”. Scene saporite, film non solo divertente ma fine e intelligente, brillante, accompagnato dalla magnifica bellezza degli Aurès, è quello che la giuria del Cairo ha preferito.


Daikha Dridi
Traduzione dal francese Matteo Mancini
(07/01/2009)


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