Il Mare di Mezzo. Video racconti di Zineb Sedira | Claudia Zanfi
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Claudia Zanfi   
Il Mare di Mezzo. Video racconti di Zineb Sedira | Claudia ZanfiZineb Sedira – insieme ad artisti quali Meschac Gaba, Maria Magdalena Campos Pons, Ursula Biemann, Maria Thereza Alves, Yto Barrada e molti altri – è stata coinvolta nel progetto internazionale Going Public’08. Port City Safari. In questa occasione ha presentato la sua recente produzione artistica. Saphir, MiddleSea, Floating Coffins sono tre film dell’artista algerina e rappresentano una sorta di trilogia, una riflessione sull’oceano- mare, il Mediterraneo, come luogo di transito e migrazione, partenza e arrivo.

Saphir (2006) , videoinstallazione a doppio schermo, sviluppa un dialogo tra il mare, due protagonisti e un hotel d’epoca coloniale situato nel porto di Algeri. Le dualità insite nel film sono costantemente indagate nel video, attraverso una combinazione di inquadrature correlate sui due schermi. Il porto diviene palcoscenico su cui vengono rappresentati i concetti di arrivo e partenza, stasi e transizione, appartenenza e estraneità.

MiddleSea (2008) , videoinstallazione a schermo unico, indaga il mare come spazio di transito, come barriera tra sud e nord, tra est e ovest. Il sonoro di Mikhail Karikis dà luogo a un’atmosfera minacciosa e ossessiva mentre le immagini descrivono il viaggio sonnambulo di una figura solitaria tra Francia e Algeria.

Floating Coffins (2009) , film più recente girato in Mauritania, è una videoinstallazione a 14 schermi. Il luogo, rinomato per essere un impressionante habitat di uccelli migratori, mostra un ulteriore aspetto sinistro: l’emigrazione di Africani dell’area sub-sahariana verso l’Europa, gente che spesso ritorna, respinta dalla società o dal mare. Questa zona è anche nota per il suo epico e surreale cimitero di barche. È una visione toccante quella di queste spiagge corrose dal clima duro e saccheggiate dalla gente del luogo, piene di relitti, oggetti di scarto e corpi, uomini in transito e uccelli esotici di passaggio. Come dice l’artista stessa “Floating Coffins è un luogo in cui vita, morte, perdita, fuga, viaggi di abbandono e naufragi si incontrano. È ad un tempo cimitero infettato e fonte di sopravvivenza e di speranza”.
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Ho chiesto a Zineb Sedira di parlare della relazione tra i tre film, del concetto di “transito” e del Mare di Mezzo.

Il suo lavoro è legato soprattutto a quei film e video che indagano la diaspora, l’identità e il movimento tra i confini. Considera centrali nella sua pratica temi quali la provenienza, la partenza e il ritorno?
Sì, lo sono senza dubbio. Il punto di partenza del mio lavoro sono i miei genitori, così come anche il mio spostamento. Nel 1962 i miei genitori lasciarono l’Algeria per emigrare in Francia e lì si sono inseriti solo dopo 24 anni. Il mio trasferimento dalla Francia all’Inghilterra risale al 1996. Di conseguenza ho viaggiato spesso tra Francia, Algeria e Regno Unito.
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Foto Zineb Sedira

Il concetto di “viaggio” – fisico o metaforico – rimanda spesso alle tue origini, al viaggio dei tuoi genitori dall’Algeria alla Francia e viceversa, alla mobilità degli immigranti. Ma è anche il viaggio di un artista verso l’autonomia e la creatività?
Inizialmente il mio lavoro traeva spunto in primo luogo dallo spostamento dei miei genitori per indagare le problematiche dell’immigrazione. Comunque, ultimamente include il concetto del “viaggiare” in senso lato, incluse le modalità di trasporto. In quanto artista, il viaggiare costituisce una parte essenziale del mio lavoro. Ho cominciato a esplorare luoghi di passaggio, partenza e arrivo come aeroporti, porti e stazioni ferroviarie. Ciò ovviamente si collega alle questioni indagate precedentemente.

Nei film più recenti Saphir (2006) e MiddleSea (2008) i suoi interrogativi circa il concetto di “ritorno alle origini, in Algeria sono raccontati attraverso lo straniamento melanconico di un viaggio in nave. Pensa che il Mar Mediterraneo giochi un ruolo di divisione tra le culture appartenenti a questa area geografica?
Saphir e MiddleSea non trattano soltanto il tema del ritorno ma anche di arrivi e partenze. In MiddleSea c’è il dubbio se il viaggio cominci o finisca ad Algeri o Marsiglia. Il Mar Mediterraneo è per me luogo di “movimento” storico, culturale, attuale, ma è allo stesso tempo collegamento e separazione tra sud e nord. I porti ripresi in entrambi i film
diventano palcoscenici su cui vengono rappresentati i concetti di arrivo e partenza, permanenza e transizione, appartenenza e estraneità.
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Foto Zineb Sedira

In questi ultimi lavori si è spostata dall’ “albero genealogico” della sua famiglia verso una prospettiva più interiore, in cui una figura solitaria in uno spazio esteso allude a una narrativa silenziosa. Si tratta di un’inversione di rotta, di una visione più matura e sospesa?
Dal 2003 ho operato nell’intento di allontanarmi da ciò che è personale, politico, storico. Volevo ampliare il mio lavoro rispetto alla specificità della mia esperienza familiare includendone altre, poiché riconosco il rilievo internazionale di questi temi. Il mio lavoro non è più incentrato sulla famiglia e il mio ruolo di osservatrice è più distaccato, meno narrativo, più aperto. Ho sviluppato una strategia visiva: una “narrativa astratta” attraverso un approccio poetico e sottile. Credo sia questo il viaggio di un artista verso la maturità, l’autonomia, la creazione di una voce esterna.

In prospettiva, come vede l’allargamento dell’area euromediterranea di libero scambio? Crede nella possibilità di un nuovo mondo senza frontiere?
Secondo me il punto è: chi beneficerà di questo allargamento? Con leggi sull’immigrazione sempre più rigide, soprattutto per i cittadini africani, ho la sensazione che l’Euromed avvantaggerà commercianti, aziende e turismo europei. Ciò inevitabilmente significherà un divario ancora più profondo per i paesi del Sud.

www.zinebsedira.com/
www.amaze.it

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Claudia Zanfi
(03/09/2009)


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