La battaglia di Algeri vinta con la cultura | Antonella Tarquini
La battaglia di Algeri vinta con la cultura Stampa
Antonella Tarquini   
La battaglia di Algeri vinta con la cultura | Antonella Tarquini
Prima l’occupazione francese, poi il terrorismo di matrice islamica. Oggi, Algeri è impegnata in una nuova battaglia, quella per liberarsi dei pregiudizi occidentali, ridare fiducia agli investitori stranieri, rivendicare il ruolo di valido ponte tra il Maghreb e la riva nord del Mediterraneo. E lo fa attraverso la cultura e la valorizzazione del suo ricchissimo patrimonio archeologico e culturale, lanciando una vera e propria offensiva verso l’Italia, dove il paese è stato ospite d’onore al XV Salone dei beni e delle attività culturali e del restauro di Venezia, in programma fino al 3 dicembre.

Il ministero della cultura algerino, guidato dalla battagliera Khalida Toumi, ha fatto le cose in grande. Il suo raffinato stand, a forma di spirale, simbolo di crescita, è stato realizzato dal Gruppo Fallani e firmato dall’architetto e scenografo Zineddine Seffadj, coadiuvato a Venezia dal collega Alex Donadio. A detta del pubblico e della stampa, era il più bello del Salone, al quale ha portato un salto di qualità, introducendo tra l’altro un tema di cui poco si parla in questo tipo di manifestazioni: il patrimonio immateriale, quell’intangibile somma di espressioni culturali ancestrali a volte millenarie che si tramandano di generazione in generazione e di cui gli algerini sono gelosissimi e fieri.

Attorno a una colonna di luce, nucleo della spirale, un viaggio virtuale ci ha fatto scoprire l’ Ahellil degli Zeneti del Gourara (nella lista dell’Unesco), canto polifonico accompagnato da danze eseguito durante cerimonie religiose, pellegrinaggi e feste profane, e il mondo delle donne tuareg , depositarie dell’Imzad, strumento che solo loro possono fabbricare e suonare. E, tra le altre tradizioni, anche il rito del matrimonio a Tlemcen , che impone alle spose di indossare almeno dieci sontuosi abiti che le madri preparano nel corredo e il Rakb , il pellegrinaggio della gente di Ouled Sidi Cheikh, di discendenza sufi.

La battaglia di Algeri vinta con la cultura | Antonella TarquiniQuesti sono solo alcuni degli esempi dell’immenso patrimonio intangibile dell’Algeria, che racchiude ricchezze ancora poco note tra cui sette siti riconosciuti dall’Unesco come patrimonio dell’umanità e che, sin dal passato, hanno attirato viaggiatori e scrittori, come Pierre Loti e Sant’Agostino, Isabelle Eberhard e l’eremita Charles de Foucauld, studioso della lingua e della cultura tuareg.

Il sito più straordinario ed esclusivo, il Tassili N’Ajjer, si trova nel Sahara, e vanta più di 15mila affreschi e graffiti rupestri che narrano oltre diecimila anni di storia delle popolazioni del deserto tra elefanti, giraffe, rinoceronti, antilopi, cavalli al «galoppo volante», uomini dalla testa arrotondata e scorci di vita pastorale.

Farid Ighilahriz, direttore del Centro nazionale della ricerca in archeologia e commissario della mostra dalla preistoria all’età moderna, ne ha parlato in un ciclo di conferenze dedicate, tra gli altri temi, anche alla digitalizzazione del patrimonio e all’acqua come fonte di vita, relatori Mourad Bouteflika e Mourad Betrouni, direttori del ministero della cultura. Pietro Laureano, esperto
Unesco per gli ecosistemi in pericolo, in questa occasione ha presentato un progetto di ripristino di ottanta oasi attraverso il restauro di antichi sistemi di captazione dell’acqua.

Un altro importante sito del patrimonio algerino è Tipasa , città costiera a circa 70 chilometri da Algeri, e che raggruppa uno dei più straordinari complessi archeologici del Maghreb. Nata come un emporio commerciale cartaginese, in epoca romana si espande dando vita a un prestigioso insieme di edifici di tipologie architettoniche diverse.
Tra i sette siti selezionati dall’Unesco, c’è anche la Casbah di Algeri, immortalata da Gillo Pontecorvo nel suo celebre film e da pittori come Renoir e Delacroix. Nella città vecchia di el Djazair , circondata da mura ottomane di fine Cinquecento, sorgono ancora interessanti abitazioni tradizionali, palazzi, hammam, moschee, e diversi souk.
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Medracen

Tra i siti scelti dall’Unesco e presentati a Venezia, va ricordato anche quello meno noto, ma altrettanto affascinante, della Valle dello M’zab , nel cuore del deserto. Qui si trovano cinque ksour (villaggi fortificati) ciascuno con la propria moschea-fortezza, in caso di assedio, costruiti all’inizio del primo millennio dagli Ibaditi secondo un modello di habitat che ha esercitato una considerevole influenza sull’architettura e l’urbanismo arabi, oltre che su architetti e urbanisti del XX secolo, come Le Corbusier e Fernand Pouillon.

A 50 chilometri a nord est di Sétif, si trova il sito di Djemila , ancora poco frequentato dai turisti, un’antica colonia romana fondata durante il regno di Nerva (96-98 della nostra era) ed edificata su uno sperone di roccia che arriva a 900 metri di altitudine. Il senato, il forum, l’arco di Caracalla, il tempio di Settimio Severo, il mercato e numerosi edifici di culto rendono questo sito uno dei fiori all’occhiello dell’architettura romana in nord Africa.

Un altro notevole lascito del periodo romano è Timgad , una colonia militare fondata da Traiano che si trova a 480 chilometri a sud est di Algeri e che, con il suo piano ortogonale a scacchiera, illustra i principi dell’urbanismo imperiale al suo apogeo e offre un’immagine vivente della presenza romana nella regione.

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Ghardaia
Infine, il sito della Kalaa dei Beni Hammad , un complesso monumentale della civilizzazione islamica a mille metri di altitudine e 240 chilometri a sud est della capitale. Fondato all’inizio dell’XI secolo da Hammad, figlio del fondatore di Algeri, Bouloughine, fu abbandonato nel 1090 per la minaccia dell’invasione hilaliana. Il centro fu scelto come prima capitale dagli emiri hammaditi e conserva all’interno dei sette chilometri di cinta muraria, in parte smantellata, numerosi palazzi e la seconda moschea più grande del paese.

Venezia non è stata che il trampolino di lancio per l’offensiva culturale algerina in Italia. Il prossimo appuntamento è al Salone dell’arte del restauro di Ferrara, dal 28 al 31 marzo 2012, che accoglierà il paese come ospite d’onore.


Antonella Tarquini
(15/12/2011)




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