Il calvario di un’attrice turca per raggiungere Cipro | Ilgaz Ulusoy, WALLS-Separate Worlds, Övgü Pinar, teatro, Cipro, Tiyatro Medresesi
Il calvario di un’attrice turca per raggiungere Cipro Stampa
Övgü Pınar   

//Ilgaz UlusoyIlgaz UlusoyUlusoy, un’attrice teatrale turca, racconta il suo calvario per raggiungere la Repubblica di Cipro e partecipare alle attività di “WALLS-Separate worlds”. Co-fondatrice del Tiyatro Medresesi, partner turco del progetto europeo, Ilgaz si è ritrovata in un labirinto burocratico quando ha deciso di partecipare alla residenza artistica in programma sull’isola. Non essendoci rapporti diplomatici né voli diretti tra la Turchia e Cipro, le enormi difficoltà di mobilità hanno messo in luce ironicamente alcuni aspetti legati agli obiettivi stessi del progetto, che vuole contribuire ad abbattere i muri visibili e invisibili.

 

Era mai stata a Cipro prima?

Ho vissuto per due anni nel nord del paese quando studiavo alle medie e alle superiori perché mio padre faceva parte dell’esercito turco ed era stato mandato lì. Ma del sud avevo solo visto le luci dalla cima dei monti Beşparmak, non ci ero mai stata prima.

 

Può raccontarci cosa è successo dopo che ha deciso di andare nella Repubblica di Cipro per partecipare al progetto WALLS?

Come cittadina turca sono abbastanza abituata ad avere problemi di visto e non immaginavo che sarebbe stato particolarmente complicato ottenere il permesso per Cipro. Sapevo più o meno quali documenti erano necessari per inoltrare la richiesta e ho pensato che sarebbe stato sufficiente inviarli per risolvere il problema.

Inoltre, conoscevo un po’ le procedure dei visti Schengen perché ero stata in Grecia, sempre per il progetto WALLS, e il tempo impiegato per ottenere i documenti era stato normale. Prima di fare la mia richiesta avevo sentito alcune voci su quanto fosse difficile per un cittadino turco ottenere un visto dal consolato greco ma avevo potuto verificare in prima persona quanto l’informazione fosse infondata. Pensavo che ottenere il visto per Cipro sarebbe stato altrettanto semplice. Ma considerando i rapporti politici e diplomatici tra i due paesi potevo immaginare che le cose sarebbero andate diversamente.

 

Come si è svolta la procedura di richiesta del visto?

Prima di tutto, credevo che la Repubblica di Cipro appartenesse all’area Schengen.

Quando ho cominciato le mie ricerche on line mi sono ritrovata in una situazione completamente ridicola. Ho visitato decine e decine di pagine web apparentemente ufficiali e alcune affermavano che Cipro fosse effettivamente parte dell’area Schengen, altre sostenevano il contrario, altre ancora lo annoveravano tra i paesi candidati. Ero in Germania in quel periodo e quindi avevo già ottenuto il visto per circolare nell’Unione Europea e volevo raggiungere l’isola direttamente da lì. Ma alla fine ho scoperto che Cipro non ha siglato gli accordi. Ho poi scoperto che non esiste un consolato della Repubblica di Cipro e che in Turchia tutte le procedure fanno capo al consolato greco. Allora ho pensato “bene, si può fare”. Ma i problemi sono cominciati dopo. Ho capito che l’unico modo per ottenere il visto per Cipro era attraverso il consolato cipriota di Atene e questo significava che dovevo ottenere prima il visto per la Grecia. Si è creato nella mia testa una sorta di corto circuito. Conoscendo le regolari procedure ho allora pensato di inviare il mio passaporto con un po’ di anticipo al consolato cipriota ma non sapevo come poter raggiungere Atene senza… Allora ho deciso di tornare in Turchia invece di tentare di risolvere il problema dalla Germania, che sarebbe stato in effetti ancora più complicato. A Istanbul ho poi scoperto di poter scansionare i miei documenti per inviarli via email al consolato. Pochi giorni fa mi hanno comunicato che il mio visto è stato approvato ma il mio amico Dogu ha dovuto chiedere prima il visto Schengen e poi quello cipriota ma, visto che io quello Schengen già l’avevo ottenuto, l’iter per me è stato più semplice.

 

E alla fine che viaggio ha fatto?

Sono dovuta andare fino ad Atene per ritirare il mio visto quindi ho costruito il mio itinerario in modo da includere questa tappa. Il consolato mi ha informata del fatto che la maggior parte delle persone va ad Atene prestissimo la mattina in modo da arrivare prima che l’ufficio chiuda e dopo aver ritirato i documenti prende direttamente il volo per Cipro. Quindi il mio percorso è stato: Istanbul-Atene-Larnaca e per il ritorno Larnaca-Atene-Istanbul, perché non esistono voli diretti tra la Repubblica di Cipro e la Turchia.

 

A parte le difficoltà politiche e burocratiche, ha incontrato qualche problema legato a pregiudizi e stereotipi?

Ricordo di aver sentito strane storie riguardo il sud del paese quando abitavo nel nord. E dato che all’epoca avevo idee piuttosto nazionaliste, forse anche per via del lavoro di mio padre, avevo la tendenza a crederci. In Turchia, la storia è raccontata ai bambini in un certo modo, si dice che noi siamo le uniche vittime della guerra, che i nostri nemici hanno sempre piani terribili contro la nostra amata patria perché il nostro territorio è così incredibilmente prezioso e ricco etc.

La diffidenza che ho riscontrato nel nord del paese era in un certo senso basata su queste convinzioni. I libri sulla storia di Cipro che leggiamo a scuola sono pieni di foto orrende della guerra che mostrano i corpi massacrati dei bambini turchi e altre atrocità. Ricordo ancora l’impatto che queste immagini avevano su di me. Ora mi chiedo: “Qual è l’obiettivo di mettere foto simili nei libri di scuola? Cosa ci si può aspettare da una generazione che è stata nutrita con tutto questo odio?”.

 

Come è stato per lei scontrarsi con questi muri politici e burocratici che le impedivano di partecipare a un progetto basato sull’idea di ‘abbattere le barriere’?

È stata un’avventura tragicomica che mi ha fatto prender coscienza ancora di più dell’importanza di iniziative come questa. In questi casi capisci che significato abbia per tutte quelle persone provenienti da diversi paesi ritrovarsi insieme e stare in contatto tra loro. Se aspettassimo che le istituzioni statali facessero i passi necessari a risolvere questi problemi non ci sarebbe nessun progresso. L’unica cosa di cui abbiamo bisogno è incontrare la gente dei paesi con i quali abbiamo rapporti complicati e condividere, raccontare, ascoltare l’uno i problemi dell’altro. Mi sento fortunata ad avere avuto l’opportunità di lavorare in un progetto internazionale che mi da la possibilità di fare esperienza di tutto questo. 


 

Övgü Pinar

Traduzione dall’inglese di Federica Araco

16/06/2014