Rebetiki Diadromì | Evì Eván, Rebetiko, Dimitris Kotsiouros, Georgios Strimpakos, Daniele Sepe, Moni Ovadia, Vinicio Capossela, Smirne, Salonicco, Pireo, Atene, Karaghiòsis, Elias Petropoulous, Federica Araco
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Federica Araco   

Rebetiki Diadromì | Evì Eván, Rebetiko, Dimitris Kotsiouros, Georgios Strimpakos, Daniele Sepe, Moni Ovadia, Vinicio Capossela, Smirne, Salonicco, Pireo, Atene, Karaghiòsis, Elias Petropoulous, Federica AracoLa formazione italo-greca degli Evì Eván ha da poco autoprodotto un nuovo disco, “Rebetiki Diadromì”, “Itinerario Rebetiko”, uscito a gennaio con FuoriLuogo. Un vagabondaggio musicale da Istanbul ad Atene, tra brani inediti e canzoni tradizionali, arricchito con ritmi slavi, bizantini, ebraici e dalla presenza di ospiti d’eccezione, come Moni Ovadia, Daniele Sepe e Vinicio Capossela.

Nato a Roma nel 2007, il gruppo è attualmente composto da Dimitris Kotsiouros (bouzouki), Georgios Strimpakos (baglamas, voce), Daniele Ercoli (contrabbasso, kaval), Simone Branchesi (fisarmonica), Luca Cioffi (darbuka, tamburi a cornice), Emiliano Maiorani (chitarra) e Francesca Palombo (voce, fisarmonica).

Il nome Evì Eván ricorda, in forma abbreviata, un antico brindisi in onore di Dioniso ma è anche una filosofia di vita che invita a essere sempre positivi e propositivi, senza mai perdersi d’animo.

“Con la crisi degli ultimi anni la Grecia ha ottenuto molta visibilità e credo che questa sia una buona occasione per promuovere e diffondere la cultura odierna di questo Paese vicino ma per molti versi ancora piuttosto sconosciuto”, spiega Dimitris. “La Grecia, infatti, non è solo la culla della civiltà occidentale o un paradiso per gli amanti del mare, del classicismo e della buona cucina a poco prezzo. Ci sono aspetti molto più affascinanti e complessi che spesso vengono completamente ignorati. La crisi reca sicuramente un forte disagio, ma è possibile uscirne se si riesce a trovare la spinta necessaria per reagire e valorizzare aspetti nuovi e inediti del nostro patrimonio culturale. Non è un caso se il termine stesso ‘crisi’ significhi in greco ‘discernimento, giudizio critico’: abbiamo davanti una bella opportunità per poter guardare al futuro in un modo diverso invece di rammaricarci e restare attaccati a qualcosa che ormai non c’è più”.

Gli Evì Eván hanno deciso di dare il loro contributo suonando il Rebetiko, un genere musicale tradizionale ma per molti anni dimenticato, nato nei primi anni del Novecento nei sobborghi delle grandi città portuali greche come Atene e Salonicco. “Qui affluiva una massiccia immigrazione dall’Asia Minore che portava con sé stili di vita, storie, tradizioni e sonorità molto orientali che influenzarono gli strati più disagiati della popolazione che frequentavano le osterie e i vicoli del Pireo”, racconta Dimitris. “Con la Katastrofì del 1922, quando milioni di Greci furono cacciati da Smirne e da Istanbul dopo la disastrosa guerra con la Turchia, l’afflusso fu ancora maggiore”.

Il nome di questa musica deriva da una parola persiana che significa “ribelle” ma il gruppo preferisce ricordare la sua probabile discendenza da un verbo greco che significa fantasticare, sognare, girovagare.

Seguendo le orme del grande rebetologo Elias Petropoulous, la band accoglie infatti suggestioni, immagini, racconti, storie e sonorità provenienti da diverse tradizioni del Mediterraneo restituendo, sia a livello musicale che nei testi, uno straordinario mosaico di culture.

“I temi trattati nelle canzoni di Rebetiko”, interviene il contrabbassista, Daniele Ercoli, “appartengono alla vita di tutti giorni: disavventure amorose, storie legate ai mestieri più popolari o alla passione per la danza, il vino e il narghilè. Ma ci sono anche elementi di protesta contro la corruzione della classe politica o racconti di povertà ed emarginazione in contesti degradati. Anche l’ironia è una componente importante”.

Dei tredici brani che compongono il disco, due sono stati scritti da Georgios Strimpakos, uno è una ballata popolare romana con influenze campane del sedicesimo secolo, La Stringa, mentre gli altri sono tradizionali.

//La band, da sinistra: Georgios Strimpakos, Francesca Palombo, Daniele Ercoli, Emiliano Maiorani, Luca Cioffi e Dimitris Kotsiouros.La band, da sinistra: Georgios Strimpakos, Francesca Palombo, Daniele Ercoli, Emiliano Maiorani, Luca Cioffi e Dimitris Kotsiouros.

Il Rebetiko, continuano i musicisti, ha ricevuto negli anni molti contributi da altri generi e questo ha permesso ulteriori sviluppi: quello che si è diffuso nei pressi del Pireo è più una musica da osteria, ma alcuni autori hanno ricevuto l’influenza del gipsy jazz, come Manolis Hiotis, o delle tradizionali lamentazioni diffuse nell’Asia Minore che hanno ispirato le melodie più malinconiche, mentre altre composizioni hanno ritmi allegri e concitati, come quelli dello Zeibekikos.

“Gli strumenti caratteristici di questo genere musicale sono il bouzouki a tre corde, il kanonaki, l’oud e il baglamas, che ha una sua storia molto particolare”, racconta Dimitris. “Durante la dittatura di Metaxas il Rebetiko fu vietato perché considerato una musica oscena e per i suoi elementi orientali inaccettabili in un momento storico in cui la Grecia voleva a tutti i costi occidentalizzarsi. Anche gli strumenti che più lo rappresentavano furono vietati, così nacque il baglamas, un piccolo bouzouki che poteva essere facilmente nascosto sotto la giacca e veniva fabbricato nelle carceri usando zucche, pelli e budella di animali”.

//Moni OvadiaMoni OvadiaNel loro vagabondaggio sonoro dalle profondità dell’Asia Minore del secolo scorso fino alla Roma dei giorni nostri, gli Evì Eván hanno coinvolto numerosi ospiti come Sofia Labroupoulou, che suona il kanonaki in alcuni brani, Nikos Nikolopoulos, co-fondatore del gruppo, con il suo oud, Moni Ovadia, Daniele Sepe e Vinicio Capossela.

“Moni sente il Rebetiko e lo porta nel cuore”, racconta Dimitris. “La sua bisnonna era di Salonicco e il bisnonno di Smirne, parla perfettamente il greco e ha conosciuto grandissimi interpreti di questo genere musicale. Anche Daniele Sepe è un appassionato della Grecia e nel suo repertorio ha riadattato diversi pezzi di famosi rebetes e Vinicio, che ho conosciuto un paio d’anni fa e con il quale ho collaborato in diverse occasioni, si è innamorato di questa musica al punto da dedicarle un libro, un disco e un film”.

Anche in Grecia c’è una rinascita del Rebetiko, perché le tematiche narrate, legate alle disavventure della vita, sono vicine al sentire della gente, piegata dalla crisi economica, e perché l’insicurezza nei confronti di un futuro sempre più incerto spinge a riscoprire il valore della tradizione, raccontano i musicisti.

//Gli Evì Eván con Vinicio CaposselaGli Evì Eván con Vinicio Capossela

Negli ultimi mesi gli Evì Eván hanno diffuso in rete quattro episodi ispirati al tradizionale teatro d’ombre greco e al suo protagonista, Karaghiòsis, il cui nome significa letteralmente “occhio nero”. Uomo del popolo, incolto, povero ed emarginato, Karaghiòsis vive insieme ai suoi numerosi figli e alla moglie in una misera baracca proprio davanti al palazzo del Pascià e cerca di sopravvivere con espedienti non sempre legali, risolvendo i problemi di ogni giorno con l’astuzia e spesso in modo rocambolesco.

“È un personaggio molto popolare in Grecia”, spiega Dimistris. “Alla fine dell’Ottocento i burattinai mettevano in scena nei villaggi le sue storie accompagnati dalla musica dal vivo di orchestrine itineranti. Anche noi abbiamo voluto creare il nostro piccolo teatro delle ombre e vorremmo continuare con nuovi episodi ispirati alle storie di Esopo con musica dal vivo”. “Questo schermo che si illumina all’improvviso ha qualcosa di magico e incanta il pubblico facendo tornare tutti bambini”, aggiunge Daniele. “Nella sua semplicità, riesce ancora a regalare sogni”.

 


 Federica Araco

14/04/2014