'La sposa siriana' di Eran Riklis | Fadwa Miadi
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Fadwa Miadi   
'La sposa siriana' di Eran Riklis | Fadwa MiadiLa sposa siriana ( La fiancée syrienne , 2004) del regista Eran Riklis, lungometraggio che mette in scena una famiglia drusa arenatasi nell’altopiano del Golan, segna la sua prima collaborazione con un cineasta israeliano. Porta in scena una donna doppiamente oppressa, dall’armata ebrea e dal maschilismo dell’ambiente, la quale tenta tuttavia di fuggire a tanta oppressione. Basti dire che si tratta di una situazione profondamente viscerale per Hiam Abbas. Possiamo immaginare come questa attrice, che ha visto la luce in un villaggio a nord di Nazareth, abbia dovuto lei stessa trasgredire dei taboo per vivere la vita come l’intendeva. “Ho fatto cose che la religione e la mia famiglia riprovavano come partire, sposarmi con un uomo di un’altra confessione, divorziare, diventare attrice…” conferma lei. Lei, che fino ad allora aveva girato sotto l’egida di registi delle due sponde del Mediterraneo, da Merzak Ellouache a Michel Ocelot, passando per Jacob Berger o Yousry Nasrallah, aveva timore sul set con un cinesta israeliano? Hiam Abbas spiega: “Ecco, ero stata contattata dalla produzione francese e appena ho letto la sceneggiatura, l’ho trovato davvero magnifica. Dietro questa storia ho sentito l’impegno politico. Non aveva pregiudizi o stereotipi e al tempo stesso ho amato moltissimo il ruolo che mi proponeva”. D’altronde, al momento della presentazione de La sposa siriana al festival di Marrakech nel dicembre 2004, lei confidava l’utopico: “Se questo paese (Israele) divenisse una piattaforma cinematografica a immagine del set de La sposa siriana credo che si potrebbe vivere in pace. Attraverso il cinema, si ci sta arrivando. Gli artisti sono prova di una vera collaborazione su basi uguali. E’ questo ad essere importante. Non c’è superiorità. Si è là per far avanzare la macchina, ognuno a suo modo… di contribuire alla pace”.
In confidenza con Riklis per la sua esperienza, Hiam ha ripetuto il training con Amos Gitai per Free Zone (2005), in cui ha replicato Nathalie Portman e Hanna Laslo. Film al pari di Paradise Now (2005), secondo lungometraggio del palestinese Hany Abu-Hassad, dove ha interpretato la madre rosa d’ansia di un kamikaze in erba, che l’ha riportata nella terra natale .
Come se questo fosse stato impossibile per questa palestinese, di nazionalità israeliana, che ha lasciato il suo villaggio natio, vicino a Natareth, perché non riusciva a “esistere artisticamente e individualmente”, scappare alle fictions che evocano la realtà, dalla quale è fuggita, installandosi in Francia.
'La sposa siriana' di Eran Riklis | Fadwa Miadi
Hiam Abbass
In principio insegnante, Hiam Abbass è in seguito diventata attrice quasi per caso. Dopo essere cresciuta in un villaggio della Galilea, è a Haifa che Hiam segue studi in fotografia. A 23 anni, diploma in tasca, si trasferisce a Gerusalemme, prima di insegnare fotografia a Birzeith. Nel mentre, solca la regione natale con la macchina fotografica a tracolla, appostandosi alla ricerca di visi di femminili. Questa prima passione le aprirà le porte del teatro. A Gerusalemme, scatterà immagini della celebre troupe Hakawati. Un bel giorno, gli viene proposto all’ultimo momento di rimpiazzare un’attrice malata. Lei accoglie la sfida e compie i suoi primi passi professionali sul palcoscenico. Nella stessa occasione, scopre una nuova vocazione dentro di sé, cominciano così tournées in Palestina, Israele, ma anche in Europa. Nel 1987, Hiam appare per la prima volta al cinema. E’ Michel Khleifi a offrirle un ruolo in Noces en Galilée ( Nozze in Galilea ). Nel 1989 le sue peregrinazioni teatrali la portano in Inghilterra, poi a Parigi, dove vive da allora, quando non è in giro per il mondo per girare, migliorarsi o formare attori. E quando ha del tempo per se stessa? Gira i suoi copioni! Ha già realizzato La Danza Eterna ( La Danse Eternelle , 2003), dove dirige Gamil Rateb e Rim Turki. Invece non ce l’ha ancora fatta, per mancanza di tempo, con la scrittura di un lungometraggio che ciò nonostante tiene particolarmente a cuore. Il soggetto? “La storia di una donna stabilitasi in Francia, che poi ritorna in Palestina” … Senza dubbio, la sua maniera per continuare ad abitare il posto da dove viene.

Fadwa Miadi
(traduzione di Maddalena De Bernardi)
12 febbraio 2008

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