Metamorfosi (1). Per un teatro di donne sulla deriva del mare | Federica Araco, Astragali Teatro, H.O.S.T., Lecce, Metamorfosi, migrazione, Sayad, Fabio Tolledi, Ovidio, Charlotte Engelbert, Lenia Gadaleta, Vita Malahova, Roberta Quarta, Onur Uysal, Serena Stifani, Laura Lutard, Fatima Sai, Julian Diamanti, Antonio Palumbo, Camille Thomas, Gaetano Fidanza, Francis Leonesi, Iula Marzulli, Petur Gaidarov, Eleonice Mastria, Eva Andronikidou, Manuela Mastria, Irene Lazaro, Simonetta Rotundo, Oksana Cherkkashina, Fauve Bickerstaffe, Francesca Greco, Nazif Ugur Tan, Hamado Jean Baptiste Tiemtore, Carla Lama, Gizem Guclu, Valentina Favella, Stefania Romano
Metamorfosi (1). Per un teatro di donne sulla deriva del mare Stampa
Federica Araco   

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Voci di donne e di uomini intonano un canto. Lingue diverse si mescolano in un unico respiro che evoca terre lontane, nostalgia, affetti lasciati con gli occhi pieni di speranza. Tecniche diverse si intrecciano in un’esperienza sonora sospesa tra Oriente e Occidente, dove la voce è al contempo ritmo e melodia e delinea paesaggi emotivi sconosciuti. Ventotto corpi si muovono nello spazio e i loro movimenti senza tempo assumono la forza dell’universalità. Poi dèi, uomini e donne intrecciano i loro destini spinti, a volte accecati, da amore e desiderio, paura, ira, invidia o sete di conoscenza.

Le storie narrate sono tratte dalle Metamorfosi di Ovidio, prima grande raccolta di miti greci (ne contiene più di 250) composta nel primo secolo dopo Cristo. Nella riscrittura poetica di Fabio Tolledi, regista di Astragali, l’epos ovidiano si rivela al pubblico nella sua potente contemporaneità attraverso personaggi estremamente intensi e, ciascuno a suo modo, emblematici della condizione del migrare. 

Licaone, Deucalione, Pirra, Dafne, Io, Argo, Cicno, Callisto, Coronide, Europa, Atteone, Tiresia, Eco, Ermafrodito, Clizia, Medusa, Proserpina, Aracne, Niobe, Filomela. Dalle loro storie, con epiloghi spesso tragici, emerge il discorso eterno sul divenire dell’uomo nel suo incessante processo di trasfigurazione, crescita e mutamento. Nel poema di Ovidio la vita crea e ricrea continuamente il mondo integrando cose animate e inanimate, mescolando significati e intrecci narrativi. Vittima del caso o dei capricci degli déi, l’uomo è al centro di questo movimento di eterna trasformazione ed esprime con i suoi drammi personali una condizione universale di “tras-migrazione”. Qui il migrare, al di là delle sue accezioni più stereotipate, è concepito nel suo movimento interno di diventare “altro da sé” in un continuo processo di riconfigurazione esistenziale.

 

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“L’aspetto drammaturgico è un nodo di svolta importante”, spiega Tolledi. “Dopo tanti anni di lavoro sulla tragedia e tanti sulla commedia e sulla questione greca, era per noi interessante cominciare a lavorare sul mondo latino e passare all’epica. In particolare Metamorfosi è interessante se letta in una chiave legata ai lavori di Sayad rispetto alla questione del migrante che trasforma sé e non è più quello che era prima vivendo una lacerazione tra destino e tragedia che è importantissima. Nella tragedia abbiamo sempre a che fare con dèi ed eroi e poi c’è la ubris che grava sulle cose. L’epos, invece, è una sorta di inceppo della storia, un passo falso, e ha una dimensione di apertura nella difficoltà. Le Metamorfosi sono segnate da una sofferenza che trasforma: non è consolatoria né teleologica perché non si compie ma rimane all’interno di un nesso terribile che è quello di un eterno ritorno in cui però interviene un inciampo. È qualcosa di non lineare né compiuto, ma che si ripete all’infinito.

E rispetto alla questione migrante, anche lì non si compie un riscatto né una redenzione.

L’uomo che emigra per fuggire alla fame, alla guerra, alla miseria si accorge di essere dentro all’inciampo. E, anche per lui, non c’è consolazione”.

Ripartire da questo intreccio insolubile tra migrazione e trasformazione attraverso il racconto di miti universali è un modo per denunciare la violenza con cui la globalizzazione politica ed economica impedisce oggi la libera mobilità delle persone. Il paradosso contemporaneo contrappone, infatti, al continuo movimento di merci per l’espansione del libero mercato check point, centri di identificazione ed espulsione e frontiere che, come muri, respingono, immobilizzano, umiliano centinaia di donne e uomini in diverse parti del mondo.

La rilettura dell’epos proposta da Astragali diventa, in questa prospettiva, un’esperienza artistica ancor più vibrante, intensa, necessaria. E un atto coraggioso di resistenza umana e di passione civile.

 

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Metamorfosi (1).

Scrittura poetica di Fabio Tolledi per un teatro di donne sulla deriva del mare.

 

Lo spettacolo presentato a Lecce è il risultato di una residenza teatrale nel Salento durata due settimane con attrici e attori professionisti provenienti da dodici paesi. Il lavoro è stato sviluppato durante due workshop (in Francia e a Cipro) e in altre due residenze artistiche (a Zante e a Cadice) nell’ambito del progetto H.O.S.T.

 

La ricerca su Metamorfosi continuerà nei prossimi tre anni e già ci sono in programma altri eventi, tra cui un adattamento dello spettacolo con sei attori della compagnia e un workshop che Tolledi condurrà a Baghdad (Iraq) dopo l’estate.

 

Regia di Fabio Tolledi.

Con: Charlotte Engelbert, Lenia Gadaleta, Vita Malahova, Roberta Quarta, Onur Uysal, Serena Stifani, Laura Lutard, Fatima Sai, Julian Diamanti, Antonio Palumbo, Camille Thomas, Gaetano Fidanza, Francis Leonesi, Iula Marzulli, Petur Gaidarov, Eleonice Mastria, Eva Andronikidou, Manuela Mastria, Irene Lazaro, Simonetta Rotundo, Oksana Cherkkashina, Fauve Bickerstaffe, Francesca Greco, Nazif Ugur Tan, Hamado Jean Baptiste Tiemtore, Carla Lama, Gizem Guclu, Valentina Favella, Stefania Romano.

 


 

Federica Araco

03/06/2013