Successo deI Torino Film Festival “più pop”  | Torino Film Festival, Paolo Virzì, Pierfrancesco Diliberto, Fernando Eimbcke, Mariana Rondón, Nicola Grignani, Alberto Mussolini, Luca Scaffidi, Valeria Testagrossa, Andrea Zambelli, Freeman, Douglas, De Niro, Kline
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Stefanella Campana   

//"Club Sándwich", di Fernando Eimbcke"Club Sándwich", di Fernando Eimbcke

Storie e contesti molto diversi, ma con al centro il rapporto complicato di madri single con i rispettivi figli. In Club Sándwich, del regista messicano Fernando Eimbcke, miglior film nel Concorso Internazionale Lungometraggi del 31° Torino Film Festival che si è chiuso con un gran successo di pubblico (oltre il 30% in più di incassi), i protagonisti sono la madre single Paloma, sconvolta dall’idea di essere messa da parte del figlio quindicenne, che durante una vacanza al mare scopre l’attrazione per una coetanea e il desiderio sessuale. Anche  Mariana Rondón, premio per la miglior attrice nel film  Pelo Malo della regista venezuelana Mariana Rondón (il film è stato premiato anche per la miglior sceneggiatura) nel ruolo di una giovane madre, Marta, vedova e disoccupata, alle prese con una difficile lotta quotidiana per la sopravvivenza, scaricherà sul giovane figlio le sue molte frustrazioni in un crescendo di soprusi e incomprensioni. “Mi interessa parlare di personaggi indifesi, ai quali mancano i mezzi per sopravvivere a livello emotivo – spiega la regista - Come punto di partenza ho voluto mettere in dubbio l’amore materno: è una questione istintuale o un dovere incondizionato? Le emozioni non sono un dovere”.

 

Successo deI Torino Film Festival “più pop”  | Torino Film Festival, Paolo Virzì, Pierfrancesco Diliberto, Fernando Eimbcke, Mariana Rondón, Nicola Grignani, Alberto Mussolini, Luca Scaffidi, Valeria Testagrossa, Andrea Zambelli, Freeman, Douglas, De Niro, KlineLa mafia uccide solo d’estate è la prima prova come regista di Pierfrancesco Diliberto, in arte “Pif” (tra le sue esperienze, Le Iene e il programma di Mtv Il testimone) a cui è andato il premio del pubblico. E’ il racconto della Palermo degli anni Ottanta e Novanta devastata dalle stragi mafiose attraverso gli occhi di un bambino Arturo. Racconta il palermitano Pif: “Un giorno mi sono fermato e mi sono guardato indietro. E lì è nata la domanda: ma come è possibile che a Palermo la mafia entrasse così prepotentemente nella vita delle persone e che in pochi dicessero qualcosa. Ho girato il film a Palermo e non ho pagato il pizzo”.

 

Un premio speciale della giuria per Italiana.doc ex-aequo a: Striplife di Nicola GrignaniAlberto MussoliniLuca ScaffidiValeria Testagrossa e Andrea Zambelli,  perché “racconta, attraverso intelligenti scelte cinematografiche, la normalità di una giornata nella Striscia di Gaza. Un film che  contrasta volontariamente con l'overdose di immagini di guerra veicolate e consumate attraverso i media”. Il premio Cipputi, al miglior film sul mondo del lavoro, è stato assegnato a: Portrait of a Lone Farmer di Jide Tom Akinleminu (Danimarca/Nigeria/Germania): “Un film intimo e delicato che usa la camera come un utensile capace di raccontare un padre e un figlio, un contadino e un cineasta attraversati da due continenti, l’Europa e l’Africa. Il lavoro dell’uno e dell’altro si guardano, si incontrano e cercano di capirsi e di raccontarsi”, è la motivazione della giuria.

 

//"La sedia della felicità", di Carlo Mazzacurati"La sedia della felicità", di Carlo MazzacuratiIl Torino Film Festival ha attribuito quest'anno il Gran Premio Torino a Carlo Mazzacurati, che ha presentato il film La sedia della felicità, incluso nella sezione Festa Mobile. Nato a Padova, Mazzacurati nel 1979 realizzò il suo primo film, Vagabondi (in 16mm), che nel 1983 viene premiato al festival milanese Filmmaker Doc. Come regista, ha vinto il Leone d’argento nel 1994 alla Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia con il film Il toro. Altre sue opere di successo di pubblico e critica sono: Vesna va veloce (1996), La lingua del santo (2000), La giusta distanza (2007), La Passione (2010). La sedia della felicità è il suo nuovo film, una caccia al tesoro stralunata che attraversa un Nordest abitato da una bizzarra umanità, un impasto tra commedia pazzesca e film sentimentale. Nei film di Carlo Mazzacurati si snodano le caratteristiche, i vizi, le intuizioni, la generosità e la meschinità di un popolo che forse non è cambiato tanto dagli anni Cinquanta (quando, più o meno, ha cominciato a riconoscersi come nazione), e se mai è cambiato in peggio, diventando, dagli anni Ottanta a oggi, ancora più confuso e disperato. Gli arroganti, i potenti, non fanno per Carlo Mazzacurati. I suoi «cattivi» sono immersi nell’anonimato banale e spesso, all’origine, sono dei poveracci tali e quali agli altri. Le sue «vittime» sono un rimprovero doloroso alla nostra intolleranza e alla nostra cecità. I suoi «eroi» sono persone comuni, magari un po’ stanche, che incappano per caso in qualcosa che li costringe ad andare alla ricerca di un senso.

 

L’unico vero atto di eroismo che compiono è non tirarsi indietro davanti a questa ricerca. Possiamo farlo tutti: è sufficiente che, complice la provincia con la sua lentezza, ci fermiamo per pensare e, magari, per opporre dei rifiuti o accettare delle scommesse. Carlo Mazzacurati lo fa da sempre nei suoi film: scommette sulle nostre possibilità di sopravvivenza e di onestà, scommette che, sotto sotto, siamo ancora «buoni».

 

Successo deI Torino Film Festival “più pop”  | Torino Film Festival, Paolo Virzì, Pierfrancesco Diliberto, Fernando Eimbcke, Mariana Rondón, Nicola Grignani, Alberto Mussolini, Luca Scaffidi, Valeria Testagrossa, Andrea Zambelli, Freeman, Douglas, De Niro, KlineNon hanno ricevuto premi ma sono stati apprezzati anche film come “La battaglia di Solferino”, della francese Justine Triet, che descrive con abilità l’intreccio tra la storia pubblica (le elezioni presidenziali in Francia nel 2012) e la vita privata piuttosto concitata di una cronista con un ex compagno disturbato deciso a rivedere le sue due figlie piccole nel giorno in cui viene eletto Hollande. E “IL treno va a Mosca”, film in bianco e nero che i giovani registi Federico Ferone e Michele Manzolini hanno realizzato con i filmati del barbiere comunista Sauro Ravaglia e i suoi amici, appassionati cineamatori di Alfonsine, uno dei tanti paesi della Romagna rossa, che sognano l’Urss convinti che sia l’unica terra in cui si realizza il loro ideale di pace, fratellanza e uguaglianza. L’occasione arriva con il Festival mondiale della gioventù nel 1957. “Per Sauro l’utopia non era solo un’idea politica, ma una prospettiva da poter quasi toccare con mano. Per noi – spiegano i registi – cresciuti in un’epoca in cui non si sogna più una società ideale, fare un film come questo segna il tentativo di far riaffiorare l’utopia che abbiamo sempre finto di ignorare”.

 

Nella sezione TFFdoc, nello spazio fuori concorso un posto speciale è stato dato al focus dedicato alle tematiche coloniali e post coloniali, anche al rimosso coloniale della storia, soprattutto europea. Il giovane regista algerino Lamine Ammar-Khodja, cresciuto a Bab Ezzouar, un sobborgo di Algeri (dal 2003 si è trasferito a Parigi), nel suo “Cronache ambigue” scorrono otto frammenti di storie che restituiscono il complesso mosaico della capitale algerina mentre il Paese festeggia il cinquantesimo anniversario della sua indipendenza. Nel documentario “La rivolta” dell’inglese Peter Snowdon, le immagini raccolte in Tunisia, Egitto, Libia, Siria, Bahrein e Yemen danno vita a una rivolta panaraba: “Il video è in grado di preservare quella voce individuale senza la quale la più grande delle folle non vale niente”, spiega il regista. Ha ricevuto molte menzioni il documentario “Il luogo delle fragole” della spagnola Maite Vitoria Daneria: la storia di Lina, 70 anni, contadina da sempre, che ogni mattina da San Mauro, alle porte di Torino, il “paese delle fragole” raggiunge il mercato più grande d’Europa, quello di Porta Palazzo, e dell’incontro con Hassan, giovane immigrato marocchino in cerca di lavoro.

 

Successo deI Torino Film Festival “più pop”  | Torino Film Festival, Paolo Virzì, Pierfrancesco Diliberto, Fernando Eimbcke, Mariana Rondón, Nicola Grignani, Alberto Mussolini, Luca Scaffidi, Valeria Testagrossa, Andrea Zambelli, Freeman, Douglas, De Niro, KlineBilancio positivo per il Torino Film Festival guidato per la prima volta da Paolo Virzì che con il suo profilo artistico, legato all’eredità della migliore commedia all’italiana, ha dato un’impronta più festosa e popolare, come aveva promesso, “perchè ridere non è un peccato. In questo periodo di crisi far vedere cose belle è una medicina per la gente”. Già dal film d’apertura “Last Vegas” con i divertenti grandi vecchi interpretati da un pool di grandi attori come Freeman, Douglas, De Niro e Kline, si sorride spesso, come pure nel film di chiusura, il grottesco “Grand piano”, dello spagnolo Eugenio Mira. Non c’erano tappeti rossi, ma lui Virzi non si è risparmiato, chiamato a solidarizzare in varie proteste e contento per “aver potuto vedere in anteprima tante opere che non avrei avuto modo di conoscere. E ho riscontrato diverse tendenze comuni, quella di marcare l’identità delle narrazioni, come una necessità di reagire alla globalizzazione”. Con un arrivederci al prossimo anno visto che il regista di “Ovosodo” ha firmato un contratto di due anni, ma ancora nell’incertezza per la data della 32^ edizione, visto che il Festival di Roma pare volersi avvicinare alla data torinese….

 


Stefanella Campana

01/12/2013