Pasini in mostra, il  pittore cronista | Alberto Pasini, fondazione Accorsi-Ometto, Rosita Ferrato, Théodore Chassérian, Luca Mana
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Rosita Ferrato   

//Alberto PasiniAlberto PasiniAncora oggi viene definito pittore cronista, in quanto fu il primo - in un'epoca dove gli artisti favoleggiavano dell'Oriente e tutt'al più se lo immaginavano, prima di trasporlo sulla tela - a recarsi in quei luoghi e da lì a descrivere con i pennelli la vita quotidiana della gente, i mercati, gli edifici, i paesaggi, come un fotografo o un reporter, che dall'Oriente misterioso porta un tesoro con la sua magia e i suoi colori. Ad Alberto Pasini (Busseto 1826-Cavoretto 1899), piemontese d'adozione, uno dei più grandi orientalisti della sua epoca e ancora oggi noto a livello internazionale (è uno degli otto pittori italiani più pagati di sempre), la fondazione Accorsi-Ometto dedica una rassegna monografica, la prima organizzata nella città di Torino, che durerà fino al 29 giugno 2014.

Il primo pannello della mostra si intitola “da Parma a Teheran”, e ci racconta di come Pasini, concittadino di Giuseppe Verdi, nato 13 anni dopo di lui e suo caro amico, iniziò a dipingere.

La sua vita artistica cambiò a Torino, ma soprattutto a Parigi, dove il giovane iniziò a trarre ispirazione per i suoi paesaggi alla scuola di Barbizon, una corrente pittorica del realismo.

Nella capitale francese venne a contatto con figure importanti dell'epoca (e che nella sua vita avrebbero giocato un ruolo cruciale), come l'editore Lemercier, i mercanti d'arte Tedesco e Goulip, e il noto pittore Théodore Chassérian, uno dei pochi che lavorava anche in Oriente. Fu costui che impresse nella vita del giovane Pasini un'accelerata e una svolta esistenziale e artistica; nel 1854 il pittore francese venne infatti invitato in Persia per seguire una delegazione diplomatica (in quell'anno il governo di Napoleone III cercava un possibile accordo contro la Russia zarista): serviva un buon disegnatore per documentare il viaggio, in ogni sua tappa. Chassérian vi dovette rinunciare perché gravemente malato e indicò quindi l'italiano come sua valida alternativa.

L'anno seguente quindi Pasini si aggregò alla missione diplomatica francese Bourée presso lo scià di Persia, compiendo un lungo ed interessantissimo viaggio nel favoloso “Oriente”, tanto in voga in Europa in quel periodo.

Nel 1855 salpò allora da Marsiglia per l'Egitto, prima tappa al Cairo, dove con tratto sicuro iniziò a disegnare con matita e gessetto, schizzi di una realtà sconosciuta. ”Disegni che nel loro insieme rivelano – spiega Luca Mana, curatore della mostra - aldilà della bravura grafica dell'artista, la precisa volontà di documentare nella maniera più veritiera possibile tutto ciò che di più tipico gli si parava davanti agli occhi. Una volontà testimoniata soprattutto dai soggetti ai quali è dedicata la maggioranza dei disegni, ossia le immagini di uomini e di donne più caratteristiche, vuoi per tipo di abito o per comportamento, così come i dettagli architettonici di contesti urbani completamente diversi da quelli europei”. Disegni che gli serviranno per la produzione successiva delle tele e per “rinfrescarsi” la memoria.

//Carovana presso il Mar Rosso (1864)Carovana presso il Mar Rosso (1864)

Il tragitto toccò Suez, il Mar Rosso, il Golfo Persico, sino ad arrivare in Iran, a Bushir; quindi via terra con una carovana per Shiraz, Persepolis, fino all'arrivo a Teheran. Pasini visse con la gente e riportò grazie alla sua opera - a differenza dei suoi colleghi, che di quelle terre favoleggiavano solo, dipingendo su convenzionali fantasie - il vissuto di quei posti, la vita, la luce intensa e le atmosfere, il quotidiano di luoghi di cui l'Europa tanto aveva sentito parlare. Tornato a Parigi nel '56, iniziò subito a dipingere e in pochi anni, anche grazie all'abilità del proprio mercante Adolphe Goupil, divenne immediatamente celebre e molto quotato.

//Strada del Cairo (1861)Strada del Cairo (1861)I viaggi di Pasini non si arrestarono, anzi. Fu in Egitto, Palestina, Libano e Siria (1859), rimase nove mesi a Costantinopoli (1867), città che lo stregò, e dove ritornò nel luglio 1869. Di questi anni sono i quadri su olio, esposti a Torino: Strada del Cairo (1861), Fuori le mura (1872), Una casa a Teheran (1856), Scorta del Sultano (1867), Cavalli al galoppo (1862), tele ormai inconfondibili per l'uso della luce e per i soggetti, ricchi di colore e di tanti dettagli, di un mondo, “vario e arcaico- come spiegano gli organizzatori della mostra di Torino – destinato a sparire”.

Pasini adattò le nozioni apprese in Francia alla scuola di Barbizon al Medio Oriente, nei giochi di luce, “dove una luce intensa e diffusa valorizzava il patrimonio cromatico di quei luoghi. Per la prima volta - spiegano alla mostra - si potevano ammirare usi e costumi dei popoli arabi e Pasini ne sapeva cogliere le atmosfere”. Le tele, generalmente di dimensione medio piccola, già negli anni '60 del secolo XIX, divennero opere da collezione, esposti nei saloni di Parigi e alle esposizioni delle Belle Arti di Torino. I suoi temi più apprezzati, oltre i paesaggi e le architetture, le scene di costume, i bazar assolati e animati, le carovane che attraversavano gole di monti o il deserto, le scene di caccia, scorte di sultani con cavalieri al galoppo o portali con splendide arcate di palazzi moreschi, e poi mercati, scene in movimento. Uomini e cavalli; spesso invece le donne sono assenti, se non (coperte dalla testa ai piedi e con vesti coloratissime) in scene di vita quotidiana come nella tela Bosforo (1869), dove sono mollemente adagiate, a passeggio o sedute sulla riva, oppure nello splendido Mercato arabo (1870).

//Mercato orientale (1870)Mercato orientale (1870)

Comperata nel 1969, vicino a Torino, una villa a Cavoretto, la usa anche come luogo strategico per i suoi interessi artistici parigini e poi riprendono anche i viaggi più lunghi. Nel 1873 tornò a Costantinopoli e in Turchia, mentre un viaggio successivo, tre anni dopo, per le stesse mete, si interruppe a Vienna, causa le notizie sui tragici fatti a Salonicco. Nel rientrare in Italia, scoprì una valida alternativa all'Oriente a Venezia per colore, forme e luci. Nel '79 è in Andalusia, assieme al mercante Goupil e il genero di questi, il pittore francese Jean-Léon Gérôme, altro orientalista. Pasini è affascinato dalle atmosfere moresche degli edifici storici delle due mete, Cordoba e Granada, dove le architetture medioevali islamiche gli ricordano l'Oriente, tanto che vi tornerà ancora nel 1883. Da lì in poi, però, i viaggi si faranno sempre più rari: negli ultimi anni della sua vita l'artista dipinge a memoria (alcune foto lo ritraggono come un pasciuto signore ormai anziano nel suo atelier), sempre però con l' Oriente negli occhi e nel cuore. Morirà a Torino nel 1899.

 

Pasini in mostra, il  pittore cronista | Alberto Pasini, fondazione Accorsi-Ometto, Rosita Ferrato, Théodore Chassérian, Luca Mana

 



Rosita Ferrato

05/03/2014