“Soggèste”. Quasi un dialogo | Rocco De Santis, Amaltea, griko, Alessandro Dell’Anna, Rocco Nigro
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Rocco De Santis   

“Soggèste”. Quasi un dialogo | Rocco De Santis, Amaltea, griko, Alessandro Dell’Anna, Rocco Nigro

“In realtà immaginavo, non già una recensione, ma una nota dell'autore che illustra perché ha creato “Soggèste”, le circostanze in cui lo ha creato, come lo ha elaborato e costruito... insomma immaginavo un racconto in soggettiva del 'dietro le quinte' del lavoro, del suo processo di ideazione e costruzione, motivazioni, il senso che ha per te... Secondo me questo sarebbe interessante”.

Queste le parole del mio editore, in risposta a una mia email dove, avendo male interpretato una sua richiesta, paventavo il rischio di una recensione auto-celebrativa.

 

...una nota dell’autore che illustra perchè ha creato ‘Soggèste’...

 

Già, ancora una nota dopo tante note... Le parole scritte ti obbligano ― almeno moralmente come in questo caso ― a cercare un senso postumo a qualcosa che si è fatta per un’impellenza esistenziale, che, parimenti a tutte le impellenze di carattere somatico, sono dettate dall’urgenza che sopravanza ogni ragionamento. Certo, mi sono scelto un paragone... Come testimonial di me stesso, devo ammettere di essere proprio una frana. Il mio editore non me ne voglia...

 

...le circostanze in cui lo ha creato...

 

Perché si crea qualcosa che gli altri poi dovranno valutare? La presunzione di poter essere in grado di fare qualcosa di bello e il narcisismo preventivo a un successo previsto, ma non certo, ti mettono in condizione di esporti al rischio di una rovinosa stroncatura, con tutte le ricadute di vario carattere che ciò implica a tuo danno. Il narcisismo è impavido. Ma forse, senza questa sorta di efebo interiore, l’umanità si sarebbe privata di molte meraviglie e probabilmente non ci sarebbe stato il progresso. Detto questo, ora non sta a me dire se il mio Soggèste contribuisca o no alla meraviglia e al progresso dell’Umanità, sebbene potrei dirlo... Vabbé, lo dico: no. Il narcisismo non esclude la consapevolezza. Ah, scusate, soggèste, in griko, cioè nell’idioma in cui sono cantate la maggior parte delle canzoni del cd di cui parlo ― perché di un cd di canzoni stiamo parlando ― vuol dire “possibile”. E a proposito di possibilità, mi concedo la pur remota possibilità che la mia consapevolezza non coincida con il sentire altrui.

 

...come lo ha elaborato e costruito...

 

In questo scritto le cose escono poco alla volta e forse con ritardo. Lo dico adesso: io, tra i vari ruoli precari che occupano la mia vita, faccio anche il cantautore, e lo faccio soprattutto esprimendomi nell’idioma sopra citato, giacché è la prima lingua che ho imparato e parlato e che, nella circoscritta area del Sa da cui provengo, si parla ancora, sebbene da un’ormai sparuto gruppo di irriducibili. Una lingua di origine greca. Una lingua che, mano a mano, nel tempo, per usura, perdendo qualche pezzo, si è reintegrata con i ricambi prestatele, prima dal dialetto romanzo, con cui da sempre è convissuta, e poi dall’italiano. Dunque una lingua meticcia, sebbene la componente greca sia ancora ampiamente preponderante. Dunque, un cantautore griko, frustrato e anchilosato dentro la sua nicchia sempre più stretta, che ogni tanto si concede una rinfrancante stiracchiata nel più arieggiato di aletto romanzo e nel climatizzato italiano. Difatti, in percentuale, questo è il contenuto linguistico del disco in questione: sei canzoni in griko, una in romanzo, una in italiano, una in griko/italiano e una in griko/romanzo/italiano. E la nicchia ce la siamo meritata...

 

...un racconto in soggettiva del ‘dietro le quinte’ del lavoro, del suo processo di ideazione e costruzione, motivazioni...

 

Soggèste, nella discografia che mi ha visto coinvolto finora, è il primo cd intestato a mio nome. Le mie precedenti pubblicazioni sono relative ad Avleddha, un gruppo etno-musicale fondato e condotto insieme a mio fratello Gianni, di cui l’ultimo disco risale al 2007. Ebbene, in Avleddha, oltre ad essere autore delle musiche, anche il sound dell’ensemble si rifaceva alle mie scelte estetiche, soprattutto nell’ultimo lavoro, Ofidèa, dove addirittura ho scritto l’intera partitura strumentale. Terminato questo percorso di band, o perlomeno sospeso, necessitavo di un reset: uscire dalla gabbia di suoni e stereotipie a cui mi ero assuefatto. Una scrematura, una rarefazione sonora, dove la voce potesse raccontare libera, senza contrappunto, senza l’incalzo del metronomo, toccando nuove vibrazioni. Tematiche e modalità espressive svincolate dalla preoccupazione di piacere o meno. Questo è. Ed ecco Rocco Nigro, raffinato fisarmonicista, non certo nuovo alle mie vicissitudini musicali, visto che da circa dodici anni asseconda strumentalmente le mie fisime sonore.

Per la prima volta gli affido, nella massima libertà, le mie canzoni. Le potrà plasmare e modificare a suo piacimento: mi chiamerà quando sarà pronto. Al suo fianco ci sarà Alessandro Dell’Anna, chitarrista di formazione classica con propensioni avanguardistiche.

Così, dopo qualche settimana, Rocco mi chiama. È la prima volta che non canto le mie canzoni con in braccio la mia chitarra. Mi lascio andare. Per la prima volta la mia melodia è forestiera in un nuovo paesaggi o sonoro. Si può essere altro nella vita; questa unica grande libertà la si può avere soltanto attraversando nuovi “paesaggi sonori”.

 

...il senso che ha per te...

 

Libertà è una bellissima parola. A volte, come nel mio caso, ci si auto-definisce liberi artisti. Ma si è veramente liberi? In effetti non è detto nemmeno che si sia artisti...

È quasi impossibile liberarsi da ciò che si è costruito per strategie di sopravvivenza. L’arte, come gran parte delle sublimazioni umane, è possibilità di sopravvivenza quando l’alternativa è l’alienazione. Si comincia da bambini, inconsciamente; nello scarabocchio c’è già tutto. Si cresce e via via si diventa più raffinati nel tratto, ma non è altro che lo stesso groviglio di segni che per una vita si cerca di districare. Spesso dallo scarabocchio si cerca di cavare fuori qualcosa di accattivante, che possa suscitare il consenso. Ma quel tipo di consenso non coincide mai con l’appagamento interiore; il groviglio si ritrae. Ed ecco il senso che può avere per me Soggèste, ecco, per l’appunto, possibilità, la possibilità di varcare i propri limiti di sicurezza e concedersi la libertà di rischiare; affidare il timone ad altri nocchieri e lasciarsi trasportare verso rotte insolite, accettando l’eventuale naufragio. In questa operazione artistica, la mia libertà si è determinata nella libertà di espressione che ho lasciato agli altri. E così è stato anche per chi a tradotto in immagini questa musica e queste parole; così è stato per Emanuele De Matteis: libero. Nei suoi volti sognanti, nei suoi paesaggi onirici ho trovato altre storie. Storie che coincidono con quelle parole e quella musica, ma altre. Sì, si può essere altro.

//Presentazione al Parco Palmieri di "Soggèste", ultimo lavoro del cantautore grico Rocco De Santis.Presentazione al Parco Palmieri di "Soggèste", ultimo lavoro del cantautore grico Rocco De Santis.

 


 

Rocco De Santis,

Soggèste

Cd-audio

Articolo ripreso da:

“Soggèste”. Quasi un dialogo | Rocco De Santis, Amaltea, griko, Alessandro Dell’Anna, Rocco NigroAmaltea Trimestrale di cultura

anno IX / numero due

agosto 2014

 

 

 

 

 



 
 

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