Napoli, le catacombe e la rinascita del rione Sanità | San Gennaro, Catacombe, Eduardo De Filippo, Totò, Antonio Loffredo, Stefanella Campana, San Gaudioso, Rione Sanità
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Stefanella Campana   

//Catacombe di San GennaroCatacombe di San Gennaro

La Sanità è il cuore autentico di Napoli, dove è nato Totò e a cui si è ispirato Eduardo De Filippo per molte sue celebri commedie. Un quartiere dove convivono tesori d’arte e di cultura tra povertà e abbandono, chiese barocche e case fatiscenti, palazzi nobiliari e bassi scavati nel tufo. E’ in questo Rione, facile preda della camorra e del degrado sociale, che è stata vinta una sfida coraggiosa, i cui frutti sono visibili: recuperata l’antica basilica di San Gennaro Fuori le Mura ricca di inestimabili opere d’arte dopo essere stata trasformata nel passato a deposito della Asl; fatto rinascere l’antico itinerario dedicato al santo patrono, il cosiddetto “miglio sacro”; trasformato un ex convento, la Casa del Monacone, in un invitante bed & breakfast. E, soprattutto, aperto al pubblico le splendide Catacombe di San Gennaro e San Gaudioso, in parte restaurate. Una città sotterranea decorata con affreschi e mosaici, dove l’Oriente incontra l’Occidente, antri millenari e misteriosi che raccontano fede, arte e storia. Un vero polo di attrazione per migliaia di turisti, un’occasione di lavoro per i suoi abitanti, soprattutto per i giovani. E’ un’esperienza indimenticabile – da consigliare a tutti - la visita alle Catacombe di San Gennaro con affreschi della fine del secondo, 5° e 6°secolo, con giovani guide molto preparate in storia e arte e che padroneggiano le lingue straniere.

Nel 2006 alcuni giovani della Sanità hanno dato vita alla cooperativa sociale “La Paranza” per un cammino di auto sviluppo, per promuovere la storia del Rione, la sua arte, cultura, cucina, fede. Dal 2009 gestiscono le catacombe di Napoli. Un esempio felice di auto-imprenditorialità che riscuote parole di stime da parte dell’economista Marco Vitale: “Non hanno mai chiesto un aiuto allo Stato né agli enti locali. Hanno fatto tutto loro, con i loro mezzi e i loro lavori, con l’aiuto di amici e sponsor e della Chiesa e attivando piccole attività commerciali. Il Comune di Napoli, che dovrebbe portarli in palmo di mano, anche come modello, li ignora. Tutto quello che sfugge alla mentalità e ai metodi statalisti non solo non viene apprezzato, ma dà fastidio. Perché spezza l’economia della tangente”.

Napoli, le catacombe e la rinascita del rione Sanità | San Gennaro, Catacombe, Eduardo De Filippo, Totò, Antonio Loffredo, Stefanella Campana, San Gaudioso, Rione SanitàIl recupero dei tesori del Rione Sanità, ma anche la battaglia contro l’emarginazione dei suoi abitanti, non è stato facile. Per raggiungere questi traguardi, superando infiniti ostacoli e complicazioni burocratiche, è stato essenziale l’entusiasmo contagioso e il piglio imprenditoriale del parroco, don Antonio Loffredo, “don Antò”. Una vera sfida che racconta nel libro “Noi del Rione Sanità” che inizia con una lettera al padre, uomo d’affari e imprenditore, che non aveva accettato la scelta del figlio di farsi prete: “Forse proprio qui, alla Sanità, ho calcato le tue orme. Qui la sfida è consistita proprio in questo: fare impresa”. E sui giovani che ha aiutato a realizzare i progetti racconta: “Stanno buttando via le vecchie abitudini con cui si svegliavano ogni mattina, stanno sforzandosi di imparare ciò che serve per proporsi e farcela, stanno rinunciando al disfattismo, si stanno affrancando dalle loro storie lacere, stanno rinunciando alla pigrizia e alla monelleria per diventare grandi. Per agire, per sperare con fiducia”.

Oggi nel quartiere l’abbandono scolastico non è più la norma grazie a una nuova consapevolezza che può esserci un futuro. Si studia, si fa teatro, si suona in un’orchestra, la Sanitansamble che ha avuto l’onore di esibirsi nel prestigioso Teatro San Carlo e anche in altre città e persino in una trasmissione Rai. E si fa impresa giovanile, si diventa imprenditori di se stessi, investendo sulla formazione (“don Antò”, direttore delle catacombe di San Gaudioso e di San Gennaro, ne ha spediti alcuni in Inghilterra perché imparassero meglio l’inglese) nonché sullo scambio di risorse e competenze, a tutela anche dell’identità culturale del territorio.

Le catacombe, gestite con competenza dalla giovane cooperativa La Paranza, sono diventate così un’attrazione culturale-turistica importante e pure una location scelta da professionisti e organizzazioni anche internazionali per convegni, cerimonie ed eventi. Uno di questi, che ha riscosso molto successo, è stata la rassegna serale "LUX IN TENEBRIS"(aprile-agosto), di musica e teatro. In un percorso storico e artistico in luoghi suggestivi di Napoli, il Nuovo Teatro Sanità ha allestito presso le Catacombe di San Gennaro spettacoli teatrali, come “Napoli, 1647. Rivoluzione d’amore”, la storia della moglie di Masaniello, Bernardina Pisa, protagonista insieme al marito e ai napoletani di una indimenticabile rivoluzione. La loro storia si intreccia con quella della città, una città piena di storie come Napoli. Come quella, a buon fine, alla Sanità. Per questo Don Antonio Loffredo ama citare il poeta ungherese Jànos Arany che scrive: “Nei sogni, come in amore, non ci sono cose impossibili”.

“Noi del Rione Sanità” di Antonio Loffredo (Mondadori)

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Stefanella Campana

19/09/2014