Dalla Siria a Milano, sbarca la sofferenza urbana | Andrea Brusa, Marco Scotuzzi, Souq Film Festival, cortometraggio
Dalla Siria a Milano, sbarca la sofferenza urbana Stampa
Tatjana Dordevic   

“Nur” è la storia di una volontaria (Zena Abram) che lavora in un centro di accoglienza di Milano e che si trova di fronte alla richiesta di aiuto da parte di una profuga siriana (Sarah El Debuch) che dopo aver perso il figlio appena nato durante il traumatico viaggio nel Mediterraneo, è alla disperata ricerca di un trafficante che le dia la possibilità di riunirsi con sua famiglia da tempo rifugiata in Svezia.

L’ultimo lavoro della casa di produzione milanese Nieminen, il cortometraggio Nur, è stato realizzato da due giovani registi, Andrea Brusa Marco Scotuzzi, e il producer Andrea Italia.  E’ stato presentato quest’anno al Souq Film Festival e ha vinto il prestigioso premio del pubblico.

Dalla Siria a Milano, sbarca la sofferenza urbana | Andrea Brusa, Marco Scotuzzi, Souq Film Festival, cortometraggio 

Andrea Brusa Marco Scotuzzi, che cosa vi ha ispirato per scegliere il tema che tratta Nur?

Da quando abbiamo creato la casa di produzione Nieminen siamo sempre alla ricerca di storie inesplorate da raccontare. Sentivamo parlare da settimane di quella che veniva definita l'"emergenza profughi" a Milano e siamo andati alla Stazione Centrale per verificare la situazione. Abbiamo scoperto un mondo che non conoscevamo; incontrato decine e decine di Siriani in transito e tanti operatori e volontari che erano lì per aiutarli. I media raccontavano di profughi ospitati in alberghi 5 stelle, che venivano qui a rubare il lavoro agli italiani, che più che profughi di guerra erano clandestini o addirittura terroristi dell'ISIS in incognito. In realtà di hotel 5 stelle non ne abbiamo visti. Dopo aver conosciuto meglio gli operatori siamo riusciti ad entrare in un centro di accoglienza. Lì tra i profughi abbiamo incontrato professori, scrittori, intellettuali, dottori, musicisti. Un'intera classe media e colta di un paese che stava scappando. Abbiamo capito subito che questo era un mondo che meritava assolutamente di essere raccontato.

La storia di Nur è solo una delle tante storie sofferenti di rifugiati che vogliono arrivare in Europa. Qual è il vostro messaggio?
Abbiamo voluto raccontare una Milano crocevia di popoli, di mondi e culture completamente diverse. Una città in cui dietro l'angolo, quasi sempre lontano dai riflettori, si incontrano i destini drammatici di mezzo mondo. Ma proprio da questo incontro nasce la speranza. Lo abbiamo visto al mezzanino della Stazione Centrale e nei centri di accoglienza. Lo abbiamo mostrato in Nur. Milano è una città che sa accogliere, sa abbracciare e sa trasmettere tanta umanità.

Come avete scelto e perché Zena Abram, la giovane operatrice che lavora in un centro di accoglienza di Milano, è la protagonista del film?
Siamo entrati in contatto con molti operatori e volontari grazie anche all'aiuto dell'ex presidente dei Giovani Musulmani Italiani, Omar Jibril e di tutta la comunità musulmana milanese che ci ha dato un grande supporto durante la fase di pre-produzione. Zena è una persona incredibile. Laureata in Giurisprudenza, sta facendo il praticantato e allo stesso tempo lavora come operatrice in diversi centri d'accoglienza qui a Milano. L'abbiamo incontrata la prima volta il 1 gennaio. Aveva lavorato tutta la notte di Capodanno al centro e si è fermata apposta mezza giornata in più solo per vederci. Abbiamo parlato per ore e a quell'incontro ne sono seguiti altri. Non avevamo ancora ben chiara la storia che volevamo raccontare ma dalla passione e dall'emozione con cui ci descriveva i suoi incontri con i profughi, abbiamo immediatamente capito che nel film l'operatrice doveva avere un ruolo centrale e Zena doveva interpretarlo.

Siamo tutti i testimoni della migrazione più grande dopo la seconda guerra mondiale. Cosa ne pensate?
E’ difficile rispondere a una domanda tanto vasta in poche righe, tuttavia pensiamo che un fenomeno di questa portata fosse piuttosto prevedibile, soprattutto per quanto riguarda il flusso migratorio relativo al bacino del Mediterraneo. Le cosiddette primavere arabe avevano dato speranza alle nuove generazioni dell’area, salvo poi risolversi in un caos generale in cui le potenze occidentali hanno avuto chiare responsabilità. Il caso della Libia appare abbastanza paradigmatico in tal senso. Queste responsabilità affondano le loro radici nel passato e soprattutto nella guerra disastrosa compiuta in Iraq, perché destabilizzò ulteriormente gli equilibri di una regione molto delicata producendo miseria e un malcontento diffuso. La questione della migrazione attuale è complessa e le facili soluzioni proposte dai politici più sprovveduti non fanno altro che aumentare l’incomprensione nell’opinione pubblica.

Nur ha vinto il premio del pubblico al SOUQ Film Festival 2015. Per voi, questa vittoria cosa significa?

Nur è un progetto a cui teniamo tantissimo. Cerchiamo di produrre due corti all'anno, quasi sempre qui a Milano. Le difficoltà non sono poche, sia logistiche che produttive ma abbiamo la fortuna di avere un team di lavoro eccezionale di cui siamo davvero molto orgogliosi. Professionisti incredibili come il nostro direttore della fotografia Marco Nero, che si sono impegnati di notte al freddo per lavorare a “Nur” solo perché credevano nel progetto. Il premio del pubblico ricevuto al Souq è un grande riconoscimento al lavoro di tutto il team Nieminen, soprattutto perché lo abbiamo ricevuto dal pubblico della nostra città.

Milano è una città attenta a queste “storie umane”?
C'è un grande pubblico a Milano che ha voglia di conoscere queste storie. Il Souq Film Festival e il Centro San Fedele per esempio sono due bellissime realtà che fanno un lavoro prezioso per portare a Milano contenuti da tutto il mondo che rappresentino il tema della sofferenza urbana. Speriamo con Nur di aver raccontato una città in cui anche nelle difficoltà più estreme, anche nei momenti più drammatici, c'è sempre spazio per un momento d'umanità e di aiuto.

Il vostro prossimo lavoro di che cosa parlerà?

Pensiamo ci sia ancora molto da dire sul fenomeno attuale della migrazione, per questo il nostro prossimo lavoro si concentrerà ancora su questo tema. Sentiamo questa urgenza perché, se si esclude qualche giornale e alcuni siti in cui le questioni vengono approfondite, spesso le vicende delle singole persone non sono prese in considerazione dai media mainstream per ovvie ragioni. E tra quelle che riusciamo a intercettare sono molte le storie che meritano di essere inserite nella dimensione narrativa di un film.

Dalla Siria a Milano, sbarca la sofferenza urbana | Andrea Brusa, Marco Scotuzzi, Souq Film Festival, cortometraggio

 


Tatjana Dordevic

02/12/2015