L’arte contemporanea si fa nel parco. Notenere II a Roma | Notenere, Samuele Gore, Andrea X, Jerico, Matri-Pictoska, Mattia Del Giudice, Davide Stadirani
L’arte contemporanea si fa nel parco. Notenere II a Roma Stampa
Cristiana Scoppa   

Tutto comincia con un invito, consegnato timidamente da una sorridente ragazza con lunghi capelli rossi: busta total black ben sigillata, nessun mittente, logo o altro segno che possa lasciar intuire di che si tratta. Mistero.

//NOTE NERE IINOTE NERE II

Dentro c’è un biglietto stampato, nero pure lui, con poche tracce: tre nomi – S. Gore, ICS, Jerico; un titolo in intrigante grafia – Notenere II; e le indicazioni di quando – 20/21 maggio, dalle ore 15 alle 19 – e dove – entrata della Tenuta di Tor Marancia sita in via dei Numisi, 165. A Roma, ma questo non c’è bisogno di scriverlo, visto che il biglietto è consegnato a mano, scegliendo i destinatari in occasione di incontri più o meno pubblici che si tengono nella Capitale. Infine un imperativo: mandare una mail di conferma di partecipazione all’indirizzo notenere2@gmail.com

La Tenuta di Tor Marancia è uno scampolo dell’immenso quadrante verde che cinge Roma tra l’Ardeatina e l’Appia, campi di fieno appena tagliato, grandi alberi e cespugli, ondulazioni dolci: un paesaggio tipico della campagna romana che aveva fatto la gioia di tanti artisti del passato, da Poussin a Corot, sopravvissuto in mezzo al cemento.

Sui rami degli alberi che orlano il sentiero che si addentra nella tenuta da Via Numisi 2 spuntano di tanto in tanto piccoli fiocchetti rossi a tracciare un percorso: avanti, ancora avanti, e poi a sinistra, su per un viottolino seminascosto dalla vegetazione che è tornata ad abbrustolirsi al sole dopo il nubifragio che ha allagato mezza Roma nel corso della mattinata.

Sotto una grande quercia ecco un gruppetto: ragazzi e ragazze, molti di loro vestiti prevalentemente di nero, anfibi, magliette con disegni guizzanti, calze a rete. Un po’ dark, ci starebbe senz’altro con un titolo come “Notenere”, nonostante contrasti brutalmente con la quiete serena della campagna battuta dal vento.

L’arte contemporanea si fa nel parco. Notenere II a Roma | Notenere, Samuele Gore, Andrea X, Jerico, Matri-Pictoska, Mattia Del Giudice, Davide Stadirani

“È qui Notenere2?”, chiediamo. Ci si fa incontro una ragazza sorridente, piedi scalzi, jeans e maglietta bianca, in mano una tabella: “Voi siete? avete prenotato?”, scrive i nostri nomi in corrispondenza di un orario: “Vi faccio partire con il prossimo gruppo!”. Ogni nostro tentativo di sapere qualcosa di più viene gentilmente respinto.

Si parte dunque a gruppetti, sempre in compagnia di qualcuno/a degli organizzatori. A indicarci la strada attraverso i campi verso un casale abbandonato che spunta sul crinale della collina è Arianna Esposito, che insieme a Tayisiya Libokhorska e Maria Aria Stadirani, tutte e tre iscritte a storia dell’arte all’Università Roma Tre, ha dato vita a un collettivo di curatrici d’arte dal nome evocativo: Matri-Pictoska, una matriosca decorata il loro simbolo.

Sono loro ad aver ideato l’evento insieme a Samuele Gore, Andrea X e Jerico – tre giovani artisti romani, già noti nella capitale dove hanno lasciato numerosi segni di sé sui muri e non solo, e non nuovi ad eventi collettivi – con l’aiuto del designer e fotografo Mattia Del Giudice e di Martina Soriani, Giuliano Tocilj e Livia Fabiani, che hanno arricchito con le loro fotografie il catalogo, “dove trovate tutte le informazioni, lo potrete vedere dopo”, spiega Arianna.

Quello che ci aspetta è dunque un’insolita mostra d’arte che fa proprie due sfide. La prima: far scoprire un parco – la Tenuta di Tor Marancia, appunto – sconosciuto a tantissimi romani, compresa chi scrive, perché per la maggior parte Tor Marancia è solo una delle tante borgate, a ridosso del quartiere Garbatella, dove confluirono i cittadini espulsi dal centro storico in seguito ai grandi sventramenti delle sistemazioni fasciste. “Solo se si conoscono queste bellezze si possono difendere dalla speculazione”, noterà poi giustamente uno dei partecipanti.

La seconda: far avvicinare il pubblico all’arte contemporanea, e per pubblico qui si intende chi non frequenta abitualmente gallerie d’arte e musei, chi pensa che arte sia qualcosa di lontano ed estraneo, chi guarda a volte con sospetto gli interventi artistici nello spazio pubblico, quella street art che pure a Roma ha disseminato un numero impressionante di capolavori, non ultimo l’intervento – finanziato da Roma Capitale – proprio qui vicino, sulle pareti delle case popolari di Via di Tor Marancia, con il progetto Big City Life realizzato nel 2015.

L’insolito sistema di inviti ad personam fa dunque leva sulla curiosità, sulla sensazione di partecipare a qualcosa di avventuroso, e su una moderna visione dell’arte intesa non come qualcosa da “guardare, ma qualcosa da sperimentare, un’esperienza da vivere”. Consegnare gli inviti a mano, come a una cena di gala, è un modo per far sentire il pubblico importante, riconoscerne il ruolo, renderlo consapevole della particolare relazione che lega l’autore dell’opera e chi ne fruisce, l’uno in effetti non esiste senza l’altro.

Il casale è stato scoperto “quasi casualmente”, racconta Samuele Gore, “durante una passeggiata nel parco, è centenario, ce l’ha detto il tipo che ha le pecore laggiù. Ma è abbandonato da un sacco. Già l’anno scorso ci abbiamo fatto un intervento. Questa volta però abbiamo voluto strutturarlo meglio”, sorride con una punta di orgoglio gioioso negli occhi. Suoi sono i primi lavori che visitiamo, dopo esserci ingobbiti per passare attraverso un’apertura piuttosto stretta e alta forse un metro, in mezzo a calcinacci, pezzi di legno, mattoni, spessi strati di polvere.

Sulle pareti di una sala con l’intonaco tutto scrostato, illuminata di rosa da piccole torce a led compare una grande scena di sesso, e poi seducenti e un po’ contorti corpi femminili, tutti senza testa, a segnare la potenza universale di una pulsione che poi sta a L’origine del mondo, come aveva titolato Courbet il suo celebre dipinto, di cui una piccola riproduzione fa capolino in un angolo. E mentre facciamo i conti con cosa significa il sesso per ciascuno di noi che abbiamo Porn Hub a portata di click, ecco che ci troviamo parte dell’opera, grazie a un piccolo specchio che cattura il nostro sguardo un po’ straniato.

L’arte contemporanea si fa nel parco. Notenere II a Roma | Notenere, Samuele Gore, Andrea X, Jerico, Matri-Pictoska, Mattia Del Giudice, Davide Stadirani

L’artista punta a destabilizzatore chi osserva anche nelle altre due sale in cui ha lavorato: nella successiva troviamo su una parete un neonato paffuto ma triste, di cui ci sono offerti anche in trasparenza lo scheletro e le interiora in una sorta di trittico disturbante, e di fronte un enorme mucchio di cadaveri, a ricordarci che Eros e Tanathos sono binomi inscindibili. Nell’ultima è all’inconscio, ai sogni, che Samuele lascia spazio, perché è lì che pulsione di vita e pulsione di morte fanno i conti con la nostra coscienza.

“Ho un animo un po’ inquieto”, si giustifica quasi, quando ci vede riguadagnare l’esterno allargando i polmoni per riempirli d’aria.

Per entrare nelle due stanze in cui ha lavorato Andrea X bisogna invece arrampicarsi su una scaletta e scavalcare quella che un tempo è stata una finestra. Dal soffitto a terra le due stanze sono interamente ricoperte di un telo: nero con una vulva stilizzata rosa e la parola Crea nella prima, e rosa con un teschio sorridente nero e le parole Life is beautiful, nella seconda. Immagine e slogan sono ripetuti infinite volte sul tessuto, così da creare un pattern un po’ ossessivo, come martellanti e ossessivi sono la pubblicità, il branding, il dominio dei marchi nella società dei consumi di massa. A ricordare l’essenziale legame con la natura, che il mercato spinge sempre più ai margini, è solo la brezza che entra voluttuosa dalle finestre e rigonfia la stoffa.

Non casuale la scelta dei simboli: vulva e teschio. Scrivono le curatrici a proposito del lavoro di ICS: “Eros e Tanathos, secondo Sigmund Freud, equivalgono alle pulsioni primarie e sono contenute nell’Es, l’inconscio. Questo dualismo sollecita le riflessioni dell’artista: Vita e Morte sono i due poli di un equilibrio costante, non vi può essere l’uno senza l’altro”.

La natura torna nel lavoro di Jerico, che con le sue pennellate impressionistiche ci accompagna – anche grazie a un piccolo testo sapientemente affisso all’ingresso – in una riflessione sulla circolarità della relazione consapevole tra essere umano e ambiente, quel prendere coscienza del nostro essere minuscoli pulviscoli entro l’immensa ciclicità del vivente di cui le piante sono, con la loro stagionalità e apparente fragilità, il segnale più immediato.

L’arte contemporanea si fa nel parco. Notenere II a Roma | Notenere, Samuele Gore, Andrea X, Jerico, Matri-Pictoska, Mattia Del Giudice, Davide Stadirani

Sulle pareti interamente affrescate ecco che fanno dunque capolino nella prima stanza un autoritratto dell’artista che spunta quasi tra il verde e il marrone dei muri che richiama la campagna intorno, e nella seconda, dedicata all’anima, due piccoli ritratti intitolati semplicemente Lei, circondati da pennellate rosse, arancio e gialle che simboleggiano le fiamme, l’ardore dell’anima in perenne ricerca. Ma è nell’ultima stanza che il ciclo si completa: Jerico ha steso del terriccio sul pavimento, ci ha ripiantato ortiche, trifogli, malve, erbe varie, e di fronte alla finestra aperta sul parco ha collocato un manichino con i suoi vestiti addosso, stesso cappuccio calcato, stessa postura dell’autoritratto della prima sala. Come dire: nella contemplazione della natura torniamo umani.

Sulla via del ritorno Livia Fabiani – è da lei che ho ricevuto l’invito! – ci racconta le dinamiche del progetto. Niente soldi pubblici, niente sponsor, niente di ufficiale, anzi. Qui siamo nel pieno di un intervento “illegale, nella pura tradizione della street art indipendente, che vuole mettere anche l’accento sul degrado e l’abbandono in cui versano tante strutture pubbliche a Roma, come il casale di questo parco. E invece potrebbero avere un’altra vita, proprio coinvolgendo i giovani artisti”.

Tutto è nato dall’amicizia che lega i/le protagonisti/e di questa avventura, tanto è vero che “il nome Notenere deriva dal fatto che quando si sono trovati la prima volta per immaginare il progetto, Samuele Gore, Andrea X e Jerico avevano tutti e tre un notes nero”, racconta Livia. Lungo il cammino sono intervenuti altri amici e amiche che “hanno dato una mano in tanti modi”, e che sono ricordati nei ringraziamenti in fondo al catalogo, insieme al “polline, alla pazienza e all’amore per l’Arte”.

Un progetto nato anche “dal desiderio di dar vita a un intervento che rilegge in modo nuovo le stesse pratiche di curatela”, come spiega Arianna. “È un intervento spontaneo, in un luogo abbandonato, ma c’è un vero catalogo come per una mostra in galleria”, a segnalare che “è arte a tutti gli effetti anche quella che nasce sulle pareti di luoghi abbandonati o chiusi, risignificandoli”.

Quando torniamo alla base di partenza, sotto il grande albero si è radunata una piccola folla variegata e impaziente, l’organizzazione dei gruppetti per la visita sembra risentirne, ma il segnale è senz’altro positivo, come rivelano i volti sorridenti di organizzatrici e artisti.

L’arte contemporanea si fa nel parco. Notenere II a Roma | Notenere, Samuele Gore, Andrea X, Jerico, Matri-Pictoska, Mattia Del Giudice, Davide Stadirani

Il giorno dopo sulle pagine social di Matri-Pictoska e degli artisti cominciano ad affiorare fotografie e video che raccontano questa due giorni. Chiudiamo dunque con il bilancio che ne fa Jerico sulla sua pagina Facebook: “Non c'era molto da fare, poco da smuovere, perché era già tutto perfetto così. In uno spazio fermo nel tempo da 30 anni abbiamo lasciato e dato il meglio che potevamo, rispettando il luogo in tutta la sua interezza. Il tempo passerà e tutto se ne andrà, ma ogni cosa rimarrà lì nel suo posto, non il tufo, non i muri e le opere, ma tutta l'esperienza che noi e voi abbiamo vissuto insieme. Io attenderò la morte del casale per il piacere di ricordare tutto chiaramente, perché so che ogni cosa vera si vede meglio quando ormai è troppo lontano. Tornate quando meglio credete, quando vi sarà utile, lasciate voi stessi lì in quel casale, perché un luogo è eterno solo se si lasciano dei ricordi”.


 

Cristiana Scoppa

Giugno 2017

 

Le fotografie di Mattia Del Giudice e altri/e sono tratte dalle pagina social di Matri-Pictoska e NotenereII. Il video è di Davide Stadirani