Il fumetto nel Mediterraneo | Alessandro Rivera Magos
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Alessandro Rivera Magos   
Il fumetto nel Mediterraneo | Alessandro Rivera MagosAlgeri annuncia il suo primo “Festival International de la Bande Dessiné”, che si svolgerà pochi giorni dopo la fine del Ramadan dal 15 al 19 ottobre di quest'anno, ed è una buona notizia. In Algeria il fumetto ha avuto una grande diffusione fino agli anni '90, poi la violenza radicale l'ha colpito duramente, come ha colpito il resto del paese. Una storia che, in diverso ordine, descrive la parabola discendente del fumetto nella maggior parte dei paesi arabi negli ultimi trent'anni. Il Festival può forse servire a riprendere il filo di un discorso abbandonato.

Due mesi fa usciva in Egitto Metro , il primo romanzo a fumetti del mondo arabo, per la casa editrice Malamih , il cui fondatore e direttore è Muhammad Sharqawy, che è anche il più famoso blogger egiziano, nonché uno dei principali organizzatori dello sciopero del pane del 6 Aprile scorso.
Tra il 20 e il 22 aprile l'autore Magdi al Shafi veniva accusato di “disturbo alla pubblica morale” per alcune scene di supposta pornografia presenti nel fumetto, e le copie ancora non distribuite venivano confiscate dalla Polizia Morale.
In realtà ciò che si è voluto censurare è l'Egitto degli ultimi anni, descritto con le sue patologie di società malata e soffocante e le sue ingiustizie sociali e politiche. Sembra che, per quanto indiretto possa essere lo sguardo che gli si rivolge, il Mediterraneo restituisca sempre i suoi forti contrasti. Anche parlando di fumetti si resta nella realtà stordente di un mare le cui rive sono un alternarsi di luci e ombre.

A Ravenna, in occasione del Festival Meditaeuropa , c'erano Elettra Stamboulis e Giuliano Costantini, dell' associazione Mirada , che da dieci anni si occupano di "fumetto di realtà". Tra i primi a far conoscere in Italia autori come Joe Sacco e Marjan Satrapi o, più recentemente, i disegnatori turchi della rivista LeMan , parlano del fumetto nel Mediterraneo oggi.

A. R. - In che modo si può parlare di fumetto o graphic journalism nel Mediterraneo? Quali possono essere i percorsi da seguire?

E. S . - Sicuramente quello che accomuna è la satira più che il fumetto. La vignetta satirica in molti dei paesi del Mediterraneo ha Il fumetto nel Mediterraneo | Alessandro Rivera Magos una storia che comincia dall'Ottocento e arriva ai giorni nostri. Per esempio dall'Egitto a tutto il nord Africa. Il fumetto è differente, c'è troppa diversità.
Alcuni paesi del Maghreb o alcuni paesi come l'Egitto e la Siria, hanno avuto un percorso simile. Un periodo di crescita e fioritura dagli anni '50 per il fumetto nel mondo arabo, che poi ha subito un arresto per diversi motivi: dai fenomeni di radicalizzazione da una parte alla caduta dei partiti Baath dall’altra che avevano realizzato una politica di sostegno e di salvaguardia culturale.
Ultima sirena di questo cambiamento sono state le uccisioni in Algeria di molti disegnatori durante la guerra civile negli anni '90. E di quella generazione chi non è stato ucciso ha poi lasciato il paese. I disegnatori e vignettisti furono tra le prime vittime del “terrorismo culturale” di quegli anni, e certo non a caso!

È ancora problematico disegnare nel Mediterraneo?
Il fumetto nel Mediterraneo | Alessandro Rivera Magos Purtroppo sì, e per svariati motivi. La censura prima di tutto. Prova a fare fumetti in Libia! D'altronde è impensabile pubblicare Edika , un disegnatore libanese che vive e lavora in Francia, in Libano o in molti altri paesi arabi, troppo dissacrante. Nei suoi fumetti gira nudo, usa continui ed espliciti riferimenti al sesso.
Anche in un paese come la Turchia, più libero da questo punto di vista, i disegnatori di LeMan , Mehemet Çagçag, Tuncay Akgün, Ramine Erer e Güneri Içoglu sono stati più volte incarcerati, sono stati tolti loro i passaporti, sono citati continuamente in tribunale.

Il primo ministro Erdogan ha citato spesso in tribunale il direttore della rivista Tuncay Akgün . L'ultima volta Erdogan lo ha portato in tribunale, chiedendo un risarcimento corrispondente a 30.000 euro, perchè era comparso sulla pagina di copertina col corpo di una zecca. Il fatto è che in Anatolia si erano verificate una serie di morti dovute ad un tipo di zecca che infetta l'uomo succhiandone il sangue; Tuncay Akgün aveva semplicemente sfruttato l'onda di questa “notizia” per costruire una metafora sulla politica che succhia soldi ai cittadini...Niente di personale, tanto generico da essere quasi infantile.
Il punto è che parliamo di paesi con situazioni talmente instabili che l'aspetto comunicativo dell'immagine, di questo tipo di immagine è diventato troppo problematico. In più, non bisogna dimenticare che in passato, in paesi con un alto tasso di analfabetizzazione come il Marocco, l'Algeria o l'Egitto, il fumetto per alcune generazioni è stato il primo strumento di alfabetizzazione. Immaginate la popolarità di uno strumento del genere.


Quanto è evidente in questi disegnatori o in questi paesi il contrasto che molte società nel Mediterraneo vivono, per esempio tra tradizione e modernità? Che influenza ha nel loro stile?
Beh in Turchia, tanto per citare un paese, la chiave di lettura è proprio quella. Ciò che più interessa è proprio il contrasto, lo scontro tra città e campagna, tra passato e presente. Una costante è il richiamo a quel che rimane dell'eredità ottomana. I disegnatori turchi di LeMan raccontano che i loro fumetti sono spesso difficili da leggere, perchè può capitare che usino lingue turche diverse, di epoche diverse a seconda di quello che vogliono dire o dell'argomento che stanno trattando. Il contrasto vive anche nella lingua.

Quindi si può riscontrare secondo voi una ricorrenza di tematiche in alcune aree del Mediterraneo? Una caratterizzazione regionale dovuta magari a situazioni forti, per esempio per paesi come la Palestina, Israele o la Siria...?
Non conosco molto paesi come la Siria, purtroppo ciò che arriva è un gran silenzio, anche Il fumetto nel Mediterraneo | Alessandro Rivera Magos perchè è difficile arrivare al circuito internazionale degli addetti ai lavori.
In Israele però, per parlare di qualcosa che si conosce, siamo alla seconda generazione di disegnatori. La prima è stata quella di Actus Tragicus , un collettivo di disegnatori fondato nel 1995 che adesso ha una quarantina d'anni, e poi quella più giovane con una media di 25 anni. Quello che si può notare, e che ci lascia perplessi, è che molto spesso le nuove generazioni trattano della quotidianità più piccola come se fosse l'unica cosa che interessa loro, escludendo tutto il resto. Raccontano storie di quotidianità banale in cui il conflitto in Israele e i contrasti della società israeliana non entrano, quello che interessa è ricostruire una normalizzazione del quotidiano.

Per quel che riguarda i lettori invece, riscontrate differenze sostanziali da regione a regione?
Le situazioni sono piuttosto diverse per i motivi più differenti. Sono pochi i festival per esempio, o se ci sono...In Libano ce n'è uno in programma ma è stato rimandato già tre volte e l'ultima a data da destinarsi, vista la situazione nel paese.
In Turchia la situazione è in evoluzione. Si vive un cambiamento che parte da una tradizione interna molto forte, che noi chiamavamo la Walt Disney turca per l'altissimo numero di produzioni. Libri riviste, un'attenzione ai personaggi nel paese che li faceva passare dal fumetto alla televisione. Adesso invece la carta stampata vive una profonda crisi e le produzioni sono in calo. Stanno entrando in scena nuovi editori che aprono alle produzioni dall'estero, di cui prima persino gli addetti ai lavori non sapevano granchè. Fino ad ora i fumetti non avevano una distribuzione specialistica, si vendevano nelle librerie, nelle piccole botteghe dei giornalai. Quest'anno però una casa editrice turca internazionale, la Robinson , ha aperto ad Istanbul la prima fumetteria specializzata, dove si possono trovare i manga giapponesi e i supereroi della Marvel. Tutto questo in un paese in cui fino ad ora il mercato anglo-sassone non era molto diffuso, perché c'era una produzione interna molto forte. I turchi avevano i loro fumetti e altro non aveva attecchito!
Poi anche il rapporto tra lettore e fumetto è differente. C'è meno feticismo sicuramente! Dopo esser stati letti i fumetti possono anche finire nel bidone. Non ci sono fenomeni di collezionismo significativi. In questo senso è molto noto il caso di LeMan, una rivista che tira 150.000 copie ma che in realtà è letta da tutto il paese.
C'è l'abitudine nel paese di non buttare il fumetto dopo averlo letto, ma di abbandonarlo sugli autobus, sulle panchine o nei bar per farlo girare, in modo che lo legga la gente che arriva in quei posti dopo. Una specie di forma pubblica di lettura! Per cui ogni rivista venduta corrisponde ad un numero ben superiore di persone che la leggono.

Il fumetto nel Mediterraneo | Alessandro Rivera MagosQuali sono secondo voi gli autori più significativi nel Mediterraneo oggi?
Raul sicuramente, uno spagnolo geniale, che ha la capacità di cambiare il proprio disegno in maniera radicale e originale ogni volta che fa un fumetto diverso. Non riesci mai a riconoscerlo trovandoti in mano un suo fumetto e il suo segno cambia in base alla storia che sta raccontando.
Quando ha realizzato un fumetto sulla Berlino della repubblica di Weimar, si è ispirato agli espressionisti tedeschi realizzando i disegni su quello stile. Poi Edika naturalmente, per il suo umorismo sferzante e dissacrante.
Purtroppo in molti casi c'è un problema di traduzione. Il problema è che c'è troppa differenza, troppa disparità tra le situazioni al nord e al sud. Qui non arriva quasi niente. Non passa quasi niente! Un peccato!

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Alessandro Rivera Magos
(19/06/2008)