Tutto esaurito nella nuova cinecittà torinese  | Stefanella Campana
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Stefanella Campana   
Tutto esaurito nella nuova cinecittà torinese  | Stefanella CampanaIl 2008 si chiude per il sistema-cinema di Torino con un ultimo gioiello: il Cineporto, il più grande e attrezzato business centre europeo, una struttura fissa per le produzioni nazionali e internazionali di film e fiction per la tv. Produttori, registi, tecnici, montatori, scenografi, truccatori.., insomma tutto il complesso mondo della settima musa troveranno nei suoi 9.400 metri quadrati laboratori di sartoria, lavanderia, sala trucchi, attrezzerie, uffici, sale riunioni, una sala per proiezioni che consentirà di visionare il girato di ogni giorno ma anche aperto al pubblico per corti e documentari ancora senza distribuzione commerciale, una sala casting con proiettore video, una piazzetta per le comparse, bar-ristorante con patio, un giardino.. .Non ci sono invece i teatri di posa, già presenti in città, come Unistudio e Lumiq.
La cittadella del cinema voluta dalla Film Commission Torino-Piemonte, ha aperto i battenti a metà dicembre nell'ex cotonificio Colongo, un edificio del primo Novecento dismesso negli anni Sessanta, dopo cinque anni di lavori di ristrutturazione e un investimento di otto milioni di euro tra Regione e Comune.
Il debutto della cinecittà sulle rive della Dora, che può consentire fino a cinque produzioni contemporaneamente, è promettente: ha già il tutto esaurito fino a giugno 2009 con quattro serie tv, tra cui quello di RaiDue “Nebbie e delitti”, protagonista Luca Barbareschi nel ruolo di commissario di polizia, la prima produzione a tastare la funzionalità del Cineporto a partire dal 28 dicembre 2008. Ospiterà anche la produzione di un film di Mario Martone “Noi credevamo”, sul Risorgimento, con Luigi Lo Cascio e Giovanna Mezzogiorno, che si annuncia come un lavoro complesso per i materiali di scena e i costumi. Tra le diverse produzioni, il lungometraggio tratto dal romanzo vincitore del premio Strega, “La solitudine dei numeri primi”, del torinese Paolo Giordano. Pure Michele Placido, nella veste di regista, si accinge a utilizzare come base operativa il Cineporto e a testare la funzionalità dei suoi servizi, per un film di cui si sa solo che gli esterni saranno girati soprattutto a Moncalieri, cittadina vicino a Torino, e che vi lavorerà una grande attrice come Mariangela Melato.

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Nanni Moretti
Il Cineporto è l'ultima scommessa di Torino nel settore cinema che ha visto la Film Commission Piemonte, presieduta da Steve Della Casa, sostenere nell'ultimo anno quaranta produzioni tra fiction, video clip e lungometraggi con il coinvolgimento di 110 tra registi e aiuto-registi, duemila comparse, ottocento professionisti che lavorano regolarmente "dietro le quinte", 160 strutture di servizio a cui si appoggiano le produzioni. Per il capoluogo piemontese non si tratta dunque solo di luci della ribalta, di stelle e stelline ma di un settore in crescita che conta sempre di più nella sua economia e che sfida la crisi con le carte in regola. Bastano alcune cifre: ha potuto contare su una spesa delle case di produzione di ben 25 milioni di euro a cui si aggiungono i 22 milioni di euro dati come sostegno dalla Film Commission. "Il cinema è diventato fonte di guadagno per centinaia di persone. Abbiamo così raggiunto l'obiettivo di creare occupazione per la città, per la regione", dice con orgoglio Della Casa.

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Gianni Amelio
La vitalità del settore nel territorio piemontese, sempre di più set privilegiato per numerosi film, si è rivelata anche con l'ultima edizione del Torino Film Festival, che si è chiusa con un notevole e crescente successo di pubblico e di visibilità, ma che ha dovuto a malincuore dire addio al suo presidente Nanni Moretti. Dopo due edizioni, il regista romano ha deciso di tornare dietro la cinepresa per dirigere un nuovo film. A sostituirlo degnamente è arrivato Gianni Amelio, un altro regista di prestigio internazionale e pluripremiato (Leone d'oro a Venezia per “Così ridevano”, Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes nel 1992 per “Il Ladro di bambini”, diversi David di Donatello). Amelio ha un rapporto consolidato con Torino che risale ai tempi della lavorazione di “Così ridevano”, ambientato nella città all'epoca della grande immigrazione dal Sud per la Fiat negli anni Cinquanta. Un rapporto che si è confermato più recentemente in occasione della collaborazione di Amelio con il Museo Nazionale del Cinema per la mostra “Lo schermo di carta”, e la realizzazione dei film di montaggio “Ballabile in bianco e nero” e “Ballabile a colori”, tuttora proiettati sui due grandi schermi all'interno della Mole Antonelliana. Il cinema, che proprio a Torino ha avuto il suo esordio, come testimonia il Museo, sembra dunque avere un futuro promettente, un pronostico che si basa su dati concreti.

Stefanella Campana
(10/01/2009)




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