Venezia, le opere di Vedova nel nuovo spazio creato da Piano | Gavina Ciusa
Venezia, le opere di Vedova nel nuovo spazio creato da Piano Stampa
Gavina Ciusa   
Venezia, le opere di Vedova nel nuovo spazio creato da Piano | Gavina Ciusa
Magazzini del sale, Venezia. (foto M. Crosera)

Non chiamatelo Museo. Non date definizioni. Ogni termine è inadeguato ad indicare il nuovo luogo dell’arte, voluto dalla Fondazione Emilio e Annabianca Vedova quale contenitore dell'opera dell’Artista veneziano scomparso nel 2006, a un mese di distanza dalla moglie. È semmai un singolare luogo di abbandono mentale e sentimentale. Un luogo di respiro internazionale, di compresenze e di presenze, di lavoro corale e multidisciplinare costituito per volontà dell’Artista, sostenuto dal Presidente della Fondazione Alfredo Bianchini, dal Curatore Artistico e Scientifico Germano Celant, dal Direttore Fabrizio Gazzarri, dal sindaco di Venezia Massimo Cacciari, dal Comune di Venezia che ha messo a disposizione della Fondazione l’ex Magazzino del Sale, primo dei nove che a Venezia si susseguono sulla fondamenta di “quelle Zattere - sottolinea Bianchini - dove Vedova volle abitare per cinquant’anni con Annabianca. E ora vi torna con la sua opera, per continuare da qui il suo rapporto dialettico col mondo.”
Un luogo rivitalizzato dalla straordinaria interpretazione architettonica di Renzo Piano, coadiuvato da Alessandro Traldi e da Maurizio Milan. Un luogo sorto in nome di un Maestro autodidatta, sensibile a tutte le arti. Un luogo unico al mondo, inaugurato e aperto al pubblico in concomitanza della 53. Esposizione Internazionale d'Arte di Venezia . Un luogo che sostiene alla grande il confronto con quel polo di innovazione che, già dal suo ingresso a Venezia, accoglie il visitatore col Ponte di Calatrava; con Palazzo Grassi, con Ca’ Pesaro che riapre il secondo piano con un nucleo di lavori di straordinaria importanza nella storia artistica della città e del paese, come il gigantesco fregio di Giulio Aristide Sartorio Ciclo della Vita (240mq di originale pittura scultorea simbolista in 14 pannelli con 128 figure “più grandi del vero”, realizzato per il Padiglione Italia della Biennale del 1907); col Museo Peggy Guggenheim; con Punta della Dogana; con i luoghi della Biennale.

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Plastico del progetto di Renzo Piano
Tra fine anni ’60 e inizio anni ’70, Vedova aveva il suo studio alle Zattere, al numero civico 266. Vi riceveva i suoi amici e tante volte Piano lo aveva sentito ipotizzare soluzioni che consentissero lo spostamento delle sue opere verso l’unica fonte di luce che è l’ingresso. A questa esigenza di mobilità, il suo progetto dà un’interpretazione architettonica che rende reale il vagheggiato dinamismo che faceva affermare al Maestro: “Le mie [opere] non sono creazioni ma terremoti, i miei non sono quadri, ma respiri.” “Terremoti” e “respiri” che Piano fa levitare sotto lo scheletro ligneo della copertura originaria, agganciati a una macchina di leonardesca memoria, animata da un sofisticato dispositivo robotizzato, unico nella sua concezione, capace di prelevarli dal loro deposito dal buio del fondo del Magazzino, con bracci mobili e orientabili. Appesi ad essi, a differenti altezze e all’interno di campi di luce, i lavori di Vedova percorrono lentamente le antiche capriate, e uno alla volta si accostano al visitatore che li attende, ma può anche avvicinarsi percorrendo un piano inclinato in legno, che evoca il ponte di una nave. Tornano poi nel deposito e vengono sostituiti da un’altra serie, in un’interazione tra opera artistica e spazio espositivo che supera il vecchio concetto di museo. Come quando Vedova, ricorda Celant, “…lentamente tirava fuori i dipinti che disponeva sulla parete e si accumulavano con un effetto di sovrapposizione spettacolare. Di fatto il progetto ricostruisce questo rituale per il pubblico, [ma] i quadri sono mostrati uno di seguito all’altro, senza interferenze, e vivono un movimento, parimenti spettacolare, quasi che le ‘ nuove mani ’ di Emilio, senza alcuno sforzo, li portassero in scena.”

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Spazio Vedova (Foto M. Crosera)
Persino il catalogo sconfigge l’immobilismo dividendosi in due parti simmetriche, incernierate tra loro con un perno attorno al quale ruotano, con doppia, ampia documentazione critico-iconografica dedicata da una parte a Vedova, dall’altra a Piano. Un vero oggetto cult che accompagna l’esposizione di una decina di opere per volta delle trenta archiviate in fondo al Magazzino, che verranno ciclicamente sostituite con altre, alternate a sculture e a opere tridimensionali da disporre a terra, o su impalcati sovrapposti alla pavimentazione. Inoltre esposizioni temporanee di opere di artisti coevi a Vedova, dialogheranno con Lui. Progetti in divenire, che non mancheranno di stupire. Tra questi, da parte del Presidente Bianchini, che ha guidato la Fondazione in un lavoro di studio e valorizzazione dell’opera di Vedova in importanti mostre a Roma, Venezia, Berlino, e che oggi porta a compimento la prima fase dell’attività, c’è il proposito di offrire ai ragazzi dell'Accademia di Belle Arti, come luogo di riferimento per le loro ricerche pittoriche, questo lungo e stretto budello di sessanta metri per nove dove, tra muri sgombri da quadri e liberi di continuare a trasudare cum grano salis , è forte la sensazione che abbia trovato i natali la vera avanguardia degli anni 2000.


Info:
Fondazione Emilio e Annabianca Vedova
SPAZIO VEDOVA
a cura di Germano Celant
Progetto architettonico: Renzo Piano
Magazzini del Sale, Zattere Dorsoduro 266 - 30123 Venezia
esposizione permanente Aperto da martedì a domenica, dalle 11:30 alle 18:30
Orari di movimentazione per l'alternanza delle opere: 11,45/12,45; 14/15; 15,30/16,30; 17/18.
Catalogo: Fondazione Emilio e Annabianca Vedova
Info: 041.5226626
info@fondazionevedova.org
www.fondazionevedova.org
Gavina Ciusa
(09/09/2009)




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