I flash di Ugo Pellis sulla Sardegna  | Gavina Ciusa
I flash di Ugo Pellis sulla Sardegna Stampa
Gavina Ciusa   
Flash su un mondo arcaico dove una tessitrice regale come Penelope, misteriosa come le Parche, ha appuntato sul copricapo gioielli cuoriformi e intreccia trame e orditi sul suo telaio. Dove una Ragazzina in costume da festa incarna l’avanzare inesorabile del moderno, e si lascia alle spalle il paese che inghiottirà per sempre la donna che procede verso di esso. Dove i Doni votivi alla Madonna del Miracolo , braccia, gambe, teste, cuori costruiti artigianalmente, si accumulano come in attesa del Nouveau realisme . E l’inquadratura trasfigura il Focolare a terra e alto in suggestioni metafisiche. Momenti di un reportage fotografico di archetipi della mediterraneità, realizzato in Sardegna dal glottologo friulano Ugo Pellis (1882-1943) che, tra il 1932 e il 1935, compì nell’isola sette viaggi, e individuò in 124 località altrettanti epicentri linguistici dove indagare sistematicamente struttura e peculiarità della lingua sarda. Un lavoro «nobilissimo ma gravissimo» destinato all’ Atlante Linguistico Italiano (ALI) sorto nel 1924 su iniziativa della Società Filologica Friulana G.I. Ascoli di Udine (Pellis era stato tra i fondatori, e presidente dal 1920 al 1923), e annesso alla cattedra di Linguistica e Glottologia dell'Università di Torino.
I flash di Ugo Pellis sulla Sardegna  | Gavina Ciusa
Il telaio - Villagrande Strisàili, 6/12/1934 - © Museo delle Culture di Lugano, Società Filologica di Udine, Atlante Linguistico Italiano di Torino

All’ideazione e formulazione dell’ Atlante , che costituisce la massima impresa dialettologica nazionale e una delle maggiori tra le europee ed extraeuropee, Pellis aveva partecipato attivamente. Ne era stato principale raccoglitore di dati con oltre cinque milioni di schede e diecimila foto e il suo contributo teorico e operativo fu determinante e innovativo per l’adozione sistematica di disegni e fotografie che aggiungono alla ricerca linguistica quella etnografica. Precisa Lorenzo Massobrio: «La realizzazione dell’Atlante rappresentò il lavoro più importante e la maggiore fatica di Pellis, che riuscì sempre a superare i momenti di smarrimento potendo fidare, oltre che sulla sua forte tempra, sul suo inesauribile entusiasmo, fino a che la malattia e la morte non ne troncarono l’attività. […] Con la consapevolezza che ci viene dalla continua frequentazione di quanto ha lasciato, ci rendiamo conto di come Pellis e l’ALI siano un tutt’uno, nel senso che questo non sarebbe mai sorto senza la dedizione, la fatica e il sacrificio di quello».

Oggi il talento del glottologo emerge nella mostra itinerante Uomini e cose. Ugo Pellis. Fotografie. Sardegna 1932-1935 . Ideata e realizzata in collaborazione con l’ALI e la Società Filologica Friulana , dallo staff del Museo delle Culture di Lugano che, con un lungo lavoro di ricerca, tra i 7.156 scatti di Pellis, conservati e interamente digitalizzati dalla Società Filologica Friulana, studia i 2.172 relativi alla Sardegna. Dei negativi originali seleziona, e riproduce su carta baritata, le trentasei prime stampe d'arte destinate all’esposizione. Altre ne pubblica nell’imperdibile catalogo-saggio multifocale e multidisciplinare (Giunti Arte Mostre Musei) curato, come la mostra, da Alessia Borellini e da Francesco Paolo Campione, con scritti degli stessi, di Lorenzo Massobrio, Ugo Pellis, Stefano Perulli, Gian Franco Ragno, e prefazioni di Maurizio Buora, Giovanna Masoni Brenni, Giorgio Pellegrini, Luigi Reitani.

La mostra è stata accolta a Udine nella nuova Galleria fotografica comunale “Tina Modotti” dal 23 gennaio al 26 aprile. Dal Museo delle Culture di Lugano è stata eletta dal 5 giugno al 13 settembre quarto momento del ciclo di esposizioni temporanee “Esovisioni”, attento al tema dell' eso tismo nelle visioni dei grandi fotografi del Novecento. Approderà poi nel Centro Comunale d'Arte Il Ghetto di Cagliari dal 9 ottobre 2009 al 17 gennaio 2010 e, dal febbraio 2010, nella Sede del Rettorato dell’Università degli Studi di Torino. «I reportage fotografici di Ugo Pellis nascono come appendici delle sue indagini scientifiche. - dice Alessia Borellini, ricercatrice del Museo di Lugano e responsabile del ciclo Esovisioni - Ho avuto l’onore di consultare i suoi taccuini, conservati a Torino, nella sede dell’Atlante Linguistico Italiano. In essi ogni giorno scriveva cosa faceva, i chilometri percorsi, le condizioni climatiche, il numero di foto scattate. Inoltre, dalla Società Filologica Friulana di Udine mi è stato consentito di leggere quanto indicava sulle bustine che proteggevano ogni negativo: data, luogo, dati tecnici quali apertura del diaframma e tempi d’esposizione, e una o più stelline per esprimerne la validità. Un lavoro utilissimo che ha permesso la comparazione con gli scritti del taccuino. Come pure è stato interessante e produttivo il mio viaggio in Sardegna»

In Sardegna Pellis percorre migliaia di chilometri a piedi, sul dorso di muli, su una Balilla donata dal Duce, senza mai dividersi dai suoi celebri Questionari filologici, dai taccuini da campo, dalle carte geografiche e da un corredo di lastre fotografiche - poi di pellicole - utilizzate per ritrarre un mondo intimo, privato, melanconico, dove è la luce a suggerire il senso delle cose.
«Nelle fotografie di Uomini e cose –scrive il direttore del Museo di Lugano Francesco Paolo Campione- c’è qualcosa di più di un ritratto: mettono in rapporto fra loro i volumi e le forme; esaltano il sentimento dei paesaggi; scovano inquadrature che rivelano come le piccole cose rimandino alle grandi, in un gioco sorprendente di miniaturizzazioni culturali; c’è l’assonanza tra l’immagine fotografica e il mondo della poesia e dell’arte.» Acutamente poi sottolinea: «Si legge anche chiara la percezione della complessità che agita poveri luoghi di apparente semplicità, paesi di ossimori.»
Di un mondo dove tutto è il contrario di tutto e dove si parla per metafore, Pellis coglie il senso di un’isola che, per le occupazioni subite e per gli studi condotti dai suoi figli, ha sempre respirato europeo. C’è affinità tra i sardi e il friulano che si è formato a Vienna e a Innsbruck, e ha fatto tesoro degli insegnamenti sulla lingua sarda di Max Leopold Wagner (1880-1962). I suoi scatti penetrano senza preconcetti la complessità dei luoghi e dell' ‘altro’. Rilevano interessanti esiti antropologici. Assurgono a modello stilistico di rigorosa e raffinata sintesi.

INFO
Uomini e cose Ugo Pellis. Fotografie. Sardegna 1932-1935
Heleneum, Museo delle Culture, Lugano, Svizzera
tel +41.(0)58 8866967
info.mcl@lugano.ch
www.mcl.lugano.ch

Gavina Ciusa
(30/09/2009)






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