Verde, bianca e rossa: l’Italia del nostro scontento  | Federica Araco
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Federica Araco   
Verde, bianca e rossa: l’Italia del nostro scontento  | Federica Araco“L’Italia del nostro scontento” è una piccola perla italiana presentata alla sezione “L’Altro cinema/Extra” del Festival Internazionale del Film di Roma. Il documentario, diretto dalle giovani cineaste Elisa Fuksas, Francesca Muci e Lucrezia Le Moli da un soggetto di Franco Scaglia, si spinge al di là della semplice inchiesta sugli umori del nostro paese indagando le ragioni profonde dello“scontento”che affligge la società italiana contemporanea. Le numerose interviste che lo compongono danno voce alla gente comune e ad alcuni intellettuali e professionisti di settore in merito a importanti tematiche come l’ambiente, i giovani e la politica.

Il documentario si apre con la sezione “Verde” diretta da Fuksas e dedicata all’ambiente: un viaggio in lungo e in largo attraverso la nostra penisola da Roma a Venezia da Marghera a Milano fino a Nardò, nel profondo sud in provincia di Lecce. Vicina, per eredità e vocazione, al mondo dell’architettura, l’autrice propone una visione del mondo incentrata sulla ricerca della bellezza. L’uso misurato della luce e alcune scelte stilistiche innovative sia nelle riprese che nel montaggio rimandano a quel legame sottile e profondissimo che lega ogni territorio alle persone che vi abitano. Toscani, Settis e Winespeare sono tra gli interlocutori chiamati a rispondere sulle bellezze di un paese radicalmente trasformato negli ultimi cinquant’anni. Dove un incremento demografico senza precedenti ha contribuito allo sviluppo incontrollato delle grandi periferie, il più delle volte affidato a politiche urbane scellerate. La Fuksas indaga la dicotomia estetica di “bello e brutto” attraverso suggestive sequenze di immagini tra paesaggi incontaminati e scorci di città deformate da decenni di abusivismo edilizio, interrogando, e interrogandosi, se sia possibile affidare alla bellezza l’arduo compito di salvare il mondo. L’unica soluzione a tale degrado urbano e culturale consiste, secondo la Fuksas, nel sensibilizzare noi stessi e gli altri ad un sentire estetico capace di integrare armoniosamente le necessità evolutive del genere umano con la naturale bellezza del paesaggio che lo circonda.

Meno rilevanti da un punto di vista artistico, ma altrettanto intensi per i contenuti affrontati, sono gli altri due capitoli del documentario. La sezione diretta dalla Muci, “Bianco”, è dedicata al complesso e variegato mondo dei giovani italiani. Eterni fanciulli o adulti prematuri, omologati dalle mode imposte dal mercato globalizzato ma angosciati dall’incertezza del futuro, i giovani intervistati rappresentano una fetta vasta ed eterogenea della popolazione italiana, sovente soggetta a rappresentazioni distorte e stereotipate. Ciò che si evince, al di là di un diffuso malcontento e del timore per il domani, è il profondo desiderio di soddisfare bisogni “semplici”, per alcuni versi scontati, come trovare un lavoro, costruire una famiglia e avere una casa dove vivere. Traguardi che fino a poco tempo fa costituivano il definitivo affrancamento dalla famiglia d’origine e l’ingresso nel mondo adulto, ma che per i giovani di oggi rischiano di rimanere inaccessibili chimere.

Nella sezione “Rosso”, dedicata alla politica e diretta da Le Moli, emergono tematiche molto simili, sebbene qui l’attenzione venga focalizzata sulle risposte che gli intervistati hanno fornito in merito al proprio voto, al grado di soddisfazione sul piano politico e alle opinioni riguardo al futuro. Anche qui il quadro risulta estremamente policromo con opinioni e tendenze spesso discordanti, ma quasi sempre accomunate da un profondo scontento nei confronti di un’Italia “razzista, ignorante e pigra” e, secondo alcuni, “profondamente addormentata”. Per molti, il paese ha completamente perso il proprio senso civico sotto i colpi di una politica infarcita di demagogia che risponde ai problemi concreti della gente con un linguaggio semplice come il messaggio che intende trasmettere, facendo leva sulle pulsioni più basse e degenerate della popolazione. E tra chi ha votato “scegliendo il male minore” e chi ha rinunciato al proprio diritto elettorale non sentendosi rappresentato dagli schieramenti in campo, alcuni elogiano le politiche sociali promosse dalla Lega Nord per la loro “vicinanza” alle esigenze del territorio e di chi lo abita.

Senza soffermarsi sui vizi o le virtù dell’uomo politico di turno, ma semplicemente riportando le opinioni più disparate della “società civile”, Le Moli ha realizzato forse l’unico documentario “bipartisan” sulla politica italiana. D’altra parte, come ricorda Touraine nel suo illuminante intervento, solamente riscoprendo le proprie intrinseche diversità in un’ottica di cittadinanza universale è possibile per un paese scongiurare il trionfo del comunitarismo. E se ciò non accade, non esisterà alcun futuro per esso, non per la sua arte, né per i suoi giovani, né per la società.
Tantomeno per la sua politica.


Federica Araco
(28/10/2009)


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