TFF, vince Genova e l’amore tra ex carcerato e trans | Stefanella Campana
TFF, vince Genova e l’amore tra ex carcerato e trans Stampa
Stefanella Campana   
TFF, vince Genova e l’amore tra ex carcerato e trans | Stefanella Campana
Baseco Bakal Boys
Il premio Cipputi - e relativa statuina - del mitico e sfigato operaio di Altan, ci sarà ancora al prossimo Torino Film Festival per premiare la pellicola migliore sulle tematiche sociali e del lavoro. Una scelta non scontata dopo le polemiche sollevate dai promotori del premio e dallo stesso “padre” di Cipputi, il noto vignettista Francesco Altan, che accusavano il festival di scarsa attenzione visto che era saltata la serata che volevano dedicare al lavoro. Ora pace fatta e assicurazioni che dal prossimo anno il premio Cipputi sarà persino potenziato. In questa edizione il film vincitore è stato il filippino Baseco Bakal Boys del regista Ralston Jover, storia disperata dei bambini pescatori di metallo di Manila.

Per il trentacinquenne regista napoletano Pietro Marcello grandi parole di elogio dal neo-direttore del Torino Film Festival Gianni Amelio alla presentazione del suo film “La bocca del lupo” in una sala strapiena. Un successo di pubblico e poi il premio dei critici come il film vincitore di questa ventisettesima edizione, che sembra aver superato bene la prova del dopo-Moretti.
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La bocca del lupo
“La bocca del lupo”, che ha subito trovato un compratore e sarà distribuito da Bim e in televisione da Raicinema, racconta la storia vera di Enzo, immigrato, che dopo 30 anni di prigione torna a Genova. Ricerca i luoghi del suo passato, ormai inesorabilmente intaccati dallo scorrere del tempo. Ad attenderlo nella piccola casa nel ghetto della città vecchia è Mary, transessuale, la compagna di una vita, conosciuta in carcere. Un “cinema del reale”, film-documentario che ti cattura.
Il giovane regista ha alle spalle già alcuni documentari di successo, come quello del 2007 “Il passaggio della linea” girato interamente sui treni espressi e che ha avuto una menzione speciale alla Mostra del Cinema di Venezia. Spiega: “Prima del film non conoscevo bene Genova; gli unici ricordi erano i racconti di mio padre che come marittimo meridionale di lì si imbarcava. Mi raccontava sempre di come era bella, delle tripperie e del suo cielo. Io ho conosciuto un’altra Genova, dove sempre di più si estingue il tessuto sociale. Ho provato a raccontare il presente attorno a me, mentre la nostalgia del Novecento è rappresentata attraverso i repertori, filmini amatoriali e non, realizzati da genovesi di lunga generazione”. Il risultato è un film che emoziona. Anche le scelte musicali sottolineano in modo efficace un film di grande spessore, dove Genova è protagonista, con un volto struggente e di cruda realtà.
L’idea di “La bocca del lupo” è stata della Fondazione Marcellino di Genova che dal 1945 si occupa di emarginati e che ha dato carta bianca al regista di decidere quale storia raccontare. Pietro Marcello, ha incontrato Enzo per caso davanti a una panetteria rimanendo colpito dal suo viso incredibile, dalla sua storia pasoliniana, lui cresciuto in via Pré, a scuola dalla malavita. Ora lavora in un bar del porto. Il regista, dopo lunghi mesi di amicizia, riesce a far parlare Enzo davanti alla cinepresa. Toccanti le scene di Enzo e Mary che raccontano con molta semplicità e sincerità la loro bella storia d’amore e di vita che si legano sapientemente alle immagini inconsuete della Genova di oggi.

TFF, vince Genova e l’amore tra ex carcerato e trans | Stefanella CampanaAnche se non ha ricevuto premi al Festival ha destato ricordi e forti sensazioni “Radio Singer”, girato da Pietro Balla, sceneggiatori Marcella Filippa e Enrico Miletto, a cui si deve anche la ricerca storica. Intreccia in modo efficace la lunga battaglia degli operai della fabbrica di Leinì per il posto di lavoro, la storia d’amore tra due ventenni, la fine delle trasmissioni di Radio Singer, una delle prime radio libere, e l’assalto tragico all’Angelo Azzurro, dove morì un giovane. Storie vere di una Torino di 32 anni fa che molti hanno vissuto e che sullo schermo rivivono, anche grazie ai filmati d’epoca, con tutta la loro forza e suggestione.
Primo ottobre 1977: la multinazionale statunitense Singer sta chiudendo la fabbrica di Leini, lasciando in mezzo alla strada oltre duemila persone. Gli operai della Singer scioperano e lottano da anni per tentare di portare la città nella fabbrica e fare cultura con Guccini, Milva, gli Inti Illimani, Dario Fo e Franca Rame. Alla spettacolarizzazione della lotta partecipa Maddalena: 21 anni e un fidanzato studente di scienze politiche. La mattina del primo ottobre 1977 Maddalena lascia una lettera al suo fidanzato ed esce di casa. Alle 9.15 infila le cuffie per l’ultima trasmissione di Radio Singer (nata due giorni prima di Radio Onda Rossa) che copre dieci chilometri di raggio tra Leini e Torino Nord. Piove. Alla stessa ora un corteo di ventimila ragazzi si muove verso Palazzo Nuovo, sede dell’Università. Alle 13 e 10 circa è tutto finito. Le apparecchiature di Radio Singer sono state smantellate. Il corteo pure. Sono state lanciate alcune molotov e nel bar “Angelo Azzurro” un ragazzo che si trovava lì suo malgrado viene avvolto dalle fiamme. Rimane seduto su una sedia di plastica, il corpo nudo ustionato, immobile e cosciente sotto gli eleganti portici di via Po. Un’immagine terribile, una tragedia assurda, difficile da dimenticare, come la perdente lotta degli operai della Singer.
Agosto 2009: la crisi economica obbliga i lavoratori a gesti estremi, come gettarsi da gru o legarsi a cornicioni. Le immagini della solitudine e debolezza della condizione operaia di oggi appaiono ancora più drammatiche di quelle del passato. Il modello culturale vincente è quello incarnato dal premier Silvio Berlusconi. La voce narrante è dello stesso regista Pietro Balla che ripete: “Bisogna capire. Bisogna essere spietati con i propri errori. Perché tutto è cominciato dentro di noi”. Il regista, tra i suoi molti lavori, ha diretto e coprodotto con Monica Repetto il film documentario ThyssenKrupp Blues, sulla tragedia degli operai morti nell’incendio, presentato nel 2008 alla Mostra del Cinema di Venezia e che ha vinto il Mediterraneo Film Festival.
TFF, vince Genova e l’amore tra ex carcerato e trans | Stefanella Campana
La straniera

Sullo sfondo ancora Torino e la sua realtà sempre più multietnica in “La straniera” (regia di Marco Turco), tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore iracheno, Younis Tawfik, da oltre vent’anni nel capoluogo piemontese. “E’ qualcosa di più della storia di due immigrati – spiega il regista al Torino Film Festival - è la storia d’amore struggente tra una donna e un uomo costretti a incontrarsi tra le regole, i pregiudizi, le convenzioni di un mondo più stretto dell’umanità che contiene. Una favola nella Torino di Porta Palazzo, dove le insegne dei negozi sono in arabo, le macellerie vendono carne macellate secondo la sharia e nelle soffitte un tempo abitate dagli immigrati meridionali oggi vivono stipati ragazzi marocchini, tunisini, egiziani”. Naghib è un architetto arabo quarantenne che vive a Torino e si sente ormai italiano. In una sera d’inverno incontra quasi per caso una giovane prostituta marocchina Amina, forte allegra e ribelle e tra i due si crea subito una profonda intesa. Naghib, ancora legato alla sua vecchia cultura, non trova il coraggio di vivere fino in fondo il suo sentimento per la giovane prostituta. Amina (interpretata dall’attrice marocchina-olandese Kaltoum Boufangacha), già in fuga da un marito violento, decide di sparire dalla vita dell’architetto (l’attore tunisino Ahmed Hafiene). La donna, arrestata, finisce in un centro di accoglienza. I due si perdono, si pensano, si desiderano…si ritrovano.

Stefanella Campana
(23/11/2009)



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