Teatri di confine | Federica Araco
Teatri di confine Stampa
Federica Araco   
Teatri di confine | Federica AracoFrontiere, conflitti, Mediterraneo. Questo il filo rosso di Roads and desires - theatre overcomes frontiers , il progetto di ricerca teatrale internazionale realizzato nell’ultimo anno dalla compagnia Astràgali di Lecce. Da anni impegnata sui grandi temi che attraversano la regione, come i processi di costruzione identitaria, la negazione del diritto di mobilità e la guerra, Astràgali propone ora una riflessione sulle frontiere come luoghi di contrasto e mancato riconoscimento.
Roads and desires nasce dall’idea di confine come limes dell’identità, luogo di ripiegamento e confronto/scontro con l’altro, cicatrice mai rimarginata che lacera il Mediterraneo con eterni conflitti e spaccature profonde. Il progetto, articolato tra il vicino oriente e l’Europa, ha coinvolto teatri, artisti e università in Italia, Palestina, Giordania, Grecia, Cipro, Gran Bretagna, Francia e Spagna.
Al centro del lavoro, tre residenze artistiche internazionali con giovani studenti e attori teatrali ad Amman, nei villaggi di Sebastiya, Aasyra e Nasfjibil, vicino Nablus, e a Lecce.

Alla presentazione di Roads and desires appunti di viaggio di un teatro in Palestina , il documentario realizzato dal regista di Astràgali Fabio Tolledi, abbiamo incontrato i giovani attori coinvolti nella residenza artistica tenuta nel Salento dal 28 luglio al 10 agosto.

Mohannad è uno di loro. Gli occhi grandi e curiosi, il sorriso generoso, questo ragazzo di ventisette anni al terrorismo preferisce la poesia, alla resistenza armata il linguaggio universale dell’arte. “Sono nato in Giordania da genitori fuggiti da Hebron nel 1967. Tutta la mia famiglia è impegnata politicamente sulla questione palestinese”, racconta, “e mio padre ci ha trasmesso un grande amore per il teatro come strumento di mobilitazione e di lotta politica e sociale. In Palestina, la resistenza era inizialmente solo intellettuale. Quando Israele si è accorto della potenza della cultura come strumento di denuncia e lotta, ha iniziato a contrastarla. Ha tentato di cancellarne ogni traccia distruggendo tutti i teatri e chiudendo i centri culturali allora molto attivi nel paese. Ancora oggi non è permesso a nessun artista impegnato sulla questione palestinese di lavorare nei Territori. Per questo la presenza e il lavoro svolto da Astràgali in Giordania e Palestina sono così preziosi. Hanno riacceso la speranza. Quando ad Amman ho assistito al loro spettacolo, Lysistrata, primo studio sull’oscenità del potere , la mia prima reazione è stata di shock. In questo lavoro il comico s’intreccia con l’osceno, il potere alla guerra e alla violenza. Il cardine è il corpo femminile come luogo del piacere negato all’uomo nella speranza di metter fine al conflitto armato. La società giordana rifiuta di parlare di queste cose, nega l’esibizione del piacere e la nudità. Ero stupito che gli spettatori, malgrado le naturali resistenze, decidessero di restare e confrontarsi con questi temi. Da noi, dietro una facciata apparentemente aperta e democratica si nasconde un paese islamico che rifiuta ogni elemento irreligioso. C’è molta censura sul piano intellettuale. È stato importante in quel contesto parlare dell’atrocità della guerra e del potere che le donne possono assumere nella risoluzione del conflitto: la massima negazione del desiderio umano”.

Teatri di confine | Federica AracoMarah ha appena vent’anni e studia letteratura inglese all’Università di Nablus. Un velo colorato incornicia i suoi enormi occhi neri, luminosissimi. Dopo aver partecipato alla residenza teatrale organizzata da Astràgali a Sebastiya, ha deciso di venire in Italia per continuare a lavorare con loro. Insieme ai suoi colleghi, ha preso parte alla nuova edizione della Lysistrata scaturita dai dieci giorni di laboratorio. “Per me è stata la prima esperienza in un contesto professionale nel teatro, e in assoluto il primo spettacolo”, esordisce. “In Palestina, sono rimasta molto colpita dal metodo di lavoro proposto da Fabio (Tolledi, ndr), davvero intenso, e dall’uso del respiro come strumento per andare in profondità nel corpo. Lavorando sul tema del piacere e della nudità, inizialmente ho avuto molte difficoltà: ero imbarazzata e credevo che non sarei riuscita ad andare avanti. Poi ho capito che non si voleva scandalizzare nessuno, ma lavorare sull’immagine artistica in modo nuovo. Nell’islam si pensa che la donna debba coprire i proprio corpo non perché mostrarlo sia peccaminoso, ma perché si cerca di non mettere il desiderio al primo posto nelle relazioni interpersonali. Oggi, questo insegnamento è legato alla vergogna. Lavorando con Astràgali sulle rappresentazioni del corpo femminile e la sua sacralità, e sul concetto di piacere affrontato nella Lysistrata , ho iniziato a provare meno vergogna. Usare tutte le parti del mio corpo durante il lavoro teatrale mi ha restituito la fiducia in me stessa”.

Shereen ha ventidue anni ed è nata e cresciuta in Giordania. “La cosa più interessante per me è stato affrontare il tema del corpo e della femminilità”, racconta. “Sono una giovane donna araba che vive in un paese arabo, e ho sentito molto il peso del condizionamento culturale sulla mia educazione, specialmente da bambina. Da noi, alle donne è richiesto di uniformarsi al modello imposto dalla società, e loro rispondono a questo richiamo. È come una gabbia, e si finisce per restare paralizzate in questo schema”.

Omar è un ragazzo palestinese di ventinove anni. Per lui, l’arte è un’azione di resistenza concreta. “Sono stato arrestato più volte dai servizi israeliani e mio fratello è un martire. Nonostante questo, non mi interessa la resistenza violenta, ma l’arte come strumento di lotta e mobilitazione. Il lavoro di Astràgali in Palestina mi ha colpito molto per la sensibilità mostrata nei confronti dell’occupazione israeliana. È stato facile per me aprirmi a questa esperienza e decidere di venire in Italia: ho avuto fiducia nel loro modo di fare teatro. Nel laboratorio a Lecce ho imparato come da un elemento piccolissimo sepolto nella memoria scaturisca, a volte, un processo profondo e coinvolgente, che può trasformarsi in arte. La fiducia in questo mi ha consentito di oltrepassare tutte le frontiere...”.

Teatri di confine | Federica AracoIl lavoro sulla memoria è stato il filo conduttore della residenza teatrale che si è svolta nel Salento. Ai partecipanti è stato chiesto di condividere un ricordo legato al ridere e uno legato al disgusto e all’orrore. Le immagini emerse nel training sono state rielaborate in gruppo e hanno dato vita ad azioni corali, inserite nella trama della Lysistrata che è stata presentata in una nuova versione al Teatro Romano di Lecce il 6 agosto. “L’intreccio e l’elaborazione del ricordo di ognuno con quello degli altri è stato un elemento molto importante per la costruzione delle azioni teatrali collettive”, spiega Roberta, della compagnia Astràgali. “Attraverso il tema della memoria abbiamo affrontato quello del desiderio lavorando sull’esperienza corporea nel training attoriale. Nella Lysistrata, fermare la guerra degli uomini attraverso la negazione del corpo consente alle donne di rivendicare la propria fisicità come luogo del desiderio. E l’elemento comico riesce a sovvertire la visione delle cose e del mondo capovolgendo l’ordine costituito. Il femminile come principio di movimento e di radicale resistenza stravolge lo stereotipo della mascolinità”.

Lysistrata ,“colei che scioglie gli eserciti”, mette fine alla sanguinosa guerra del Peloponneso convincendo tutte le donne greche ad aderire allo sciopero del sesso.
In un intreccio matrilineare, uterino, la riscrittura del classico di Aristofane proposta da Fabio Tolledi e Benedetta Zaccarello, filosofa e ricercatrice, propone una trama femminile incentrata sull’urgenza dell’accoglimento dell’altro da sé. Nella carnalità dell’esperienza umana, Lysistrata riemerge come una risata che trasfigura ogni cosa, smascherando l’insensatezza della violenza e della guerra.

Nella nuova Lysistrata , Astràgali e i giovani artisti incontrati lungo il cammino raccontano la loro esperienza collettiva nata dalla pluralità di storie e di memorie. Un incontro meticcio in cui ognuno si è esposto, nel solco di un teatro vivente e ‘resistenziale’. Di strade e desideri.


Federica Araco
Foto di Marino Colucci
(13/10/2010)



parole-chiave: