Michelangelo Pistoletto al MAXXI di Roma | Gavina Ciusa
Michelangelo Pistoletto al MAXXI di Roma Stampa
Gavina Ciusa   
Le serpentine di vecchi frigoriferi assurgono a fregi del timpano e i cestelli di vecchie lavatrici sono colonnati di un tempio greco alto quattro metri, nato dai rifiuti industriali per far riflettere su “I temp(l)i cambiano” (2009). Oggi accolto a Roma, nell’agorà del MAXXI, di fianco all’ingresso del Museo dove si celebra il suo Autore con una rassegna articolata in due parti: “Michelangelo Pistoletto: Da Uno a Molti, 1956-1974” e “Cittadellarte”.
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La rassegna, curata da Carlos Basualdo, scientificamente ineccepibile, godibilissima e imperdibile, replica in Italia (fino al 15 agosto) il grande successo ottenuto al Philadelphia Museum of Art (novembre 2010 - 16 gennaio 2011) da Michelangelo Pistoletto, il più innovativo dei nostri artisti contemporanei. L’incipit dell’esposizione di oltre cento opere è segnata da una “mise en scene” di "Quadri Specchianti" di esaltante forza espressiva, aperta a ogni possibile ipotesi evolutiva della Storia e dell’Arte. E a percezioni intimiste. Una sorta di saggistica visiva in mirabile divenire, che negli anni cinquanta Michelangelo Pistoletto (Biella 1934) intuisce e sviluppa in una ricerca precorritrice dei tempi, forte delle tecniche apprese nello studio del padre (pittore classico e restauratore di opere antiche) e delle esperienze acquisite a Torino (scuola di pubblicità grafica diretta da Armando Testa e Gallerie d’Arte Moderna) dove scopre motivazioni per compiere quel lavoro che non trovava interesse nell’arte tradizionale.
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Negli anni cinquanta Pistoletto vuole andare oltre la già raggiunta autonomia individuale dell’artista. Vuole scoprire un segno deciso di sè ma oggettivo. Vuole che la sua identità abbia un’oggettività. Cerca un’idea di se stesso che già esiste e che sia condivisibile. La cerca trasferendo l’oggettività dello specchio sulla tela, in autoritratti che però ricadono sempre nella specificità interpretativa. Finché dipinge una figura immobile, e ne annulla il rapporto con quanto la circonda stagliandola su uno sfondo monocromo, nero e lucido dove, per la prima volta, si vede riflesso. La tela diviene specchio (in seguito superficie riflettente in acciaio) dove applica ritratti, oggetti o riferimenti a temi socio-politici dapprima dipinti a mano su veline, poi direttamente serigrafati in pezzi unici che passano da una condizione di identità personale a una plurindividuale. Luogo di accoglienza e accostamento delle diversità di spettatori che ivi si specchiano insieme alla realtà che li circonda, divenendo parti attive di opere. Immersi in un presente in divenire che è già futuro, e che si lascia il passato alle spalle, senza relegarlo nell’oblio. Innovative rappresentazioni spazio-temporali di un processo creativo mai fine a se stesso, in costante relazione con i cambiamenti storici in atto in Italia, in Europa, in America, e con la Pop Art, il Minimalismo, l’Arte Concettuale, che Pistoletto alimenta di continuo con tematiche sempre strettamente ancorate alla realtà del momento e a un’arte che parla e ascolta. Motivata dal voler individuare soluzioni corali ai problemi. Magistralmente orchestrata da Pistoletto, tanto da essere emblema di avanguardia e di sperimentazione culturale. Anticipatrice di quelle pratiche partecipative contemporanee che da oltre quarant’anni caratterizzano un operare costellato da importanti riconoscimenti nazionali e internazionali, come l’attribuzione del Leone d'oro alla carriera dalla Biennale di Venezia del 2003.

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Il percorso espositivo prosegue con opere che contestano l'estetica della serialità, sempre riconducibili alla coerenza e all’ingegno creativo del filo concettuale che si origina ed evolve dalle e nelle superfici specchianti. Prefigurazioni del Concettualismo sono i “Plexiglass”, prodotti dal 1964, sintesi allo stato puro di oggetti inclusi in una materia trasparente ora percorsa dall’energia di un filo elettrico; ora articolata in due parti aperte a libro come l’anonima scaletta che inglobano; ora tagliata in quadrati sovrapposti, ognuno custode di un disco in vinile. Esempi di adesione all'Arte Povera, di cui Pistoletto è tra i padri fondatori, sono le “Sculture con gli Stracci” (fine '60 inizio '70), come la famosa “Venere degli stracci” (1967), e i mattoni di stracci che erigono il “Muretto” (1968) o il basamento d’appoggio dello scarponcino usurato del “Monumentino” (1968). Mentre gli “Oggetti in Meno” (1965-1966) esprimono il “togliere” scultureo come ritorno a un’essenzialità lontana dal consumismo, rigettando da un sogno persino l’enorme “Rosa bruciata” (1965) di cartone ondulato. E le forme mutanti di fiammelle nelle “Candele” (1967) in fila su un foglio specchiante di Mylar; e nella grande “Tenda di lampadine” (1967), “Luci e Riflessi” generano energia come l’interessante documentazione delle performance prodotte da Pistoletto col suo collettivo “Lo Zoo” (1968-1970).
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Dunque un percorso che tocca tutti i punti di una singolare e mai paga evoluzione artistica fatta di continui traguardi raggiunti e subito adeguati a nuovi e più complessi obiettivi. Ne è esempio la decisione di Pistoletto di vivere a Biella, dove opera su scala locale e globale nella tridimensionalità architettonica di archeologia industriale di un lanificio del 1870, caduto in disuso negli anni ’50, acquisito nel 1996 insieme agli edifici che si sviluppano attorno a una piazza centrale. Nel 1998 il primo dei residence inizia l’attività con “UNIDEE-Università delle Idee”, internazionale e aperta ogni anno a gruppi multidisciplinari di creativi che per diversi mesi lì vivono e lavorano. Nasce così Cittadellarte, superamento delle antiche botteghe e di ogni possibile Factory. Sede di innovativi laboratori chiamati “Uffizi”, attivi nel rapportare il fenomeno artistico con aree tematiche che investono ogni aspetto del sociale: Ecologia. Produzione. Lavoro. Comunicazione. Architettura. Moda. Nutrimento. Arte. Educazione. Economia. Spiritualità. Politica.
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Nella Sala Gian Ferrari, nella seconda mostra che il MAXXI dedica a Pistoletto, “Cittadellarte” è celebrata sia con un programma di attività proprie dello spirito del centro, sia con l’esposizione di opere emblematiche. Come l’installazione “Nuovo Segno d’Infinito” (2003) dove l’artista inserisce tra le anse del “Primo Paradiso Terrestre” regolato dalla natura, e del “Secondo Paradiso Artificiale” scosso tra bisogni e piaceri artificiali che deteriorano il pianeta, una terza ansa centrale, ventre generatore del “Terzo Paradiso” che potrà evitare la catastrofe attraverso un progetto globale di trasformazione responsabile che renda alla Terra nuova vita e nuova civiltà.
O come il grande tavolo specchiante a forma di Mar Mediterraneo, circondato da 23 sedie artigianali provenienti da ogni paese che vi si affaccia. Un tavolo itinerante, di grande forza emblematica, di possibile convergenza e mediazione tra persone di nazioni diverse che individuino e rendano operanti progetti di cooperazione universalmente utili. Un’opera-simbolo delle attività di “Love Difference -Movimento Artistico per una Politica InterMediterranea” promosse da Cittadellarte. «Il movimento –sottolinea Michelangelo Pistoletto- unisce l'universalità dell'arte all'idea di transnazionalità politica e focalizza la sua attività nell'area mediterranea in quanto in essa si rispecchiano i problemi della società globale. Da una parte la differenza tra etnie, religioni e culture è, oggi, causa di terribili conflitti; dall'altra vi è una drammatica situazione prodotta dalla supremazia dei poteri che producono l'uniformità e il livellamento delle differenze. Una politica che porti ad “amare le differenze” è vitale per lo sviluppo di nuove prospettive nell'intera compagine sociale.»

Gavina Ciusa
(06/05/2011)


Foto:

1.Michelangelo Pistoletto davanti alla sua opera “Venere degli stracci” del 1967
2.Michelangelo Pistoletto, “Uomini che ascoltano (Una manifestazione)”, 1965, carta velina dipinta su acciaio inox lucidato a specchio, cm120x2305
3.Michelangelo Pistoletto, “Rosa bruciata”, 1965, cartone ondulato bruciato e vernice spray, cm140x140x100
4.Michelangelo Pistoletto riflesso nel quadro specchiante “La Venere con la pipa” (1973), nel suo studio a San Sicario, 1974. Foto di Paolo Mussat Sartor. Courtesy Cittadellarte-Fondazione Pistoletto, Biella. .
5.Michelangelo Pistoletto, “Anche i temp(l)i cambiano”, 2009, materiali di riciclo industriale, cm345x320.





Info:
Michelangelo Pistoletto: Da Uno a Molti, 1956-1974
e
Cittadellarte
a cura di Carlos Basualdo
Maxxi - Museo nazionale delle Arti del XXI secolo, Roma
via Guido Reni, 4 A, – 00196 ROMA
fino al 15 agosto 2011
Orari: mar-merc-ven-dom 11.00-19.00 gio-sab 11.00-22.00
www.fondazionemaxxi.it
info@fondazionemaxxi.it
Tel: 06.39967350




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