Bad People in Guantanamo | Federica Araco
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Federica Araco   
Bad People in Guantanamo | Federica AracoNelle celle del campo di detenzione di Guantanamo, sette attori raccontano la drammatica storia dei ragazzi inglesi di origine pachistana catturati in Afghanistan da soldati statunitensi con l’accusa di terrorismo. Shafiq, Monir e Ruhel sono ventenni musulmani arrivati a Karachi per le nozze di Asif. Dopo il matrimonio, decidono di andare in Afghanistan per “aiutare la popolazione” ma a Konduz vengono catturati dai guerriglieri talebani e poi dalle truppe dell’Alleanza del Nord, che li consegnano ai Marines. È l’ottobre del 2001 e la tensione in Medio Oriente è altissima. Le direttive del Pentagono, orchestrate dai “falchi” dell’Amministrazione Bush, sono molto chiare: i soldati hanno l’ordine di sottoporre i prigionieri a brutali torture fisiche e psicologiche per ottenere informazioni preziose per la cattura di Osama Bin Laden. Trasferiti d’urgenza a Guantanamo, per due anni subiscono trattamenti disumani. Shafiq, Ruhel e Asif sono poi rilasciati e scagionati. Di Monir, invece, non si sa più nulla.

In un crescendo di insensata brutalità, gli aguzzini di Guantanamo impongono ai detenuti un logoramento fisico e psicologico con abusi, sopraffazioni e minacce. Nudi e picchiati, costretti a restare svegli per giorni, i prigionieri sono trattati come carne da macello e sottoposti a un processo di progressiva e inesorabile disumanizzazione. I loro corpi striscianti diventano oggetti di macabre ossessioni sessuali, come animali brutalizzati in un circo perverso.

I toni della narrazione sono grotteschi, a volte assurdi, esageratamente folli, come folle è l’odio innescato dal desiderio di vendetta. Momenti di intensa drammaticità si alternano a esplosioni di euforia immotivata, sullo stile dei musical americani degli anni Sessanta. I lamenti sembrano ninnananne, gli stupri si trasformano in balli di gruppo tra bandiere a stelle e strisce, tute mimetiche e canzoncine di Natale. In una sorta di allucinazione collettiva, lo spettacolo coinvolge e sconvolge lo spettatore attonito di fronte a tanta violenza, ammutolito davanti a simili atrocità. E tra incredulità e nausea, indignazione e ribellione lo costringe a svegliarsi dal torpore dell’indifferenza ingenua e vigliacca che lo rende complice silenzioso di quel male che Hannah Arendt definì “banale”.

Bad people in Guantanamo dà voce alle urla dei torturati, generalmente ovattate dalla censura dei governi e dall’omertà degli organi d’informazione, illumina il terrore nei loro occhi sgranati, le profonde cicatrici che segnano quei corpi violati. E dimostra come la tortura disumanizzi sia la vittima che il carnefice, smantellando ogni paradigma etico e giuridico per far posto ad arbitrarietà, imposizione sistematica, sopraffazione.

Alcune scene rimandano ai tragici episodi che quasi ogni giorno si consumano tra le spesse mura delle carceri di Siria, Giordania, Yemen, Libia, Iran e Cina, dove la dignità dei cittadini è polverizzata da dittature asfissianti e dallo strapotere delle forze dell’ordine. Invece si tratta di un campo di prigionia statunitense e la tortura è inflitta nel nome della “guerra umanitaria per la democrazia” condotta dalla prima potenza mondiale. E viene da chiedersi come possa conciliarsi una pratica così brutale con i princîpi di dignità e diritti umani che gli Stati Uniti vorrebbero “esportare”, o meglio, imporre con i loro interventi militari.
Bad People in Guantanamo | Federica Araco
Ancora una volta, a giustificare l’ingiustificabile è l’emergenza della guerra con la sua assurda dicotomia tra il diritto di esercitare violenze indiscriminate contro i cosiddetti “nemici della patria” e i diritti umani che vengono immediatamente sospesi, di colpo dimenticati.
È questo il punto di non ritorno, la strada che conduce a quella voragine di corruzione che è il degrado della civiltà. Lì dove scompare, inesorabile, ciò che chiamiamo “uomo”.



Lo spettacolo, vietato ai minori di 14 anni, è frutto della collaborazione tra l’Accademia Teatrale di Roma Sofia Amendolea e la produzione Le Nuvole Teatro.


Prossime date:
26 Giugno - Festival dei Due Mondi - Spoleto
28 Giugno 2011 - Festival Internazionale di Varsavia - Polonia
30 Giugno 2011 - ITs Festival - Amsterdam - Baesi Bassi
dal 5 al 9 Luglio 2011 - Birmingham European Festival - Regno Unito
14 Luglio 2011 - Talvils International Theatre Festival - Valka - Lettonia


Per vedere il trailer:
www.youtube.com/watch?v=PLbOZJUre4s

Film consigliati:
Sulla storia di Shafiq, Monir e Ruhel e Asif: “The road to Guantanamo” (Gran Bretagna, 2006, 91’) di Michael Winterbottom e Mat Whitecross, vincitore dell’Orso d'argento per la regia al Berlin Film Festival 2006, distribuito in Italia da Internazionale (sottotitoli in italiano e inglese).


Federica Araco
(03/06/2011)



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