Torino-Khouribga A/R, foto di destini incrociati | Alberto Gubernati, Rosita Ferrato, Khouribga, Mercato Torino, Shaki Abdelaziz, Carlo Capello
Torino-Khouribga A/R, foto di destini incrociati Stampa
Rosita Ferrato   

A Khouribga, 120 km a sud est di Casablanca, c'è il Mercato Torino. E si chiama così perché ogni anno i migranti che tornano lì per le vacanze sono per la maggior parte marocchini provenienti dall'Italia, e da un posto ben preciso: Torino.

 

//"Mercato Torino" a Khouribga"Mercato Torino" a Khouribga

 

Da Khourigba infatti arriva la maggior parte delle migliaia di marocchini residenti a Torino ed è per questo che il titolo della mostra fotografica inaugurata venerdì 8 febbraio (e fino all'8 marzo) al museo delle Scienze Naturali del capoluogo piemontese è proprio Torino-Khouribga A/R. Autore degli scatti è il giovane Alberto Gubernati, partito dall'Italia con la macchina fotografica e armato di un cartello rosso con su scritto “I love Torino” in arabo, un cartello da tenere in mano per uno strano reportage, dove la vicinanza fra i due paesi si fa quasi tangibile e l'amore del giovane fotografo per il Marocco evidente.

 

//“I love Torino” in arabo“I love Torino” in arabo

 

“Durante il mio viaggio ho dovuto spiegare a decine di persone il senso dello strano reportage, la bizzarria di volerli fotografare con un ingenuo cartello a forma di freccia, la punta per indicare un altrove diverso e lontano, un luogo, Torino, che però a Khourigba tutti sembrano conoscere” .

Il viaggio di Alberto è circolare: parte e ritorna a Porta Palazzo, storico mercato di Torino e luogo simbolo, testimone, negli ultimi cinquant'anni di tutte le migrazioni, le prime italiane dal sud Italia negli anni '60, le più recenti di cittadini extracomunitari. Da lì, arriva a Khourigba a cercare le origini di chi ha conosciuto in patria, le famiglie, i luoghi, gli affetti. E infine torna a Porta Palazzo, per riportarne a casa le testimonianze di cosa ha visto, di chi ha conosciuto.

“Nei racconti c'è sempre un marito, un fratello o cugino, un amico o conoscente che è andato o tornato a Torino a costruire una nuova esistenza. Quando sono ritornato a casa sono andato a cercare quei mariti, fratelli, cugini e dietro a ogni volto ho trovato la determinazione di chi vuole affrancare se stesso e la propria famiglia dalla povertà, dalla precarietà, che coltiva il desiderio di ricongiungersi con la moglie, i figli, che crede e lavora per un futuro migliore”.

“Alberto Gubernati ha espresso una di quelle cose che spesso si dicono sull'immigrazione e la società multiculturale, ma che raramente si esplicitano - spiega Carlo Capello, antropologo dell'Università di Torino - e cioè che l'arrivo di persone dall'estero nelle nostre
città è un'occasione di arricchimento e di conoscenza. In effetti, la curiosità di Alberto per Khouribga e il Marocco deriva dal suo risiedere a Porta Palazzo a stretto contatto con immigrati e famiglie marocchine. L'incontro con l'altro, un altro così vicino, ha stimolato il suo desiderio di conoscere le loro storie e il loro retroterra e così è partito per il Marocco. Ovviamente, ciascuno di noi ha i suoi mezzi per conoscere e raccogliere testimonianze e Alberto ha fatto ricorso a
quello che gli è più proprio: la fotografia, che dalla sua, ha il vantaggio dell'immediatezza e della chiarezza, permettendoci di gettare uno sguardo su una realtà, quella di Khouribga, i cui destini sono intrecciati da anni con quelli di noi torinesi”.

 

//Centro per l'impiego a KhouribgaCentro per l'impiego a Khouribga

 

È così che i fili tra le due città intensificano progressivamente i legami. Due città per certi versi simili, Khouribga e Torino, soprattutto per il loro ruolo importante nell'economia dei rispettivi paesi: a Khouribga ci sono i fosfati, fondamentali per la produzione di fertilizzanti. La città sorta negli anni '20 attorno alle miniere ha sperimentato l'impiego di molta manodopera locale e l'abbandono graduale dell'agricoltura, con la necessità di emigrare a partire dagli anni '70 e '80 soprattutto per la Francia e poi Torino, dapprima tappa del viaggio e poi per molti mèta definitiva.

Ma se la provincia di Khourigba è diventata progressivamente sempre più rilevante dal punto di vista economico, perché partire, è la domanda che il fotografo ha rivolto alle persone che ha incontrato. Soprattutto per motivi economici, gli è stato risposto: per la non sopravvivenza con il proprio salario, perché se la società dei fosfati da una parte aumenta la propria produzione e le esportazioni agli attuali livelli che la portano ad essere la più importante azienda del paese, dall’altra, drammaticamente, la popolazione vive in condizioni precarie.

Un contrasto insuperabile se non con l'aspirazione a migliorare anche attraverso l'emigrazione.

C'è la speranza di guadagnare di più, ma è comunque presente la consapevolezza che anche aldilà del mare non si troverà l'America. “Lo so che l'Italia non è un paradiso - racconta un uomo, la cui testimonianza è stata riportata nelle didascalie della mostra - ma qui a Khouribga c'è tanta disoccupazione e il solo lavoro lo trovi nei fosfati. C'è tanta gente e l'unica alternativa è il commercio”.


//The a KhouribgaThe a Khouribga

La mostra offre una cinquantina di fotografie della città, delle persone, con colori molto vivi per un reportage che diventa qualcosa di più ampio: sezioni tematiche che si snodano dalla famiglia all'ospitalità, all'economia, con una sezione dedicata ai fosfati comprensiva di proiezioni di foto d'epoca delle miniere e un'interessante selezione mineralogica. Didascalie scritte in arabo e in italiano, per un'inaugurazione dove molte persone presenti venivano dal Marocco, primo fra tutti il nuovo console Shaki Abdelaziz, che ha sottolineato come in questi anni il paese sia cambiato e sia cresciuto sia politicamente che economicamente, diventando un luogo di investimento.

Il console del Marocco ha difeso l'islam come religione tollerante e vicina alla cattolica, nonostante il tentativo di alcuni fondamentalisti di rovinarne l'immagine, sottolineando contenuti simili presenti nel Corano e nella nostra fede. Che si faccia cultura insieme, ha soprattutto sollecitato, in spirito con la mostra, caldeggiando la vicinanza tra il Marocco e l'Italia, con la buona volontà e la voglia di lavorare insieme, e ha invitato i torinesi ad organizzare eventi, festival, occasioni di incontro e confronto per fare e condividere cultura.

 

 


 

Rosita Ferrato

Foto: Alberto Gubernati

13/02/2013