“Much Loved” di Nabil Ayouch, anatemi  e minacce  | Nabil Ayouch, Sanaa Akroud, Ahmed Hamida, Ebticar, Mohammed Asli, Leila Marakechi, Loubna Abidar
“Much Loved” di Nabil Ayouch, anatemi e minacce Stampa
Nabil Bekkani   

Much Loved de Nabil Ayouch | Nabil Ayouch, Loubna Abidar, Sanaa Akroud, Ahmed Hamida, prostitution, Ebticar/ArablogIl film Ezzine elli fik’, in arabo La bellezza che è in te (distribuito in Europa con il titolo Much Loved, ndr) del regista Nabil Ayouch non è l’unico film ad aver fatto scandalo in Marocco e a essere stato accusato di “attentato ai valori morali e ai costumi”. Il film Une minute de soleil en moins (Un minuto di sole in meno) dello stesso regista aveva fatto scandalo nel 2002, quando era stato programmato al Festival internazionale di Marrakech. All’epoca Internet e i social media non avevano lo stesso impatto che hanno oggi. Ciononostante, il film aveva saputo attirare migliaia di spettatori, tra favorevoli e contrari. La sua fama era arrivata fino al Parlamento: i deputati del partito Giustizia e Sviluppo avevano fatto pressione sul governo, costringendo il Centro per la cinematografia a censurare le scene con un esplicito contenuto sessuale, poi addirittura a ritirare il film dalla programmazione del festival, dopo che il regista si era rifiutato di tagliare la pellicola secondo le richieste della censura.

Nel 2010 sono stati invece i social media a infiammarsi per la diffusione su Youtube di diverse scene tratte dal film Ihki Shéhérazade (Parla Shéhérazade), a sua volta accusato di oltraggio sempre a causa delle scene di sesso. In queste scene appariva l’attrice marocchina Sanaa Akroud in pose molto intime con l’attore egiziano Ahmed Hamida.

Nel 2005, il celebre regista marocchino Mohammed Asli aveva attaccato la giovane attrice franco-marocchina Leila Marakechi per il fim Maroc, girato a Casablanca, che metteva in scena un rapporto sessuale tra una donna ebrea e un musulmano, entrambi marocchini, scena descritta come un “complotto sionista” contro il Marocco. Queste affermazioni, insolite nell’ambiente dei registi marocchini, hanno poi scatenato delle discussioni interminabili in rete.

Oggi, in seguito alle minacce terroristiche ricevute da Much Loved, la preoccupazione principale che scuote le azzurre città turistiche bagnate dal sole del Marocco riguarda la sicurezza. Dopo un’accurata inchiesta realizzata dal Centro per le ricerche spaziali, meglio noto come l’FBI marocchina, che ha portato a diversi arresti, e dopo le rivelazioni di complotti per colpire con degli attentati personalità politiche e intellettuali, nonché alcuni attivisti laici, la città di Marrakech ha deciso di chiudere lo storico bar dove sono state girate le scene “di seduzione” di Much Loved, che d’altronde sono facilmente reperibili in rete. Va detto che il bar è situato in una zona molto sensibile, vicino alla moschea Al-Fana, luogo turistico dove si trova anche il celebre ristorante “Arkana”, teatro del terribile attentato terroristico che nel 2011 provocò 13 morti, tra cui una donna israeliana e suo marito, marocchino di religione ebraica.

//Nabil AyouchNabil Ayouch//Loubna AbidarLoubna AbidarLoubna Abidar, l’attrice che ha interpretato il ruolo della protagonista in Much Loved, è stata a sua volta vittima di minacce di morte, stando alla dichiarazione che ha pubblicato sulla sua pagina di Facebook. In un altro blog, Abidar spiega le ragioni principali della sua partecipazione al film in questi termini: “Prima ancora di essere un’artista, sono una donna Amazigh marocchina che adora il suo paese, e che è estremamente fiera di essere marocchina e orgogliosa di collaborare con Nabil Ayouch, regista di fama internazionale, in qualità di consulente artistica e attrice che incarna il personaggio di Noha. Quanto al film, dà un’immagine realistica della situazione in cui vivono le “prostitute”, che sono una parte integrante della società marocchina (…). Il film mette in luce le cause della prostituzione e la sofferenza delle donne che si prostituiscono, come pure il modo in cui le considera la società. Una società ipocrita”.

In seguito alla denuncia dell’Associazione marocchina per la difesa del cittadino, l’emissario del re ha ordinato alla Corte di Prima istanza di Marrackech di aprire un’inchiesta sulle “scene oscene” del film diffuse via Internet. Il rappresentante del procuratore generale ha chiesto alla polizia giudiziaria di avviare un’indagine sulle scene che circolano nei social media in base agli articoli 489, 490, 502, 503 e 483 del Codice penale.

 

Much Loved in Parlamento

Il Gruppo istiqlalien per l’unità e l’uguaglianza ha portato la discussione sul film in Parlamento, rompendo così il silenzio dell’attuale governo, diretto dal Partito per la giustizia e lo sviluppo (PJD). Quest’ultimo aveva vinto le elezioni nel 2011 presentandosi come un partito riformista con un programma conforme ai “Valori e principi” delle autorità religiose islamiche del Marocco.

Il deputato Noureddine Moudiane ha presentato a nome del suo gruppo parlamentare un’interrogazione al ministro per le Telecomunicazioni e portavoce del governo Moustapha Khalfi, sulla preservazione dell’identità marocchina, ergendosi contro “simili azioni distruttive e rivoltanti che utilizzano la settima arte” e “sui mezzi che il governo intende dispiegare per assicurare la conservazione di tale identità”. Nel suo intervento, il deputato Adel Ben Hamzah ha indirizzato critiche severe a Much Loved, considerandolo “un film strettamente commerciale diretto e prodotto da Nabil Aouch, che da sempre trae profitto e sfrutta le tare della società nel cinema”.

 

Il confronto delle opinioni nel settore artistico: partigiani contro detrattori

In una intervista su Radio Mars, l’attrice Leila Hadioui ha difeso il film, precisando che “un’ora e mezza di lavoro non possono essere riassunti in dieci minuti di scene tagliate” e che “avere un pregiudizio sul film è prematuro. Il regista ha trattato un fenomeno antico e radicato in Marocco”, chiedendosi alla fine perché i marocchini si ostinano a non prendere in considerazione questa realtà.

Viceversa, l’attrice Fatima Wachay ha risposto con un messaggio telefonico particolarmente aggressivo diffuso in rete dal sito Février.com, affermando che “Il cinema è diventato un terreno fertile per i critici al soldo degli stranieri, che attaccano la cultura e i costumi marocchini con la scusa della modernità…”.

//MUCH LOVED - TrailerMUCH LOVED - Trailer 

Incitazione all’odio su Facebook

Le reazioni al film hanno assunto dimensioni impreviste, superando le semplici condanne e le richieste di togliere dalle sale Much Loved, arrivando a condannare a morte il regista e l’attrice protagonista, Lubna Abidar. Una pagina intitolata “Tutti per l’esecuzione di Lubna Abidar e Nabil Ayouch” è stata creata in rete, e ha raggiunto i 600 iscritti. È stata chiusa nel giro di poco tempo, senza dubbio dagli stessi che l’avevano creata, anche perché era stata l’oggetto di numerosi articoli sulla stampa e sui giornali online.

I commenti postati sulle pagine Facebook più popolari in Marocco, di tendenza conservatrice come pure liberale e laica, rivelano propositi contrastanti. Mentre alcuni gruppi ritengono che il regista non ha fatto altro che esercitare il proprio diritto di affrontare la questione del “turismo sessuale”, una cosa conosciuta da tutti in Marocco, altri non hanno esitato a condannare il film con insulti razzisti, dando del “figlio di ebreo” al regista con riferimento alla madre francese di origine tunisina e di religione ebraica di Ayouch, come documentato da Wikipedia. C’è anche chi ha invitato le autorità marocchine a privare il regista della nazionalità.

In tutto questo, il poeta ed ex detenuto marocchino Salah Wadih, attualmente alla guida del movimento “Coscienza” (per il pluralismo giuridico), denuncia “l’immensa gravità di quanto sta accadendo sulla scena pubblica, in particolare gli appelli all’odio e all’omicidio contro attori e registi di film”. E aggiunge: “Seguo con interesse ciò che producono i cineasti marocchini, e anche se non sono necessariamente d’accordo con tutto ciò che fanno, niente mi autorizza ad appellarmi all’odio, ad attaccarli a livello personale né tantomeno a chiedere la testa di uno di loro perché non sono d’accordo con lui sul piano artistico o intellettuale”.

Salah Wadih ha anche sottolineato che ciascuno “ha il diritto di esprimere la propria opinione, a iniziare dalle persone che reagiscono negativamente al film e che vi si sono opposte, ma a condizione che lo abbiano visto interamente e che non si siano accontentate solo di qualche scena estrapolata su Internet. E a condizione che queste persone rispettino i termini di un dibattito pubblico, fondato sul rispetto. Gridare all’assassinio è semplicemente un crimine. Mi interrogo d’altronde sul silenzio dello Stato, e sulla solerzia con la quale il Centro per il Cinema ha proibito il film, prima ancora che la richiesta di vietarne la proiezione fosse stata formulata”.

Mohamed Abdelwahab Rafiki, conosciuto con il nome di Abou Hafs, simbolo dell’Islam moderato in Marocco, ha voluto dal canto suo rivolgere ai propri follower su Faceboolk una domanda “innocente”: “Come giudicare una persona che insulta il film di Ayouch, maledice il regista su Facebook, poi pubblica per intero il film su Google, e pure in HD?” Abou Hafs fa alcune ipotesi: “Si tratta di schizofrenia? di ipocrisia? O è un comportamento normale che cerca il confronto tra coscienza e lussuria? Oppure quello che è permesso si Google non è permesso su Facebook?”.

 

Much Loved de Nabil Ayouch | Nabil Ayouch, Loubna Abidar, Sanaa Akroud, Ahmed Hamida, prostitution, Ebticar/ArablogProstituzione e turismo sessuale

Sono numerosi i film che hanno affrontato il soggetto della prostituzione e del turismo sessuale, anche attraverso il ritratto dei turisti del Golfo che, secondo lo stereotipo in voga negli ambienti popolari messi in scena da Much Loved, cercano il piacere e il sesso in Marocco. Questo è certamente un aspetto, perché ovviamente non tutti coloro che provengono dai paesi del Golfo sono alla ricerca di sesso mercenario. Altre pellicole hanno raccontato lo sfruttamento delle donne marocchina nella prostituzione, tra cui due film celebri: Sur la planche di Leila Kilani, e Les mains rudes di Mohamed Al-Asali.

Molti rapporti sui diritti umani e diverse inchieste realizzate dai media hanno stabilito che il fenomeno della prostituzione in Marocco è più ampio che in altri paesi. L’anno scorso un canale televisivo olandese ha diffuso delle immagini riprese con una telecamera nascosta da alcuni giornalisti spagnoli, che mostravano lo sfruttamento crescente delle ragazze e dei ragazzi minorenni finiti nell’ingranaggio del turismo sessuale. Il video ha circolato ampiamente in rete.

La deputata Khadija Ezzoumi ha aperto il dibattito su questo fenomeno in Parlamento, affermando che “La prostituzione contribuisce all’economia del paese, e dobbiamo avere il coraggio di riconoscerlo”.

In un rapporto pubblicato l’anno precedente, organizzazione internazionale Ecpat ha classificato il Marocco tra i primi 23 paesi nel mondo, di cui 6 in Africa, dove il turismo sessuale che coinvolge ragazzi/e minorenni è più sviluppato, e ha accusato il Marocco di essere su punto di trasformarsi nella “Thailandia dell’Africa”.

Il quotidiano spagnolo El Pais ha analizzato questo rapporto, svelando nel contempo i dati dell’Unicef secondo i quali in Marocco vi sarebbero all’incirca un milione di minorenni vittime di stupro e coinvolti nel turismo sessuale.

Questi rapporti piazzano anche il Marocco in una lista di paesi africani, che comprende Ghana, Senegal, Sudafrica, Kenya e Madagascar, dove è diffuso lo sfruttamento sessuale dei bambini.

 


 Nabil Bekkani

Traduzione di Cristiana Scoppa

25/01/2016

Contenuto pubblicato da Arablog e diffuso da Babelmed nell’ambito del programma Ebticar