Nour Eddine: l’identità dell’artista | Alessandro Rivera Magos
Nour Eddine: l’identità dell’artista Stampa
Alessandro Rivera Magos   
Nour Eddine: l’identità dell’artista | Alessandro Rivera MagosNour Eddine Fatty in Italia è un musicista di successo. Da quando è arrivato dal Marocco ha pubblicato diversi album mescolando continuamente stili differenti, arricchendo la sua musica con le influenze che incontrava lungo il suo percorso – o lungo il suo destino, come direbbe lui - da perfetto uomo che “ha fatto la strada” e che da essa ha appreso l'unica domanda cui bisogna rispondere imperativamente: Chi sono io? Il resto è vento.
Il suo primo album, “Zri Zrat”, era un omaggio al suo villaggio natale (da cui l'album prende il nome) e alla musica Jajjouka , tradizionalmente suonata dalla confraternita cui Nour Eddine appartiene per nascita. Suo nonno era un ottimo suonatore di raita (un flauto), strumento che da il nome a uno stile Jajjouka , e suonava per alleviare il peso del parto a sua madre in attesa di lui. Per questo Nour sostiene di aver sempre suonato, cominciando col accompagnare il nonno battendo le mani nel grembo di sua madre.

Tuttavia, contrariamente a quello che potrebbe suggerire il suo ambiente di origine, Nour Eddine arriva tardi alla decisione di voler essere un musicista, a sapere di volerlo essere.
Dopo l'adolescenza nel Rif marocchino decide di partire con un biglietto Inter-rail per l'Europa. I suoi genitori vendono un montone per pagargli il viaggio. Parte per guadagnarsi un avvenire, ma anche per “cercare se stesso”, cosa cui Nour Eddine dà estrema importanza:

“Arrivare in una città senza conoscere nessuno e senza niente, e lasciare che il destino ti porti a conoscere persone nuove e vedere quello che ti riserva. Lo consiglio a tutti, almeno una volta nella vita. Secondo me è molto importante, per pesare quello che vali e cercare il tuo destino.

La ricerca di Nour Eddine si rivela tempestosa. Parte a 18 anni per la Spagna, per quello che sarà il suo viaggio di formazione e che durerà 6 anni. Molto presto si ritrova senza soldi e senza riferimenti, in giro tra Svizzera e Francia. Questo periodo della sua vita è per lui un “oscillamentoˮ importante, perché gli permette di conoscersi e di maturare l'idea che si fa di sé e della sua identità. Implicato in diverse e complicate storie di donne e droga, si fa malamente espellere in Marocco nel 1988, dopo un incidente con un auto rubata e in stato di ebbrezza, e quando ormai da tempo era sprovvisto di documenti.

Costretto a tornare in Marocco, “si riposa” nel suo villaggio natale e lo fa per 5 anni. È il periodo “più doloroso”, per certi versi traumatico, ma che gli permette di dialogare con sé stesso in maniera approfondita. Nel frattempo, la lunga riflessione cui ha il tempo di dedicarsi lo porta alla ferma decisione di voler essere musicista. Non vuole più ripetere gli errori della sua giovinezza e riparte verso l'Europa. Arriva in Italia e questa volta comincia a suonare per le strade e nella metropolitana col “rigore” del professionista:

“Spesso qualcuno veniva a propormi di vendere droga, non riuscivano a capire che volevo solo essere un musicista, che del denaro me ne fregavo. Io ero tranquillo, perché avevo deciso di essere un musicista, un musicista e basta! Avevo le mie amicizie, le mie relazioni, ero diventato il consigliere del quartiere: molte signore anziane e molti giovani venivano a raccontarmi la loro vita. Ero arrivato a conoscere tutte le persone che alle 8 h prendevano la metro,e tutti i giorni mi lasciavano 1000 lire. Avevo il moi pubblico, quello delle 8 h, quello delle 9 h, delle 10 h...Ero uno del quartiere”.

Nour Eddine: l’identità dell’artista | Alessandro Rivera MagosDopo aver suonato per 4 anni per le strade di Roma, nel quartiere Esquilino. Succede che un giorno, oltre al “suo pubblico” di sempre, si trova a passare di lì Tony Esposito, che lo avvicina, gli da 20.000 lire e gli propone di incidere insieme a lui una colonna sonora. Da quel primo ingaggio, incredibilmente, guadagnerà 10 milioni di lire e l'ingresso nell'ambiente della musica professionale, fino alla pubblicazione del primo album, "Zri Zrat", nel 1997. Da allora continuerà a collaborare per diverse colonne sonore – tra le quali quella per “Il bagno turco” di Ferzan Özpetek - ma soprattutto diventerà un musicista eclettico e in continuo cambiamento. Oggi sta partecipando ad un film-documentario sulla sua vita tra Marocco e Italia, prodotto dall'Istituto Luce.

I suoi album sono diversi l'uno dall'altro, a volte addirittura lontani per influenze musicali. Mentre “Zri Zrat” è un album di musica tradizionale, rigoroso e semplice, “Co-Existe” è decisamente urbano, mescola musica elettronica con diverse musiche della tradizione marocchina. Fra queste la musica gnaoua, cui dedica poi il suo ultimo lavoro, “Desert Contemporain”, e in cui sposa definitivamente il linguaggio jazz. La sua musica è l'immagine di se stesso.
Una musica che abbraccia molteplici influenze culturali e musicali, e questo non solo per la sua particolare esperienza di vita, di globe-trotter e musicista di strada. Soprattutto, sembra scaturire dai suoi album una energia vitale che viene dal contatto col mondo e con la gente. Con dietro la convinzione che la sua musica non abbia mai lasciato la strada o il suo villaggio natale, che resti immersa fra la gente, per accompagnare quelli che ancora sono in cerca del proprio destino.

Nour Eddine è ben convinto del ruolo dell'artista nella società in cui è inserito. In Italia cerca di portare avanti la propria musica sottolineando il suo valore di novità e curiosità dell'altro. Nel periodo in cui in Italia sembra montare l'odio xenofobo, lui tiene un concerto nel teatro comunale di Latina con un coro di 62 bambini delle scuole elementari cittadine. La musica porta saggezza, ancora una volta.
In Marocco ha investito le proprie energie in un una casa discografica. Nei suoi programmi dovrebbe dare la possibilità a giovani musicisti marocchini di realizzarsi:

Nour Eddine: l’identità dell’artista | Alessandro Rivera Magos

“Il musicista di strada è importante, le persone che ti vedono un mese, due mesi, tutti i giorni in strada, percepiscono che sei saldo, che hai consapevolezza di te. E questa consapevolezza è qualcosa di confortante, dà sicurezza. A Piazza Vittorio ero diventato il musicista del quartiere. E da questo ruolo la gente percepiva un senso di sicurezza, una certa saggezza. È proprio questo il ruolo del musicista nella vita sociale. La verità dell'essere musicisti non sta nell'incidere dischi o diventare una star. Il vero musicista è colui che, in un modo o nell'altro, partecipa alla vita del quartiere, della città, del Paese. Ed è quello che faccio ancora oggi”.


Alessandro Rivera Magos
(17/10/2008)