La scomparsa dei cinema marocchini: perché nessuno va più al cinema? | Muhammad Ali al-Hanashi
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Muhammad Ali al-Hanashi   
La scomparsa dei cinema marocchini: perché nessuno va più al cinema? | Muhammad Ali al-Hanashi“Quando amiamo la vita, andiamo al cinema”. Questo detto non significa più molto per gli amanti della settima arte in Marocco. L’amore per il cinema, infatti, non è più legato alle sale cinematografiche ormai abbandonate a favore di altri luoghi. I proprietari dei cinematografi sono costretti a chiudere e alcune sale sono ormai ridotte all’abbandono. E dire che un tempo vi era un afflusso ininterrotto di pubblico. Neanche alcuni cinema di recente costruzione sono scampati a questa maledizione della chiusura alcuni di loro trasformandosi in negozi o unità abitative oppure, i più fortunati, in librerie.

Il paradosso del cinema marocchino: film in aumento e sale in diminuzione
Le statistiche del Centro Cinematografico Marocchino, l’ente responsabile del sostegno del cinema in Marocco, mostrano come i cinematografi siano in diminuzione. Dai 250 del 1980 si è passati ai 72 di oggi e il numero è ancora destinato ad abbassarsi ulteriormente. Di questi soltanto trenta sono dotati di quei comfort che permettono una buona visione delle pellicole. Anche il numero dei frequentatori è calato. Le stesse statistiche indicano che, nel 2000, i biglietti venduti sono stati 13 milioni mentre oggi se ne vendono tutt’al più un milione e mezzo all’anno. Questi indici numerici ci danno un’idea del deterioramento della rete degli spazi cinematografici. Ma il paradosso è che, mentre le sale diminuiscono, in Marocco aumentano le produzioni di film che sono arrivate a 14 lungometraggi e 50 cortometraggi annui. Alcuni temono per la proiezione di questa grande quantità di film, timore che si è concretizzato in occasione del Festival Internazionale del Cinema Femminile a Salé, nei pressi della capitale Rabat, dove gli organizzatori non sono riusciti a trovare un cinema adatto ad accogliere l’evento!

Gli effetti sul cinema delle tv satellitari, della pirateria e di un nuovo stile di vita
Il critico cinematografico Omar Balkham ritiene che alla base della chiusura dei cinema vi siano numerose ragioni che ha sintetizzato in tre fattori principali. Innanzitutto, l’abbondanza di canali satellitari, in particolare quelli che offrono cinema, che trasmettono produzioni cinematografiche nuove e vecchie. Allo spettatore viene dunque data una vasta possibilità di scelta, prima impensabile. In secondo luogo, la pirateria dei film e la vendita di film piratati nello stesso periodo della proiezione nei cinema ha avuto il suo effetto negativo. Comprarsi un film a un costo inferiore rispetto al biglietto del cinema, vedere più di un film in poco tempo sembra essere più appetibile di spostarsi in una sala cinematografica classica che mette a disposizione circa 800 posti, quasi tutti vuoti, in cui si proietta un solo film per settimana. Questo modo di offrire i film non è adeguato alle esigenze di quest’epoca perché le opzioni che ha a disposizione uno spettatore, divenuto esigente, sono pressoché illimitate. Il terzo fattore è il cambiamento dello stile di vita. Se una persona desidera andare al cinema classico deve fissare un giorno, normalmente il fine settimana, e ha bisogno di un mezzo di trasporto. Perciò si preferiscono i film piratati che vengono visti, in tutta comodità, a casa in compagnia di amici o parenti.

La riconciliazione del pubblico con il cinema
Balkham ritiene oggi a rappresentare l’alternativa ai cinema con una sola sala e un solo film sono i grandi cinema multisala come “Megarama” a Casablanca che conta, al suo interno, ben 14 sale cinematografiche con posti a sedere per 3600 spettatori, perché i multisala proiettano in piccole sale film diversi che soddisfano tutti i gusti: film polizieschi, romantici, comici, film per bambini. Inoltre sono a disposizione del pubblico cibi e bevande e divertimenti cosicché andare al cinema diventa un vero piacere in cui, affianco alla visione di un bel film, si trova anche un ambiente che stimola a consumare un pasto o a bere un caffè in compagnia di amici.
Balkhmar cerca di dare una spiegazione alla crisi del cinema: «Non dobbiamo meravigliarci dell’estinzione dei cinema. Piuttosto, dovremmo meravigliarci che quelli che restano resistono alla logica trascinante del guadagno e della perdita. Soltanto pochi si adattano alle nuove esigenze dei telespettatori, sia dal punto di vista tecnico che dell’intrattenimento. Se non si ripensa la politica di creazione di sale cinematografiche di modo che vadano di pari passo con queste rapide trasformazioni, i cinema sono destinati a scomparire».

I prezzi degli immobili
Per il regista Latif Lahlu l’abbandono del pubblico ha alla base tre fattori: una cattiva programmazione; il pessimo stato in cui versano le sale; ma anche l’assenza di sicurezza attorno ad alcuni cinema, soprattutto di sera. A conferma di ciò, Lahlu nota una buona presenza di pubblico quando ad essere proiettati sono buoni film, specialmente marocchini. Altra causa di questa situazione è l’aumento vertiginoso dei prezzi degli immobili: chi compie speculazione edilizia approfitta delle difficoltà economiche che attanagliano i proprietari di alcuni cinematografi i quali, a loro volta, per colmare le perdite, spesso si trovano costretti a vendere. La posizione di queste sale, che si trovano in quartieri sensibili ad alta densità abitativa, ne fa aumentare il prezzo sul mercato edilizio. Al loro posto sorgono edifici abitati o ad uso ufficio con un ritorno economico maggiore.

La scomparsa dei cinema marocchini: perché nessuno va più al cinema? | Muhammad Ali al-HanashiInstillare la cultura cinematografica nelle nuove generazioni
Secondo il giovane regista ‘Abd al-Ghaffar al-Salifi «il problema è causato dall’insufficiente pubblicità che viene fatta, nei mass media, alle produzioni cinematografiche marocchine e straniere. Sono poche le recensioni, poche le interviste con i giornalisti perché, tra i giovani, si possa realmente diffondere una cultura del cinema. I giovani non hanno bisogno soltanto di festival musicali ma anche e soprattutto di festival cinematografici.»
«Noi trascuriamo di educare dei nostri bambini al gusto artistico ed estetico, di portarli ai musei e alle mostre d’arte. La scomparsa di abitudini come la programmazione cinematografica per i bambini, la domenica mattina, contribuisce a sfavorire lo svilupparsi di un amore per il cinema».
Al-Salifi smentisce che la causa di tutto ciò siano i prezzi elevati dei biglietti perché i multisala, malgrado i prezzi elevati, sono sempre affollati offrendo comodità e impianti audio-visivi recentissimi. Inoltre, per al-Salifi anche la pirateria non è un reale motivo perché alcuni anni fa, quando già esistevano i videoregistratori e le copie pirata dei film, la gente andava normalmente al cinema.

I circoli cinematografici: l’anello perduto
Al-Salifi ha criticato la diminuzione dei cosiddetti “circoli cinematografici” che, negli anni Settanta, Ottanta e Novanta, hanno svolto un ruolo peculiare nel diffondere la cultura del cinema tra la popolazione formando un’élite di studenti, alunni e intellettuali alla settima arte. Oggi, molti di essi sono scomparsi. Per al-Salifi questi circoli contribuivano a quella che chiama la “teoria dei cerchi concentrici”: ogni persona trasmetteva ad un’altra la propria passione per il cinema che, a sua volta, la trasmetteva ancora ad altre e così via. I circoli erano, infatti, luoghi in cui i film venivano dibattuti e in cui, chi amava il cinema, acquisiva gli strumenti necessari all’analisi del linguaggio cinematografico. «I circoli cinematografici erano una scuola per l’apprendimento dell’alfabeto del linguaggio cinematografico», afferma al-Salifi. «Ricordo – prosegue – l’assidua opera di uno di questi che invitava i registi e offriva degli stage di sceneggiatura e regia». Anche la televisione svolgeva un ruolo maggiore in questo senso: «Ricordo anche – dice al-Salifi – che ad aver accresciuto la mia cultura cinematografica fu un programma come “Il cinema del giovedì” che veniva trasmesso dalla televisione pubblica marocchina ed era presentato dal giornalista e critico cinematografico ‘Ali Hasan il quale ha grandemente contribuito, in Marocco, a diffondere questa cultura».

I cinema cambiano mestiere…
Alcuni cinematografi resistono allo spettro della chiusura inventandosi nuove tecniche per attirare spettatori. Il cinema Malaki di Salé, per esempio, trasmette sul grande schermo partite internazionali di calcio mentre altri sono diventati luoghi di incontro per innamorati che, al buio delle sale, si scambiano baci e sussurri d’amore.
Alcune sale, nei quartieri popolari, si affidano alla proiezione di film indiani o film di arti marziali credendo che risponda alle aspettative del vasto pubblico mentre, in realtà, non fa che allontanare un’altra tipologia di pubblico che non ama questi generi di film. A questo proposito, va detto che sono molti a difendere l’importanza dei film indiani per aver contribuito alla costruzione delle capacità tecniche e artistiche di una vasta generazione di registi, anche marocchini, che sono cresciuti allattandosi al cinema spettacolare indiano. Molti registi marocchini ritengono questo cinema vicino alla sensibilità e al gusto del pubblico dei quartieri popolari.
Il grande paradosso in tutto questo è che a Warzazat, soprannominata da alcuni la “Hollywood del Marocco”, dove si trova il più grande studio cinematografico in continente africano, dopo la chiusura del cinema al-Sahra’ nel 1995 e dell’Atlas nel 1996, non c’è rimasto più neanche un cinema. Così, gli abitanti, che partecipano come comparse nelle grandi produzioni americane, non riescono più a rivedersi sul grande schermo. E dire che proprio questa città ospita un importante istituto di cinema che sta formando la generazione in ascesa dei cineasta marocchini.

Muhammad Ali al-Hanashi
traduzione dall’arabo di Marco Hamam
(18/12/2008)