È “Questione di immagine” | Susan Sontag, Raffaella Cosentino, Giulia Tornari, agenzia fotografica Contrasto, Open Society Foundations, Elisabetta Gatto
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Elisabetta Gatto   

È “Questione di immagine” | Susan Sontag, Raffaella Cosentino, Giulia Tornari, agenzia fotografica Contrasto, Open Society Foundations, Elisabetta GattoLa fotografia è appropriarsi della realtà, la scrittura è interpretazione, secondo Susan Sontag (“Sulla fotografia”, 1977). In una società sempre più incentrata – a tratti ossessionata – dal visuale, è paradossale che sia così scarsa la conoscenza del linguaggio delle immagini. In questo senso, Giulia Tornari, editor dell’agenzia fotografica Contrasto, sottolinea la necessità di un’ecologia dell’immagine per costruire una consapevolezza delle rappresentazioni della realtà che sono sotto i nostro occhi ogni giorno. Con questa determinazione ha coordinato il progetto “Questione di immagine”, che si pone in relazione e in linea di continuità con “Parlare civile”: per la prima volta in Italia si è compiuta un’indagine sui meccanismi di costruzione dell’immaginario collettivo sulle tematiche sociali attraverso la fotografia e il video.

La ricerca iconografica è stata condotta sui quotidiani che hanno maggiore influenza nella formazione dell’opinione pubblica, ovvero Repubblica, Corriere della Sera, La Stampa, sui settimanali più diffusi, come L’Espresso, Internazionale, D Repubblica, Io Donna, e sui servizi video trasmessi sui canali Rai.
Il progetto è stato finanziato da Open Society Foundations e promosso da Redattore Sociale, Parsec e Zona.
Le tematiche selezionate sono nove, le stesse prese in esame per “Parlare civile”: aids, disabilità, droghe, genere e orientamento sessuale, immigrazione, povertà ed emarginazione, prostituzione e tratta, rom, salute mentale.
Molto spesso si è discusso di come parlare di immigrazione, con quali toni e quali termini. Il lavoro che con questo progetto è stato fatto ha preso in esame le immagini con cui sono descritte le migrazioni in Italia. “La scelta è tra immigrazione di successo e sogno infranto”, spiega Raffaella Cosentino, giornalista che ha curato “Parlare civile” e ha collaborato a “Questione di immagine”. “Gli immigrati sono ritratti come miserabili, come schiavi, come clandestini. Immancabili le immagini di folle sui barconi o in fila in attesa di qualcosa. Spesso sono utilizzate fotografie di archivio che non hanno alcuna connessione con l’articolo a cui si riferiscono”.

Un altro dei temi affrontati è quello della droga. Claudio Cippitelli, sociologo, esperto in droghe e consumi giovanili e parte dell’equipe di ricerca, ha rilevato che le immagini ricorrenti sono quelle della mano con lo spinello, del laccio emostatico, dell’albero con le siringhe. “La svolta nell’immagine del ‘drogato’ si ha nel 2005 con Kate Moss ritratta mentre si fa di cocaina”, racconta. Da allora in avanti il binomio donne e droga – o meglio sex&drug – è imprescindibile: benché siano gli uomini a fare maggior uso di droghe, le protagoniste nell’immaginario sono le donne, spesso in pose provocanti e sensuali. L’alternativa è l’immagine del teschio e il rimando alla morte.
“La foto è un mezzo ambiguo e tecnico”, aggiunge Giulia Tornari. “Sono anni che dibattiamo se la fotografia sia arte o no e, nel caso del giornalismo, se sia una testimonianza reale o no”.

Una maggiore sensibilità all’uso e alla lettura delle immagini, certo può aiutare.

 


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gennaio 2015