I figli di Abramo fanno il loro cinema | Yasrine Mouaatarif
I figli di Abramo fanno il loro cinema Stampa
Yasrine Mouaatarif   
I figli di Abramo fanno il loro cinema | Yasrine MouaatarifÈ in uscita nelle sale “Le chant des mariées” (Il canto delle spose, ndr ), un film della regista Karin Albou. Una storia di amicizia tra due adolescenti nella Tunisi degli anni '40. Nour e Meriem, una musulmana e l'altra ebrea, le cui vite si separano con l'ingresso delle truppe tedesche in città.
Dopo aver raccontato la squallida vita di un'adolescente del quartiere ebraico di Sarcelles in “La Piccola Gerusalemme”, uscito nel 2005, Karin Albou solleva in questo secondo lungometraggio una pagina fino ad ora sconosciuta della Seconda guerra mondiale, e della sua stessa storia familiare.
“In genere le mie idee per un film partono da un non-detto, da una zona d'ombra e di silenzio che io ho bisogno di esplorare dentro di me”, spiega la regista. “Pensavo che la mia famiglia, essendo di origine nord-africana, non fosse stata toccata dalla guerra. Un giorno ho scoperto per caso alcune lettere di mio nonno. Ho interrogato mia nonna e ho scoperto che durante la guerra gli ebrei d'Algeria avevano perso la nazionalità francese. Come Titta, che io incarno nel film, mia nonna non poteva più lavorare perché era ebrea”.

L’innocenza e la perdita
Karin Albou ha costruito nell'insieme un'immagine e un film pieni di contrasti, mettendo in rilievo in questo modo tutte le asperità di quel periodo oscuro: l'estetismo dei film “alla tunisina”, la bellezza delle stradine illuminate di calce, dei costumi e del decoro dell'epoca, ambientazioni intimiste violentate dall'irruzione degli stivali delle SS nelle strade della medina, nelle case con il patio, fino agli hammam per donne. E come musica di sottofondo nessun dolce grammofono, ma la voce della propaganda, nasale, onnipresente. Autentici documenti d'epoca di postazioni radio dirette ad ascoltatori arabi per mettere in guardia contro “l'ebraismo mondiale”.
Ed è in questa atmosfera opprimente che le due adolescenti, spinte dalle loro rispettive “comunità”, perderanno, loro malgrado, la propria innocenza, in ogni senso del termine. Perché è nell'avversità che l’altro diventa un avversario e che la differenza diventa mancanza. Le due famiglie vicine, che fino ad allora dividevano il patio – e il paese – diventano più che nemiche, quasi straniere.
Questo allontanamento che forma la trama di “Chant des mariées”, strappo reale tra musulmani ed ebrei dell'Africa del Nord, è oggi al centro di diversi film, fiction o autobiografie, francesi e maghrebine, recenti o ancora in preparazione.

Prima di Israele
Ci troviamo in Marocco, sempre durante la Seconda guerra mondiale. Su una spiaggia deserta campeggiano da giorni decine di famiglie marocchine e algerine. Attendono una nave. Sono queste le prime immagini di “Revivre” (Rivivere, ndr ), mini-serie in due episodi del regista israeliano Haïm Bouzaglo, la cui diffusione è prevista su Arté per la prossima primavera, con Bernard Campan e Nadia Farès.
Ripercorrendo l'esodo degli ebrei dell'Africa del Nord, riunitisi agli ebrei europei, fino in Palestina, il film ricorda nei costumi, nel linguaggio, nelle tradizioni, fino agli insulti razzisti di certi ashkenaziti, “l'arabità” degli Ebrei sefarditi, prima della creazione di Israele. L'ultimo episodio si conclude prima dell’avvento di Israele: sono presenti, fortunatamente alla fine del film, le caricature dei primi palestinesi, date le scene di violenza e barbarie con le quali sono tratteggiate... Ancora l'esodo, ma visto questa volta dalla parte di “quelli che sono rimasti”. È l'idea che ha ispirato il regista marocchino Hassan Benjelloun per il suo film “Où vas-tu Moshé?” (Dove vai, Mosé?, ndr ), apparso nel 2007. Un film che doveva chiamarsi “Il bar”, e a buona ragione. Vi si racconta la storia di Mustapha, gestore nella piccola città di Bejjad, all'inizio degli anni '60, di un locale che minaccia di chiudere a causa della partenza annunciata degli ultimi ebrei della città.
Ed è lo stesso periodo cerniera che ha scelto di esplorare il suo compatriota Mohamed Ismaïl nel suo film “Adieux mères” (Addio madri, ndr.), il cui cast riunisce nomi come Rachid El Ouali, Souad Hamidou e Nezha Regragui. La storia di due famiglie di Casablanca, vicine e amiche, ebree e musulmane, e ancora l'esodo come strappo, accentuato dall'eco delle prime guerre israeliane contro i vicini arabi. Il film, uscito in Marocco nel febbraio scorso, è tra l'altro stato selezionato per rappresentare il paese ad Hollywood per gli Oscar nel febbraio 2009.
I figli di Abramo fanno il loro cinema | Yasrine MouaatarifE non è tutto. Perchè sulla linea di questi film d'epoca, che esplorano il passato per comprendere meglio il presente, i telespettatori potranno scoprire tra qualche mese “Villa Jasmin”, telefilm tratto dal romanzo autobiografico omonimo di Serge Moati, e le cui riprese stanno volgendo al termine. Per portare sullo schermo la propria storia, il giornalista ha scelto di rivolgersi al regista tunisino Férid Boughédir, cui si deve in particolare il film cult   “Halfaouine, l'enfant des terrasses”.
Lavorando a quattro mani, i due raccontano la storia di Henri (il vero nome di Moati), che negli anni '60 ritorna a La Goulette , dopo 20 anni trascorsi lontano dalla sua Tunisia. Insieme ripercorrono i suoi ricordi di famiglia, generazione dopo generazione, seguendo l’albero genealogico e costeggiando la storia del paese, dagli anni '20 alla Seconda Guerra mondiale, fino agli anni dopo l'indipendenza. Un film appassionante che sarà trasmesso l'anno prossimo su France 3 , poi su Arté , ma non prima dell'autunno 2009.
Moati, Chraïbi, Bouzaglo, Albou… Anche se si tratta di una tendenza significativa, non è sempre necessario parlare al passato per raccontare i maghrebini nelle loro diversità. E poiché la storia fa e disfa instancabilmente le identità presenti, quelle del passato possono anch'esse risorgere come reminiscenze nell'attualità. È quello che traspare in filigrana dal film di Philippe Faucon “Dans la vie”, in uscita in DVD.
Una commedia sobria e calda, che racconta i rapporti esplosivi tra Esther e Halima, due donne di origine algerina, due destini che nell’estate 2006 si “scontrano”, in pieno bombardamento israeliano al Libano. Dietro la storia contemporanea seguita da JT che si interpone tra le due donne, risorge quella, più vecchia, dell'Algeria degli anni '60, attraverso i ricordi e l'amarezza rimasti intatti nella vecchia pied-noir , che va addolcendosi poco a poco a contatto con la sua compatriota, in un perturbante effetto speculare.

Yasrine Mouaatarif
Traduzione dal francese A.Rivera Magos
(12/01/2009)
I figli di Abramo fanno il loro cinema | Yasrine Mouaatarif



parole-chiave: