Damasco Contemporary Dance Platform, “nuovo ponte” di comunicazione  | Giovanni Lo Curto
Damasco Contemporary Dance Platform, “nuovo ponte” di comunicazione Stampa
Giovanni Lo Curto   
Damasco Contemporary Dance Platform, “nuovo ponte” di comunicazione  | Giovanni Lo CurtoSi è svolto a Damasco tra il 18 e il 23 aprile il primo festival di danza contemporanea. Protagonisti un gran numero di compagnie europee inserite in un tour mediorientale nel territorio storico del Bilad as-Sham, ovvero Siria, Libano, Giordania e Palestina.
Il festival è stato organizzato dal Masahat (Paesaggi) Dance Network che sviluppa e sostiene contatti e collaborazioni tra singoli artisti, compagnie e associazioni di danza, allargando lo spazio per lo scambio d’idee ed esperienze, finalizzate a una creazione artistica portatrice di nuove qualità e valori che esulino dai confini di una nazione o da un inno nazionale. Il corpo, visualizzato in una diversa prospettiva, diviene quindi un nuovo veicolo di comunicazione e uno strumento, se vogliamo, rivoluzionario.
Il network , definito dagli stessi membri come una “pazza idea” perché non si credeva potesse esistere in un ambito politico difficile come quello del vicino Oriente, intende proteggere questo “nuovo ponte” di comunicazione, affermando che “i vecchi e i nuovi muri cadranno solamente per mezzo della consapevolezza, della cultura e di mirate creazioni artistiche”. L’evento, caratterizzato da un ambiente familiare e accogliente, ha incluso performance e workshop che hanno richiamato un pubblico sempre maggiore.
li spettatori hanno avuto la possibilità di un confronto vis-à-vis con i direttori, una sala stampa per i non addetti ai lavori, dove hanno potuto soddisfare le proprie curiosità riguardo la danza e sullo spettacolo proposto, chiedendo chiarimenti e spiegazioni di un linguaggio che ai più risulta misterioso senza però essere incomprensibile. “Il linguaggio del corpo è universale” come ha affermato nella serata inaugurale Jens Bjerregaard , e aggiungiamo noi, che nonostante le differenze gestuali di ogni cultura “il linguaggio del movimento” rimane sempre intellegibile.
Mancopy ha riscontrato un notevole successo con “Running sculpture” , duetto che ha visto alternarsi due diverse coppie di ballerini su un’accurata colonna sonora che spaziava dalla “rumoristica” all’elettronica legata ad un abile uso di luci e ombre, vere narratrici della storia, e “Iconic/Ironic”, spettacolo che ruota intorno alla Pop Art e all’uso di cliché in modo umoristico, con un sapiente uso di rivisitazioni di brani pop, conversazioni e costumi di scena che ben rendono lo spirito dello spettacolo.
Giulia Mureddu Company ha presentato un doppio spettacolo di “modern theaterDance”, “Escaping Gray” e “Mighty Mat Pogo”, dove i ballerini si fondono con la scenografia circostante mediante l’utilizzo di oggetti scenici e della stessa scenografia, in un’intersezione costante tra movimenti astratti ed espressioni teatrali basanta sulla capacità dei ballerini d’improvvisare. La performance, che ha registrato il tutto esaurito, ha suscitato notevoli perplessità tra il pubblico, testimoniate dalle dure critiche rivolte alla coreografa nell’incontro post spettacolo. Dimostrazione da un lato dell’immaturità dell’audience siriana verso nuovi linguaggi artistici e dall’altro dell’enorme “fame” di cultura con conseguenti grandi attese non soddisfatte.
Hela Fattoumi & Eric Lamourex , hanno presentato “Express 2 Temps” spettacolo incentrato sulle tracce di memoria che rimangono vive in noi stessi, sviluppato come un reportage giornalistico sottoforma di danza che ripercorre i 20 anni di produzione artistica dei due coreografi.
Damasco Contemporary Dance Platform, “nuovo ponte” di comunicazione  | Giovanni Lo CurtoLa serata conclusiva ha visto in scena il coinvolgente spettacolo di Samir Akika “Extended Teenage Era”, che affronta il tema dell’eterna adolescenza degli adulti, in una performance con una continua interazione con il pubblico che alterna teatro, cabaret e vari stili di danza. La scenografia, il salotto di una casa, cosi come la musica, l’impianto audio, le luci venivano create e cambiate dagli stessi attori durante la performance. Nel post-spettacolo si è evidenziato come gli spettatori si siano sentiti come un amico in più all’interno del salotto e non come agenti di ricezione passivi.
Abbiamo intervistato l’organizzatrice delle tappe Siriane, May Sefan, per scoprire il mondo della danza siriana, le sue ambizioni e i suoi possibili sviluppi.

Quali sono gli obiettivi del festival? Pensa che siano stati raggiunti?
I principali obiettivi sono quelli di sviluppare la conoscenza e l’interesse per la danza contemporanea, che è qualcosa di nuovo nella regione, rendendo note tutte le varie tendenze, dalle più astratte alle più teatrali e alla loro interazione con strumenti nuovi. Gli scopi sono stati raggiunti solo in parte: essendo il primo festival è stata un’ottima occasione per fare esperienza e per osservare e capire la reazione e l’interesse del pubblico per questo tipo di evento e per il suo linguaggio.

Nonostante il gran numero di spettatori ho notato l’assenza di giovani artisti e di addetti ai lavori, come spiega l’assenza del target cui era destinato l’evento?
È stato un grande shock per me; anche nei workshop e nelle conferenze, mi aspettavo una partecipazione maggiore dei ballerini e coreografi siriani. Ci sono molte compagnie, che, anche se non si occupano di danza contemporanea avrebbero potuto confrontarsi con nuovi aspetti e tendenze moderne. Forse erano troppo impegnati o indispettiti dal fatto di essere stati esclusi dalle performance per motivi finanziari.

Damasco Contemporary Dance Platform, “nuovo ponte” di comunicazione  | Giovanni Lo Curto Qual è la situazione della danza contemporanea in Siria?
Il festival è un inizio, s’incomincia a pensare in maniera differente e a uscire da stereotipi. Ancora non c’è un vero movimento di danza contemporanea, ed è quello che stiamo cercando di creare e di supportare. Quando ho iniziato a ballare danza contemporanea, all’età di 7 anni, nessuno vedeva un futuro in quello che facevo e nella possibilità di sviluppo di quest’arte in Siria ma negli ultimi anni il fenomeno è esploso richiamando sempre più appassionati.

Che lavoro svolge Tanween e come pensa di sviluppare la danza in Siria?
È una realtà recente e si propone di coinvolgere vari gruppi di danza e di supportare, quindi, la comunicazione e lo scambio d’idee attraverso eventi culturali, spettacoli, workshop. Dopo anni di studio e lavoro in Germania ho sentito la necessità di stimoli nuovi e di sviluppare la danza nel mio paese. Gli anni all’estero mi hanno dato la capacità di vedere cosa manca in quest’ambito: la creazione di un network che unisse i protagonisti. Mi è sembrato il primo passo necessario per lo sviluppo del ballo in Siria.


Giovanni Lo Curto
(30/04/2009)



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