Modernismo catalano, la magia del Palau di Domenech | Rosita Ferrato, Lluis Domenech i Montaner, Antoni Gaudì, Liberty, Art Nouveau, Palau di Carandell, Jugendstil, David Mackay, Lluis Millet
Modernismo catalano, la magia del Palau di Domenech Stampa
Rosita Ferrato   

Modernismo catalano, la magia del Palau di Domenech | Rosita Ferrato, Lluis Domenech i Montaner, Antoni Gaudì, Liberty, Art Nouveau, Palau di Carandell, Jugendstil, David Mackay, Lluis Millet

Se in Italia c'è il Liberty o stile floreale, in Francia l'Art Nouveau, e in Germania lo Jugendstil, in Spagna, o meglio in Catalogna, tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo c'è il Modernismo. E se tutti, in modo più o meno approfondito, conoscono Antoni Gaudì (1852-1926), l'architetto visionario della Sagrada Familia, di Parco Guell, di case ispirate alla natura che sembrano animali come la Pedrera, meno noto eppure altrettanto significativo è Lluis Domenech i Montaner (1850-1923), eterno rivale di Gaudì. Il suo capolavoro è il Palau de la Musica Catalana, il palazzo della musica catalana, a Barcellona.

Modernismo catalano, la magia del Palau di Domenech | Rosita Ferrato, Lluis Domenech i Montaner, Antoni Gaudì, Liberty, Art Nouveau, Palau di Carandell, Jugendstil, David Mackay, Lluis MilletDal 1971 monumento nazionale, dal 1997 dichiarato Patrimonio mondiale dell'Umanità dall'Unesco, il Palau de la Musica Catalana fu costruito nel 1903 e portato a termine in soli tre anni. In questo teatro onirico e allegro, l'architetto di Barcellona seppe unire allo stile dell'Art Nouveau il razionalismo (perseguito con l'alleggerimento delle strutture), ed elementi della tradizione attraverso una ricchezza decorativa derivante dall'architettura arabo ispanica mudejar. “Il Palau de la Musica di per sé è un inno alla gioia – si legge nel volume Il Palau di Carandell, Pla e Vivas – vi devono essere pochi edifici al mondo dove l'allegria risplende ancora di più. Basta contemplare le colonne della facciata del primo piano, rivestite di ceramica, con una sorprendente gamma di colori, forme vegetali, arabeschi, e abbinamento di materiali”.

Un luogo magico e singolare, dove la particolarità di accostare diversi materiali impiegati è declinata sapientemente e con rara maestra: la preoccupazione di Domenech per le arti applicate è evidente nel Palau e nel suo equilibrio leggero. La ceramica è presente in tutto l'edificio: pavimenti, passamani, soffitti; come ornamento delle pareti, delle colonne, del botteghino, e dell'anfiteatro. La si trova in quasi tutti i colori e tonalità, sia smaltata che invetriata. Ma vi è una profusione anche di vetro, ferro, legno in uno svariato abbinamento di forme floreali e di colori pastello nel recupero di elementi che riconducono alla natura: fiori, alberi, palmizi, rose, frutti. Il tutto grazie ad un lavoro artigianale molto raffinato, che richiede molte ore, e molta spesa, ma produce creazioni uniche, all'opposto delle lavorazioni di massa. Un elemento, quello della cura del dettaglio, che riporta alla tradizione catalana. Oltre ad essere un'opera eccezionale per l'originalità della struttura, è anche un edificio di prim'ordine in quanto all'uso di tecniche industriali.

Il modernismo è luce, suono, occhio, orecchio, spazio; il Palau possiede una struttura centrale metallica ricoperta di vetro da cui entra la luce naturale. Il foyer ha colonne di mattoni e lampioni che illuminano uno spazio aperto e trasparente, inondandolo completamente di luce. La scalinata principale in marmo chiaro è impreziosita da una balaustra in vetro color giallo, della consistenza dell'ambra, a sostenere la ringhiera. Vi è luce ovunque. La sala intitolata al maestro di musica Lluis Millet, dell'altezza di due piani, presenta, dal pavimento fino al soffitto, delle grandi vetrate istoriate, decorate con motivi floreali: attraverso le finestre si può ben ammirare nel dettaglio il doppio colonnato della facciata principale (dove ogni colonna presenta una colorazione e una ornamentazione diversa).

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La sala grande è unica al mondo per una caratteristica: ampie vetrate e un lucernario a goccia che rappresenta il sole. La luce naturale si sostituisce a quella artificiale creando, ad ogni ora del giorno (che gli spettacoli siano serali o matinée) e a seconda del tempo, soleggiato o nuvoloso, atmosfere diverse. Ideato per essere la sede della corale l'Orfeo Català la sala principale del Palau possiede caratteristiche architettoniche adatte per ospitare un coro: ha infatti un palco a gradoni, ma privo di sipario o di una fossa per l'orchestra. In compenso, vi si trova uno splendido organo del 1908 decorato con morbide statue di donne intente a suonare strumenti musicali, una scenografia superba per ogni genere di rappresentazione.

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Lo studioso ed esperto in modernismo David Mackay afferma: “La sala concerti è una delle più belle al mondo, (…) senza esagerare; uno dei tesori architettonici più importanti. Il suo spazio, semplice e complesso, mistico e paradossale, sfida la più accurata delle descrizioni”. E' una sala rettangolare, dal cui soffitto pende il lucernario a forma di goccia gigante, ricco di colori e di riflessi. E' come una cupola rovesciata, come “un sole tiepido – spiega il libro Il Palau di Carandell, Pla e Vivas - con tonalità dorate di maggiore o minore intensità, a sua volta formato da altri piccoli soli, di diverse dimensioni, come se si trattasse di una galassia. Quest'arte architettonica enormemente ricca di soluzioni, idee ed inventiva. Tutto è stato ben pensato in vista dell'utilità della sorpresa, del ritmo, della bellezza”.

La magia del teatro di Domenech attrae visitatori e talenti da tutte le parti del mondo. Tra gli artisti di fama internazionale che qui hanno suonato o cantato o danzato, ci sono, Goran Bregovic e Pina Bausch. Il suo fascino di giardino incantato della musica non ha eguali.

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www.palaumusica.cat


Rosita Ferrato

29/04/2014