“Ritorno a Hansala”, un gran film sui naufragi degli emigranti | Daikha Dridi
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Daikha Dridi   
“Ritorno a Hansala”, un gran film sui naufragi degli emigranti | Daikha Dridi
Chus Gutiérrez
Nel cuore dei magnifici paesaggi montuosi dell’Atlante marocchino, un curioso duetto venuto dalla Spagna compie una macabra tournée . Una giovane marocchina impiegata in una industria di conserve ittiche nella regione d’Algésiras e uno spagnolo proprietario di una compagnia di pompe funebri percorrono i villaggi della regione di Beni Mellal con lo scopo di esporre dei vestiti usati. Ogni volta arrivano a bordo di un furgoncino, si dirigono verso la piazzetta o il mercato del villaggio e tirano fuori sacchi pieni di vestiti che mostrano sopra un telone o che stendono come il bucato ad asciugare. Capita a volte che certi paesani si sbaglino e pensino che si tratti di usato in vendita, ma è raro. Tutti sanno da dove vengono.
Quelli tra gli abitanti il cui figlio ha tentato la traversata del Mediterraneo a bordo di un barcone, e che non ha più dato alcun segno di vita, sono i primi ad accorrere. Arrivano tremanti, sprovvisti di fronte alla sciagura che forse li aspetta distesa per terra, svolazzando al sole, assumendo l’aspetto di una camicia a pezzi, mille volte indossata, mille volte lavata, del figlio inghiottito dal mare. Ogni volta che un genitore riconosce il vestito di suo figlio, risuonano terribili corvi gracchianti.
La scena del riconoscimento degli indumenti appartenuti ai naufraghi è sempre simile e diversa al tempo stesso, come un oscuro e macabro ritornello che scandisce un lungo canto di disperazione.

“Ritorno a Hansala”, un gran film sui naufragi degli emigranti | Daikha DridiRitorno a Hansala
della regista spagnola Chus Gutiérrez è un film sulla disgrazia e la sciagura che si abbatte sulla povera gente. Un film sul viaggio, in senso inverso, di quelli che in Europa chiamiamo “immigrati clandestini”: il ritorno alle famiglie dei corpi senza vita.
Chus Gutiérrez ha deciso di girare questo film dopo il naufragio nel 2003 di un’imbarcazione proveniente dal Marocco sulle coste Spagnole: su 58 marocchini, 37 morirono, tra cui sette giovani della stessa località, Hansala, paesino di montanari berberi dell’Atlante. Ma anche con lo scopo di far progredire il lavoro d’identificazione degli annegati: i loro vestiti sono stati veramente trasportati in Marocco ed esposti nei villaggi della regione di Beni Mellal, luogo d’origine della maggior parte degli emigranti.
Questo è il film che il Festival internazionale del film del Cairo ha premiato della sua più importante onorificenza, la piramide d’oro destinata al miglior film del Festival.
La pellicola girata da Chus Gutiérrez prende spunto da un avvenimento reale e traccia la storia di una marocchina residente e impiegata in Spagna, Leila, stupendamente interpretata da Farah Hamed, il cui giovane fratello Rachid intraprende un viaggio mortale per la Spagna. Leila consumata dal dolore e tormentata dalla colpevolezza di essere stata la persona che ha reso possibile questo viaggio della morte – perché è lei che mandò il denaro necessario alla traversata – decide di riportare il corpo del fratello ai suoi genitori, costi quel che costi.
Tremila euro è il prezzo che pagano gli emigranti per fare questo viaggio verso l’Europa, e tremila euro è anche il prezzo che le loro famiglie devono pagare per rimpatriare i loro corpi. Leila ha solo una parte della somma richiesta dal proprietario dell’agenzia di pompe funebri, Martin, ma lei s’impegna a fargli avere la totalità del denaro una volta arrivati a Hansala. L’uomo accetta l’accordo e i due partono lungo le strade marocchine portando con loro gli indumenti del resto dei naufraghi per dare una possibilità alle famiglie di conoscere la verità sulla sorte dei loro figli.
“Ritorno a Hansala”, un gran film sui naufragi degli emigranti | Daikha Dridi
Arrivati in Marocco, girando questi villaggi dove la magnificenza dei paesaggi sembra, come la povertà della gente che ci vive, senza fine, Martin risente un profondo malessere. Di fronte all’estrema indigenza nella quale vivono le persone che, però, non esitano un istante a contribuire per aiutare il padre di Rachid a pagare il suo debito allo spagnolo e di fronte alla disperazione di poverissimi genitori che apprendono la morte del figlio ma che non possono rimpatriarne il corpo, le emozioni si fanno sempre più forti. Ma Martin fa anche amicizia con questa gente che gli dimostra un’immensa gratitudine per aver aiutato la figlia a riportare il corpo di suo fratello in terra natale. Ritorno a Hansala in cui certi abitanti - che hanno veramente perso i loro figli – hanno accettato di interpretare il loro proprio ruolo, è un film struggente e stupendamente girato da una donna, Chus Guttiérrez, che ha saputo filmare il dolore, il lutto, la disperazione e la miseria di gente la cui sola ricchezza è la dignità. Senza mai cadere nella superficialità, il melodramma o il cliché. La fotografia e il sonoro sono eccezionali, il film è grave, ci soffoca dalle prime immagini in cui Chus Gutiérrez ci mette la testa sott’acqua, con i corpi di quelli che tentano l’ultimo sforzo, invano; ci fa piangere con Leila che culla in berbero nella solitudine di un obitorio straniero il corpo di suo fratello morto a 19 anni, ci disorienta e ci smarrisce mostrandoci la vastità di un’ingiustizia senza nome.

Daikha Dridi
Traduzione dal francese Matteo Mancini
(11/01/2009)

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