Un congolese a Istanbul | Cicek Tahaoglu
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Cicek Tahaoglu   
Un congolese a Istanbul | Cicek Tahaoglu
Enzo Ikah
“In principio in paradiso c'erano l'amore e l'unione,
la fine sarà come il principio?
Lascia che ti ricordi questo, non lo dimenticare: l’umanità.
Siamo tutti fratelli e sorelle da Adamo ed Eva
Babilonia ha creato confini, nazioni per la deportazione.
Ma ora basta, non la vogliamo più il conflitto.
Cantiamo insieme: no ai confini, no alle nazioni e alle deportazioni!”.
(Enzo Ikah, tratto da “Red, Black & White” album)

Enzo Ikah è un cantante che parla di guerra, ingiustizia sociale, razzismo e discriminazione religiosa. Per lui la musica raggae è un linguaggio universale, è un mezzo potente per trasmettere il suo messaggio. Vive a Istanbul dal 2007, dopo aver abbandonato il Congo per motivi politici. Quando descrive la sua musica, una raggae-dub africana fondata sull'amore e la pace dice: “Dovremmo essere capaci di dire ‘no’ all’odio e ‘sì’ all’amore! Io lo faccio attraverso le mie canzoni”.
Enzo è un ragazzo determinato, vuole realizzare i suoi sogni: “Dedico la mia musica alla lotta, alla battaglia. Do voce alle preoccupazioni del mio popolo, parlo di libertà e di uguaglianza”.

Dal Congo a Istanbul: il percorso

“I soldati aiutano a proteggere il territorio del loro paese / i nemici dei soldati non sono i civili del loro paese / Soldati, non uccidete i civili / Sarebbe bello se una volta un soldato non obbedisse agli ordini, così non diventerebbe un criminale/ Anche se si dice che la madre di un esercito è la disciplina” (“Le Soldat Voyou” – Brutal Soldier)
Enzo è un famoso cantante congolese. La sua battaglia, per la quale continua a lottare traducendola in musica, lo ha costretto a lasciare il suo paese. È stato arrestato e condannato a dieci anni di reclusione dopo aver cantato “Brutal Soldier” , testo che vuole stimolare la consapevolezza dello sfruttamento dei civili da parte dei soldati.
In quella occasione, il sistema corrotto, spesso bersaglio delle sue critiche, ha giocato a suo vantaggio: è riuscito a corrompere i soldati e a scappare. La sua destinazione era Parigi ma è stato trattenuto a Istanbul, aeroporto di scalo, perché non aveva il visto.
Enzo racconta di aver vissuto 78 giorni al Kumkapi Foreigner Guest House. Lì non ha subito alcun maltrattamento e l'unica difficoltà era capire la lingua turca: “Ero un clandestino, quindi era una cosa normale dover stare lì. Ora questo paese mi ha adottato”. Adesso ha ventinove anni, è in Europa da otto, ha studiato psicologia e filosofia e ha seguito un master in letteratura francese.

Il ritorno alla musica…
A Istanbul Enzo lavorava come facchino in un negozio di dischi, poi un giorno il titolare gli ha regalato un chitarra. Da allora è tornato a dedicarsi alla sua vera passione: la musica.
Con la sua chitarra suonando per strada sulla Istiklal Avenue, un’isola pedonale in centro, molto vivace culturalmente, ha conosciuto molti musicisti. Suonava con Bob, il suo amico della Tanzania, poi ha suonato un po’ di ska-dub-reggae con i Bandista, un gruppo turco che componeva musica che assomigliava alla marcia rivoluzionaria.
“Inizialmente, il fatto che la musica raggae non fosse diffusa in Turchia non mi era di aiuto, ma la mia musica non è reggae classico: uso molto i tamburi e i dulcimer a corde percosse, e a questo aggiungo l’energia che mi da il pubblico e questa interazione è fondamentale”.

“Voglio alzare il livello di consapevolezza”
“Sono un cittadino del mondo, ma l’Africa per me rimane un punto di riferimento importantissimo.. Quello che mi interessa ora non è la razza ma l’umanità. Sono passati troppi anni di odio e guerre. Nelle mie canzoni parlo di pace a di amore, cerco di scuotere la gente per renderla consapevole”. Per Enzo esprimersi attraverso la musica è molto importante. Dice che al suo arrivo in Turchia tutti gli suggerivano di cantare le canzoni di Bob Marley per guadagnare qualcosa. Ma lui preferiva cantare testi suoi. “Bob Marley è uno dei miei eroi, però non voglio ripetere quello che ha già detto lui: preferisco parlare per me. Certo, devo guadagnare per sopravvivere, ma io non suono solo per fare soldi”.

Un congolese a Istanbul | Cicek TahaogluAmbizione e perseveranza lo hanno aiutato a farsi strada. L’album “Red, Black & White” uscirà prossimamente ma in Turchia Enzo ha già suonato in 31 città. Dei suoi concerti, racconta: “In alcune città la maggior parte della gente non ha mai visto un nero prima d’ora. Molti non riescono a capire il senso delle mie parole perché canto in francese, in inglese o in lingala. Ma appena comincio a suonare tutti si mettono a ballare e, spesso, alla fine del concerto chiedono il ‘bis’, questo mi da molta speranza”.
Una città multiculturale
Enzo ha chiesto asilo politico in Turchia dopo aver aderito all'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Anche se è arrivato a Istanbul per sbaglio, ora è felice della sua vita qui. Ma ammette di non aver fiducia nelle Nazioni Unite: “prima fanno fuoco e poi vogliono fare i pompieri”, dice.
Ma non tutte le storie finiscono allo stesso modo, anche se ce ne sono tante simili a quella di Enzo. Per strada incontriamo alcuni africani che vendono gioielli o altri oggetti di artigianato, e nei bar ci sono molti musicisti cubani. Istanbul si sta trasformando in una città arricchita da tante culture diverse. Nonostante le numerose difficoltà che devono affrontare, queste persone mantengono accesa la speranza trovando un modo creativo per esprimersi.
Raouf Ghasemi è un artista che vive a Van, in attesa di partire per l’Australia. Nel frattempo dipinge e realizza sculture in creta o in gesso. Prima lavorava per Karzai, in Afghanistan, ma è stato costretto a fuggire in Iran per una cospirazione. Poi è riuscito ad arrivare in Turchia. Movses Tadevosyan è un pittore armeno che vive in Turchia e ora espone le sue opere.


Amore e pace al posto di odio e guerra
I testi di Enzo parlano della sua vita di tutti i giorni. “Per poter parlare del presente, bisogna capire il passato e per parlare del futuro è necessario capire il presente”, dice. “Se parlo dello stato e del suo sistema corrotto non significa che mi voglia impegnare politicamente. Racconto della guerra civile perché l’ho vissuta. Le questioni politiche che tratto sono in effetti situazioni reali che ho vissuto sulla mia pelle”.
Enzo ha vissuto la povertà, il dolore e la disperazione e con la sua testimonianza vuole dare fiducia alla gente. E non parla mai di religione. “Credo che le religioni dividano le persone. Come dice Ziggy Marley: ‘L’amore è la mia religione’”.
Queste persone, vittime di migrazioni forzate, raccontano le ingiustizie subite e rivendicano pace e libertà attraverso la loro arte. Amore, pace, unione, rispetto.
 

Cicek Tahaoglu
Traduzione dall'inglese di Barbara Tresca
(13/10/2010)


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