Antigone di Shatila | Antigone di Shatila, Omar Abusadaa, Mohammad Al Attar, palestinesi rifugiate, donne siriane, Sabra e Shatila
Antigone di Shatila Stampa
Dalia Khamissy   

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Un processo creativo singolare

Lo spettacolo Antigone di Shatila è nato dai laboratori condotti da Omar Abusadaa, regista, e Mohammad Al Attar, drammaturgo, che hanno riunito per otto settimane donne siriane e palestinesi rifugiate nei campi di Bourj al Barajneh, di Sabra e Shatila in Libano. Queste donne arrivano da Damasco, Aleppo, Deraa, Homs o da Yarmouk, il grande campo palestinese della periferia di Damasco. Sono palestinesi o siriane rifugiate in Libano, alcune da qualche mese altre da anni. L’esilio le ha condotte nella periferia di Beyrouth, nei campi aperti alla fine degli anni Quaranta per accogliere i rifugiati della Palestina. Le condizioni di vita già precarie sono molto peggiorate col massiccio arrivo dei siriani. Alla mancanza di lavoro e alle condizioni di vita deplorevoli si aggiunge un grande vuoto sociale e culturale. L’inattività e la miseria regolano il quotidiano in questi spazi di privazione.

L’adesione a questa iniziativa teatrale ha permesso di ricostruire un legame sociale. Lontane dalle loro case e private del loro status sociale, con poche opportunità di integrazione nella società di accoglienza, si sono sforzate d’investire nel progetto per appropriarsi del loro nuovo luogo di vita. Attorno a questi laboratori sono nate un insieme di iniziative, come ad esempio la creazione di un asilo per liberare le donne dai lavori domestici.

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Un adattamento contemporaneo

Le partecipanti si sono impegnate in molti modi rivelando le esperienze personali. Queste confidenze si sono fuse nel testo greco. Il risultato è un adattamento contemporaneo e siriano della tragedia di Sofocle.

Un vero gioco di specchi s’instaura tra l’eroina greca e queste rifugiate siriane. Le donne dei campi si riconoscono in Antigone in diversi modi: in quanto siriane hanno sfidato un tiranno, in quanto donne hanno partecipato alla lotta di emancipazione della donna, in quanto rifugiate rifiutano la messa al bando e la catastrofe provocate dall’esilio per prendere la parola e creare uno spettacolo. Questo spiega la scelta di Antigone. La contemporaneità del testo ha permesso di instaurare un dialogo tra l’Antigone di Sofocle e le donne del campo dei rifugiati. La dimensione sia universale che atemporale di Antigone si lega alla condizione delle donne siriane.

Omar Abusaada, regista: “Il soggetto principale di questo testo è molto importante per queste donne. In arabo “tamarrod” significa insurrezione, ribellione, disubbidienza. Antigone sfida Creonte, rifiuta di obbedirgli. Insiste per fare ciò che a lei sembra giusto, anche se avrà molte conseguenze. Questo, è oggi uno dei principali problemi dei siriani. Hanno avuto torto o ragione a chiedere la libertà? Inoltre, quello che ho molto amato di questo testo è il fatto che Antigone è una donna che sfida Creonte, un uomo. Questo è stato un fatto primordiale all’inizio della rivoluzione siriana. E ancora. Il testo contiene numerosi dibattiti e argomentazioni e, a volte, non si sa più che cosa è giusto e che cosa sbagliato. Tutto ciò riassume la nostra situazione in Siria: è tutto un dibattito e non sappiamo più chi ha torto e chi ha ragione”.

I partecipanti

Omar Abusaada, regista. Dopo i suoi studi di Arti Drammatiche all’Istituto superiore di Arti Drammatiche di Damasco ha iniziato come drammaturgo. E’ arrivato alla regia più tardi. Ha co-fondato una compagnia teatrale chiamata ”Studio” a Damasco. Per diversi anni ha animato dei laboratori di teatro come Antigone di Shatila nei villaggi remoti siriani. Nel 2004 ha messo in scena la sua prima opera Insomnia. Ha continuato con la regia di Afish and Forgiveness, un lavoro di improvvisazione portato avanti con un gruppo di giovani detenuti. Nel 2012 ha diretto Could you please look into the Camera?, un testo di Mohammad Al Attar. Omar ha lavorato a più riprese nell’universo carcerario come pure nei campi dei rifugiati in Egitto, Yemen, Irak e Giordania con Siriani e Palestinesi. Le sue opere sono state riprese in diversi festival arabi ed europei.

Mohammad Al Attar. E’ un drammaturgo siriano. Il suo lavoro esplora le relazioni sociali e i conflitti personali che avvengono nella quotidianità. Dopo gli studi di letteratura inglese e di Arte drammatica a Damasco, ha ottenuto un master di Arti applicate all’università Goldsmiths di Londra. Le opere Withdrawal, Online, Look at the street…this is what hope looks like, Could you please look at the Camera?, A chance encounter, Intimacy, sono state oggetto di rappresentazioni a Damasco, Londra, New Yok, Seul, Berlino, Bruxelles, Edimburgo, Atene, Beirut, in Tunisia….Ha scritto per molte riviste e giornali e recentemente con un focus sulla rivoluzione siriana.

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Le attrici

Fadwa. 58 anni. Nata a Homs, si è spostata a Damasco dopo il matrimonio, poi è andata a vivere negli Emirati prima di tornare a vivere a Damasco, nel campo palestinese di Yarmouk. E’ in Libano da oltre due anni. Come si sente ora? “Bene! Ho ritrovato la mia giovinezza. Ho potuto esprimere delle cose che da tempo non avevo più potuto fare. Mi sono ritrovata. Ho ritrovato la giovane Fadwa che avevo perduto”.

Wardia. 29 anni, di Aleppo, in Libano da sette mesi. Quali erano le sue aspettative prima di iniziare? “Quando ci hanno parlato di ‘teatro’ abbiamo avuto paura perché si trattava di recitare e per il fatto che noi siamo Siriani. Noi non lo avevamo mai fatto prima e non sapevamo che cosa si aspettassero da noi, ma personalmente ero molto entusiasta, il mio cuore ha cominciato a battere…

Mona. 28 anni, di Damasco. In Libano da oltre due anni. Che cosa pensa del progetto ora realizzato? “Molto meglio di quanto sperassi. Delle persone sono venute dall’estero per lavorare con noi. Questo mi ha dato speranza e incoraggiamento. Non avrei mai pensato di partecipare a un tale progetto. Pensavo che sarei restata eternamente in casa. Avevo perso fiducia in me stessa. Ma dopo aver iniziato ho ritrovato questa fiducia”.  

Walaa. 25 anni, del campo palestinese di Yarmouk, in Libano da un anno e nove mesi. Quali benefici si aspetta nel recitare l’Antigone di Shatila? “Voglio che il popolo libanese e il mondo intero ascoltino le nostre voci. Anche se ci getteranno in mare noi continueremo a costruire. Voglio mostrare che le donne sono uguali agli uomini”.

Intisar. 38 anni, di Daraa, in Libano da oltre due anni. A quale personaggio si identifica di più e perché? “Antigone. Io non vedo un’eroina o altro, io vedo la tristezza di Antigone tutti i giorni. Suo fratello gli è molto caro e il mio mi manca tanto e mi è ugualmente caro”.

Antigone di Shatila sarà prossimamente messa in scena a Marseille il 29 e 30 gennaio prossimi nell’ambito della decima edizione del Festival Le Rencontre à l’échelle.

 


 

Dalia Khamissy

Traduzione dal francese di Stefanella Campana

19/01/2016