Festivals libanesi | Lorenzo Trombetta
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Lorenzo Trombetta   
Festivals libanesi | Lorenzo Trombetta
Petali di fiori, profumo di gelsomino, una luce d'ambra del tramonto raccolta dalle pietre dell'antico palazzo principesco di Beit ed-Din. Luce che si riflette sulla fontana al centro del "piccolo cortile" di quella che fu la residenza dell'emiro Bashir Shihab (inizio XIX sec.). Così s'è presentato, il 12 luglio scorso, dopo due anni di assenza a causa di due guerre e di una infinita crisi politica interna, il festival internazionale di Beit ed-Din, località sulle montagne druse dello Shuf a sud-est di Beirut.
A fargli compagnia, è tornato quest'anno anche il festival di Byblos, il cui palco è stato allestito accanto all'antico porto fenicio, poi crociato e quindi mamelucco, sul Mediterraneo. Mentre all'inizio di agosto il sipario del festival di Baalbeck si aprirà, come in passato, all'ombra degli imponenti templi romani che dominano, da nord, la valle orientale della Beqaa.
Festivals libanesi | Lorenzo TrombettaIl Libano, paese dove la guerra e la pace sembrano convivere da secoli alternandosi e confondendosi, rinasce in queste settimane proprio dai tre festival estivi internazionali. Ambiziosi, come nelle edizioni passate, nei loro cartelloni figurano stelle del firmamento arabo accanto a vere e proprie "icone" della musica europea e panamericana. Da una parte, la rockstar Patti Smith, il brasiliano Gilberto Gil (dal 2003 ministro della Cultura del suo Paese), il jazzista Brandford Marsalis, il cubano Chucho Valdes, il libano-americano Mika, la brasiliana Tania Maria. Dall’altra, l'iracheno Kazem as-Saher, l'algerina Warda, i libanesi Majda al-Roumi e i fratelli Rahbani, la marocchina Karima Skalli, interprete a Beit ed-Din del miglior repertorio dell’immortale Asmahan.
La stagione s'è aperta lo scorso 8 luglio a Byblos (la cui prima edizione risale al 1999) dal concerto di Patti Smith, leggenda di quel "rock visionario", che tanto s'ispirò a John Lennon e a Jim Morrison e che dai primi anni Settanta ha cresciuto generazioni di giovani e meno giovani in cerca d'ideali. Gli stessi che, a migliaia, hanno affollato le gradinate, montate sulle scogliere nell'antico attracco mediterraneo, e che sono accorsi, da metà concerto, sotto il palco della Smith a saltare con lei al ritmo di "Peo-ple ha-ve the Po-wer!".
Poco distante, in prima fila, c'era anche il presidente della Repubblica Michel Suleiman, eletto lo scorso 25 maggio, al termine di una mattanza costata la vita a oltre 60 persone a Beirut e in altre zone del Paese. E anche se inebriati dalla musica e ammaliati dallo spettacolo della cittadella crociata di Byblos, illuminata di giallo e di violetto, nessuno ha potuto dimenticare che appena tre mesi fa, nelle strade della capitale e altrove, si sono dati ferocemente battaglia seguaci dell'opposizione guidata dal movimento sciita filoiraniano Hezbollah e quelli della maggioranza parlamentare, sostenuta dagli Stati Uniti e dall'Arabia Saudita.
Ma a vederlo dai tre festival, il Paese dei Cedri sembra oggi riunito: "E' un piacere e un onore poter riunire tutto il Libano qui a Byblos", ha detto a Babelmed Latife Lakkis, direttrice del festival sulle sponde del mare, l'unico a non aver chiuso i battenti nel 2007 e nel 2006.
Nell'estate di due anni fa, la guerra tra Hezbollah e Israele spazzò via le speranze di rinascita di un intero Paese, dal 2005 paralizzato da una profonda crisi politica ed economica. L'anno scorso è stato invece il turno della battaglia tra esercito libanese e miliziani integralisti di Fath al-Islam asserragliati nel campo profughi palestinese di Nahr al-Bared, 100 km a nord di Beirut, appena 60 da Byblos. "Non abbiamo mai chiuso perché ho sempre creduto nella continuità. E poi sono ottimista per le sorti del Libano", ha detto Lakkis alla vigilia della 'prima'.
Dal mare di Byblos (in libanese Jbeil) alle montagne verdi dello Shuf, dove s'immerge il palazzo di Beit ed-Din. Qui, prima con l' opening di Karima Skalli e quindi con la performance del sassofonista di New Orleans, Brandfor Marsalis, e del suo terzetto (piano, basso e batteria), i libanesi sono riusciti di nuov a dare le spalle alla violenza interconfessionale che in passato ha così tanto lacerato le loro terre. Proprio lo Shuf, teatro durante gli anni buii della guerra civile (1975-90) di atroci carneficine tra cristiani e drusi, ha di nuovo riunito a sé a Beit ed-Din moltissimi libanesi. Entusiasta, alla fine del concerto di Marsalis, più volte applaudito dal pubblico, la presidente del festival della montagna, Noura Jumblat, non ha nascosto il suo sorriso e il suo ottimismo: "Spero proprio che il Libano sia sulla strada della ripresa. I libanesi ne hanno proprio bisogno". A 900 metri di altezza, sempre nel palazzo principesco ma nel "gran cortile" di rappresentanza, pochi giorni più tardi s'è esibito Gilberto Gil, "facendo danzare - come hanno scritto i giornali libanesi - persino i gradini". Il suo samba e il suo reggae hanno fatto alzare dalla sedia anche il nuovo ministro della cultura libanese, Tamam Sallam: in prima fila a rappresentare il neonato "governo di unità nazionale" anch'esso - come l'elezione di Suleiman - frutto, certo più tardivo, degli accordi interlibanesi firmati in Qatar, lo scorso 21 maggio, al termine proprio della guerra-lampo intestina. Ma la pagina sembra voltata e ora si gioisce: "Ho ancora i brividi, è un successo senza pari", ha affermato Andrée Daouk, membro del comitato del festival di Beit ed-Din (la cui prima edizione risale al 1984).
Festivals libanesi | Lorenzo TrombettaA giorni sarà il turno di Mika, il giovane cantante pop cosmopolita nato a Beirut, che in un fuoriprogramma previsto nella centralissima piazza dei Martiri della capitale, darà il via al festival di Baalbeck. I concerti tra le colonne del maestoso Tempio di Giove della Beqaa chiuderanno, in contemporanea con Byblos, la stagione estiva alla fine di agosto. Il concerto di Mika, l’unico a Beirut, sarà gratuito e servirà, così assicurano gli organizzatori dell'evento, a radunare "tutti i giovani libanesi" nel centro della capitale. Lo stesso che ospitò la "primavera di Beirut” del 2005 e il sit-in permanente, dal novembre 2006 al maggio scorso, dei seguaci dell'opposizione. “Libano: canta che ti passa!”.

www.baalbeck.org.lb
www.beiteddine.org
www.byblosfestival.org


Lorenzo Trombetta
(01/08/2008)


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