Un tocco di Mediterraneo all’Edinburgh International Film Festival | Annalisa Salis
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Annalisa Salis   
Un tocco di Mediterraneo all’Edinburgh International Film Festival | Annalisa SalisEl Habre stava lavorando a questo progetto sin dal 2006. In una nazione che non prevede finanziamenti pubblici per l’attività cinematografica, il regista – che è anche sceneggiatore, editor e co-produttore – ha concluso il suo lavoro nel 2008 e l’ha già presentato al Festival Internazionale del Film di Dubai (2008) e Berlino (2009), anche grazie al supporto del Beirut DC Cooperative e il Dubai Film Connection.

Definito dall’EIFF come “un’opera d’amore”, il film è un documentario di 86 minuti sulla vita dello zio di El Habre, Semaan El Habre, che risulta essere l’unico abitante nel piccolo villaggio cristiano di Ain El Hazaroun, nei pressi di Beirut. Come conseguenza della guerra civile 1975 – 1990 il luogo è ormai ridotto ad un gruppo di case vuote. Le loro mura decadenti sembra che abbiano ora l’unico ruolo di richiamare i ricordi dei loro precedenti abitanti e del protagonista, che rifiuta ostinatamente di vivere in un altro posto.
Attraverso una serie d’interviste e di alcune interessanti riprese, girate nell’arco di un intero anno, il documentario offre un ritratto della vita quotidiana del protagonista: la quotidiana mungitura delle mucche dal carattere lunatico, la raccolta in estate, le visite degli amici, il pranzo di Pasqua.

Dato il titolo e la trama dell’opera di El Habre, si è portati a pensare che esso sia essenzialmente un documentario sulla solitudine. Ma ciò che caratterizza il film e lo rende particolarmente interessante, è la sua straordinaria capacità di stabilire un rapporto con il pubblico in sala. Il protagonista riesce in modo naturale a conquistare l’empatia dello spettatore, che è portato a condividerne tanto l’umorismo quanto i ricordi più amari. Il suo vivere nella solitudine di un luogo abbandonato e ferito dalla guerra non lo rende misantropo e diverso, ma al contrario ne sottolinea la grande umanità.
Sul finale, con la telecamera posizionata sul retro di un’auto che filma la crescente distanza dalla casa dello zio di El Habre, ciò che si sente è quella ben nota sensazione che ognuno prova dopo che si fa visita ad un caro vecchio amico, con un tocco di serenità e nostalgia.


Annalisa Salis
(28/07/2009)

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